Le città al voto / Torino, la sfida che si decide nei quartieri degli ex operai con i figli disoccupati
di Annalisa Cuzzocrea , di Annalisa CuzzocreaAl mercato di piazza Foroni vengono da tutta Torino. Perché anche se devi superare l'asse di Corso Regina Margherita, che taglia in due la città tra centro e margine, anche se devi entrare in Barriera, la periferia nord più povera e più difficile, i taralli che trovi qui, neanche in Puglia. E i prodotti freschi, le pesche che arrivano da sud, ad avercene.
La chiamano Piazza Cerignola perché c'è la comunità cerignolese più grande, dopo quella della cittadina pugliese. Anche se adesso ad attraversare le strade e le piazze sono soprattutto immigrati di origine nordafricana e donne e ragazzine col velo, che trascinano trolley rosa all'uscita di scuola (l'incidenza dei bambini di origine straniera nelle prime elementari è dell'80-90 per cento). Anche se i negozi per utensili hanno in vetrina le pentole in terracotta per il cous cous e le teiere arabe, mentre per una padell…
Al mercato di piazza Foroni vengono da tutta Torino. Perché anche se devi superare l'asse di Corso Regina Margherita, che taglia in due la città tra centro e margine, anche se devi entrare in Barriera, la periferia nord più povera e più difficile, i taralli che trovi qui, neanche in Puglia. E i prodotti freschi, le pesche che arrivano da sud, ad avercene.
La chiamano Piazza Cerignola perché c'è la comunità cerignolese più grande, dopo quella della cittadina pugliese. Anche se adesso ad attraversare le strade e le piazze sono soprattutto immigrati di origine nordafricana e donne e ragazzine col velo, che trascinano trolley rosa all'uscita di scuola (l'incidenza dei bambini di origine straniera nelle prime elementari è dell'80-90 per cento). Anche se i negozi per utensili hanno in vetrina le pentole in terracotta per il cous cous e le teiere arabe, mentre per una padella devi entrare a chiedere.
L'ultima domenica di maggio si festeggia la Madonna di Ripalta e si fa la processione coi buoi. Carlotta Salerno le ha fatte tutte, per 40 anni, da quando aveva quattro mesi. E' la presidente della circoscrizione 6: 27 chilometri quadrati, 110mila abitanti. Suo nonno è arrivato dalla Puglia a lavorare in Fiat: casa di ringhiera, bagno sul ballatoio. I suoi sono nati qui e lei è rimasta. Cinque anni fa ha vinto con i moderati di Portas in alleanza col Pd, governa con un solo voto di scarto. Eppure.
Eppure di questo territorio conosce ogni angolo e ogni ferita. E ricuce. Perché anche se ha sostenuto Stefano Lo Russo alle primarie - primarie che secondo molti, in città, avrebbe potuto vincere, avesse corso lei - dice: "Non mi piace la politica che ragiona a prescindere. Con Chiara Appendino mi sono scontrata, ma abbiamo anche lavorato bene su alcuni progetti. Facendo cose importanti durante la pandemia, quando l'amministrazione ha saputo mettere in rete le realtà solidali di tutta Torino con iniziative che sono riuscit a portare i pacchi alimentari e il sostegno necessario a famiglie che risultavano invisibili per il welfare istituzionale. E che è stato possibile raggiungere mettendo in connessione realtà come i Bagni pubblici, il laboratorio di Via Baltea, le parrocchie, le moschee, i circoli Arci".
Il centrosinistra e i 5 stelle hanno saputo lavorare insieme sul territorio su integrazione, multiculturalismo, diritti. Ma si sono molto scontrati su altro e alla fine ha prevalso questo: la volontà del Pd torinese di proporsi come radicalmente diverso, di dire "bisogna cambiare". Anche se Lo Russo, che questo incarna, ha vinto le primarie col 37 per cento dei voti contro il 35 di Francesco Tresso e il 25 di Enzo Lavolta, che invece erano e sono per il dialogo. Per una campagna che non guardi a recuperare il centro di Azione e Italia Viva, ma costruisca un progetto con l'amministrazione uscente.
Così, un posto come Barriera di Milano è insieme simbolo della caduta del centrosinistra di cinque anni fa e terra di conquista per il centrodestra oggi.
Qui hanno votato Appendino al ballottaggio di cinque anni fa per protestare contro degrado e senso di abbandono. Qui vengono a fare i banchetti la Lega - che ha aperto in piazza la campagna di tesseramento meno di un mese fa - e Fratelli d'Italia, che soffia sul malcontento e il senso di insicurezza, mentre il candidato ufficiale Paolo Damilano va a parlare con le realtà attive sul territorio e usa toni molto più morbidi.
Lorenzo Pregliasco, cofondatore di YouTrend, torinese doc, mostra dati incontrovertibili: "A Barriera di Milano alle comunali del 2011 Fassino vinse con il 57,6 per cento contro il 24,9 di Coppola. Nel 2016, al ballottaggio, Appendino però lo travolse con il 54 per cento. Alle ultime europee, altra storia: il centrodestra vince con il 48,9 per cento lasciando al centrosinistra il 30 e al Movimento 5 stelle il 15,8. E' per questo che si tratta oggi di una delle zone più contendibili per la destra e che - essendo molto popolosa - può diventare determinante".
Ai Bagni pubblici di via Agliè chi non ha una casa viene a fare la doccia. Si porta il suo sacchetto per il cambio, trova riparo e un piccolo bistrot che si chiama Acqua alta perché - lo dice il disegno sul muro - "è il posto dove nessun pesce è fuor d'acqua". Malik, sarto senegalese, fa corsi di cucito in una stanzetta di fronte alle docce. Nel cortile è stato creato uno spazio colorato e vivace che sa di ristorantino bohémien ma dove chi non può non paga. Arredato con mobili da recupero e libri dati in dono.
Il laboratorio di via Baltea è un posto simile: fanno il pane, corsi per le donne in cerca di formazione, sotto c'è una scuola di jazz e in strada risuona la musica di Radio Banda larga: i due deejay dalle grandi cuffie nere sono in vetrina sulla via.
Carlotta Salerno parla con tutti, si piega ad aiutare una donna araba che stenta a salire i gradini dei Bagni col suo carrello al seguito, racconta di come il parco abbandonato davanti a un liceo sia diventato una piastra polivalente con campi di basket e ping pong di cui i ragazzi si prendono cura; di come una piscina abbandonata sia diventata una palestra per le discipline aeree perché era il sogno di due atleti che lì si allenavano dopo scuola. Ti porta da Abdel, marocchino, istruttore di thai boxe nella palestra che è il garage in cui viveva di lavoretti e che ora è frequentato da persone di tutte le età, etnie e strati sociali: dalla moglie del calciatore al rifugiato siriano al bambino che non può pagare una retta.
"Ma di fronte al degrado fisico e alla percezione dell'insicurezza tutti i progetti si infrangono". Ed è per questo che qui il rischio è che alle amministrative i voti andati ai 5 stelle non tornino a sinistra, ma vadano a chi su questo ha proposte più nette, anche se magari irrealizzabili. Perché ci sono alcuni punti di spaccio, perché in una piazzetta dove ora vigilano le telecamere del progetto Argo la notte ci sono risse con bottiglie rotte, "perché la vecchietta che vede il suo marciapiede occupato da uomini che stazionano tutto il giorno ha una sensazione di assedio". Anche se poi, "mio nonno la bottega in cui riparava biciclette l'ha lasciata al vicino di casa marocchino e la stragrande maggioranza degli immigrati lotta per integrarsi, manda i bambini a giocare in parrocchia per l'"Estate ragazzi", frequenta moschee aperte e tutt'altro che estremiste".
"La verità è che non dovevano fare queste primarie, ma scegliere una persona e stare uniti", dice Rodolfo, 80enne presidente del comitato Sviluppo Falchera, periferia ancora più a nord, sempre dentro alla sesta circoscrizione. E' preoccupato perché sabato hanno vandalizzato gli orti urbani e non si sa bene chi sia stato. Anche qui, quartiere diviso tra i mattoni rossi di Falchera vecchia e i palazzoni di Falchera nuova, cinque anni fa il voto passò in massa dal centrosinistra ai 5 stelle. Anche se era stata la giunta Fassino ad avviare il progetto dei laghetti che è ora il fiore all'occhiello del quartiere.
E' tutta così, Torino, e sembra quasi uno stereotipo. La Ztl più benestante rimasta fedele al Pd (alle primarie quei quartieri hanno premiato il "civico" Tresso, ribattezzato "signor nessuno" dal chitarrista dei Subsonica che puntava a tirarne la volata). La periferia più difficile passata ai 5 stelle col ballottaggio di 5 anni fa e alla destra alle ultime elezioni.
Per dirne una, a Borgo Vittoria, dove giravano fin da ragazzini il Chiampa (l'ex sindaco e presidente di Regione Sergio Chiamparino) e il Lungo (l'ex sindaco e segretario ds Piero Fassino), alle Europee ha stravinto la Lega (46,5 per cento al centrodestra, 31,6 al centrosinistra, 16,7 ai 5 stelle). E nell'edificio di via Chiesa della Salute 47 dove sorgeva la mitica federazione provinciale del Pci, c'è ora una gigantesca profumeria.
Stefano Lo Russo è convinto che la strada intrapresa sia quella giusta. "Io non ho nulla di personale contro i 5 stelle e Chiara Appendino, ma il mio giudizio politico su questa amministrazione resta negativo e rispecchia quello della città". Gli esponenti pd che lo sostengono sono certi che le firme per la candidatura di Lavolta, che Appendino e la viceministra dell'Economia Laura Castelli avevano annunciato di voler appoggiare, siano state raccolte con l'aiuto dei 5 stelle locali. Che siano andati ai banchetti delle primarie, per provare a rovesciare il risultato. E insomma non si fidano, non si parlano. "Nelle periferie non te la giochi facendo un accordo con loro - spiega il candidato pd - ma sui temi che lì contano: lavoro, casa, sicurezza. Lì non puoi andare a contrastare la destra dicendo che Marrone (Fratelli d'Italia) vuole portare i pro vita nei consultori, devi dare risposte". E quindi, benché molto diviso sulla strategia, il Pd sa, non si nasconde che la strada sia in salita. "Di questo io sono certo e non do niente per scontato. Adesso comincia la campagna vera. Quella in cui dovremo svelare le contraddizioni di Damilano, chiedergli da che parte sta: con Fratelli d'Italia contro le slot machine in appoggio alla nostra legge regionale o con la Lega per la liberalizzazione del gioco d'azzardo?".
Perché in effetti, Paolo Damilano sfugge alle contrapposizioni. Ha cominciato la sua campagna da civico e ha ricevuto poi, quando era già in corsa, la benedizione di Forza Italia, Fratelli d'Italia e Lega, ma non c'è nulla in lui dell'ultradestra. Quando parla di periferie, dice: "Vedo negli occhi degli immigrati africani la stessa voglia di lavoro e integrazione di chi ha contribuito a far crescere Torino venendo dal Sud. Certo bisogna rispondere ai problemi di sicurezza, sono gli immigrati di seconda e terza generazione i primi a chiederlo. La nostra ossessione deve essere portare lavoro e quindi buona integrazione".
"Torino bellissima" è il claim della campagna elettorale di questo imprenditore delle acque minerali che il primo incarico istituzionale, presidente della Film Commission, lo ha ricevuto da un presidente di centrosinistra come Sergio Chiamparino. Dice di essersi mosso per la percezione di una città impoverita, dopo aver visto "una donna che andava a impegnare i gioielli di famiglia al Monte dei pegni". Parla di "brand", di fare per Torino quello che si è fatto inventando la "Big Apple" per descrivere New York. Vuole attirare studenti e giovani puntando sulla "città giardino", sull'innalzamento della qualità della vita. Ha annunciato che il suo assessore allo Sport sarà l'ex ct della Nazionale Gian Piero Ventura. "L'unico che non ha mai vinto niente", commentano maligni a sinistra. Ma si sa, la campagna elettorale è appena cominciata e di toni aspri se ne vedranno. Anche se Damilano - mentre parla nel suo comitato di corso Moncalieri, con una splendida vista sul castello del Valentino - tiene ai toni morbidi nei confronti di tutti: Fassino, Appendino. Non identifica errori, non fa attacchi, dice: "Vengo per risolvere, non per criticare". Fa insomma l'esatto contrario di quello che i maggiorenti di Lega e Fratelli d'Italia vanno in giro per la città a fare al suo posto.
Marco Giusta, ex presidente dell'Arcigay di Torino, assessore alle "famiglie" - perché include quelle arcobaleno - con deleghe anche sul sociale e le periferie, è forse il volto più di sinistra della giunta Appendino e, seduto in giacca e cravatta in un bar di San Salvario, ne rivendica le conquiste. La rete di solidarietà Torino plurale, la grande preghiera di chiusura per il Ramadan al Parco Dora alla presenza di sindaco e arcivescovo Nosiglia, il lavoro di mediazione per lo spostamento degli "straccivendoli", il mercato del libero scambio vitale per i poveri della città che la Lega chiedeva di chiudere e che i commercianti intorno non volevano più vicino. Lo hanno spostato in via Carcano, è una realtà che continua a funzionare. Lui in periferia ha deciso di restare, vive a Barriera e apprezza il lavoro che lì fa il centrosinistra. Con cui si coordina, e non è cosa da poco.
E' su queste basi che Chiara Appendino, con un'intervista a Repubblica, aveva lanciato la sua idea di Torino laboratorio di un nuovo fronte progressista. Idea respinta ormai, benché grazie alle primarie meno partecipate della storia della città (11mila voti su 900mila abitanti), ma che potrebbe tornare utile in un eventuale secondo turno. Quando ci sarà da scegliere tra destra e sinistra e non sarà più tempo di distinguo, anche se su questo la sindaca è a dir poco scettica.
Il Pd che non vuole l'intesa è convinto che i 5 stelle l'abbiano cercata solo perché saranno al loro minimo storico. Le candidature di cui si parla, quella più a sinistra di Valentina Sganga e quella più "dimaiana" del medico radiologo Andrea Russi, non sembrano destinate ad avere grande richiamo. Tanto che, nonostante Appendino abbia detto e ripetuto di non volersi ricandidare, anche per la sofferenza che le ha causato la condanna in primo grado per i fatti di piazza San Carlo (due morti, 1500 feriti, un'aggressione con uno spray urticante che in una piazza male organizzata ha provocato una tragedia), sono in molti a sperare che ci ripensi. Soprattutto ai vertici del Movimento 5 stelle, a partire da Conte che la stima e ne riconosce il valore. Da Di Maio, che l'avrebbe voluta addirittura capo politico. Dalla viceministra all'Economia Laura Castelli, che è amica e sodale. Fino a Roberto Fico e all'ala più di sinistra, che lei ha saputo rappresentare non abbandonando mai - a differenza di altri - lo spirito progressista del M5S piemontese.
I rischi ora - per il neo Movimento di Conte alle amministrative di Torino - sono due: soffrire il calo di consensi generalizzato in tutto il Paese e - torna a spiegare Carlotta Salerno - "subire l'effetto rebound: Appendino aveva fatto molte promesse, aveva alzato di molto l'asticella proprio in periferia e i 5 stelle rischiano di pagare quel che non sono riusciti a mantenere".
Quanto al Pd, vale a Torino quel che vale in tutt'Italia: "Devono andare in mezzo alla gente a prendere schiaffi. Perché se ci vai, li prendi, poi resti e dialoghi con chi ti attacca, puoi sperare di recuperare. Altrimenti no. Io le mie relazioni più belle in quartiere le ho costruite così. Il problema è che non hanno voglia".
La circoscrizione 6 di cui parla Salerno la conosce bene anche Francesco Profumo, presidente della Fondazione Compagnia di San Paolo, ex ministro dell'Università, ex rettore del Politecnico. "Abbiamo lì un grosso progetto contro la povertà educativa - dice nel suo ufficio di fronte ai caffè di Corso Vittorio Emanuele II - sono davvero quartieri in cui il sociale è molto attivo. Lo è tutta Torino, che ha due fondazioni nate di fatto per questo. Compagnia di San Paolo ha una capacità erogativa che va dai 150 ai 180 milioni di euro all'anno. Di questi, il 45 per cento viene speso sul sociale, il 25 per cento in cultura, il resto per sanità ed educazione". E' torinese d'adozione, Profumo, arriva da Savona e qui è venuto per la prima volta all'università, negli anni '70. Per questo, dice, è capace di guardare la città con la giusta distanza. "Ricordo il collegio Einaudi, la residenza universitaria in cui dormivo, dove c'erano il piano dei pugliesi, il piano dei calabresi. Il 40 per cento degli studenti arrivava dal Sud e lo scambio più grande avveniva attraverso il cibo". Per quel che è stata la grande fabbrica Fiat in quegli anni e ancora prima, per quel che hanno portato il mercato dell'automobile e il suo indotto, "Torino è sempre stata luogo di incontro. Ed è una città che sa fare, dove le mani delle persone sono callose, dove gli artigiani sono sapienti. Ora deve riuscire a usare queste abilità per costruirsi di nuovo e usare questa enorme possibilità che sono i fondi europei. Seguendo il modello francese, perché il Next generation Eu è solo una parte di quel che si può usare per la ripartenza". Da quando è in Fondazione, Profumo ha studiato gli archivi: "La storia di questo posto comincia nel 1563 grazie a sette torinesi che avevano fatto fortuna e volevano restituire qualcosa alla città. Dalle carte si scopre che c'è stata una pandemia praticamente ogni 100 anni. E che ogni volta si è reagito in due tempi: prima sul fronte sanitario, poi su quello economico. Mettendo le basi per la rinascita. Una città come Torino ha in sé tutte le forze per farlo, deve connettere sempre di più le sue piattaforme sociali, metterle insieme attraverso i dati che nelle grandi città sono oggi fondamentali quanto un tempo lo erano i piani regolatori. Quel che serve è una transizione digitale, ecologica e sociale". Profumo è ottimista. Come Roma, Bologna, Napoli, anche Torino spera negli investimenti del Next generation Eu per risollevarsi da una crisi di vocazione cominciata ben prima del Covid. A Barriera, intanto, oggi sono state presentate le prime "Casebottega": vecchi negozi di artigiani concessi a ragazzi che qui verranno a vivere e lavorare. Età media: 27 anni. Alla conferenza stampa di lancio, dieci giorni fa, alcuni di loro non hanno potuto andare perché erano ancora a scuola.
Su questo tutti - da sinistra a destra - sono d'accordo: per Torino non c'è ripartenza senza lavoro. Soprattutto, senza uno sforzo gigantesco che crei posti di lavoro per i più giovani. Perché troppi - come nel resto del Paese - sono nel gorgo dei cosiddetti "neet": non studiano e non lavorano. Non hanno un posto nel mondo e vivono nelle case dei loro genitori, spesso impoveriti dalla crisi.
Piero Fassino, che qui è stato sindaco cinque anni e che questo problema aveva cominciato a porselo, dice che a Torino la categoria "periferie" non ha molto senso. Perché si tratta di una città di 900mila abitanti molto compatta. Ci sono però dei punti specifici di sofferenza sociale, i quartieri Atc, istituti autonomi case popolari: e quindi proprio Falchera, a nord, e poi Le Vallette e Mirafiori Sud. "Sono quartieri nati negli anni '70 e '80 per dare case a quella grande quantità di migranti che dal Sud andava al Nord a lavorare. Per capire di che fenomeno stiamo parlando, bisogna ricordare che Torino passò in 25 anni da 600mila a un milione e 200mila abitanti. Questi luoghi erano abitati da una classe operaia giovane, vitale, forte, un soggetto centrale della città. Ma quelli che allora erano gli operai sono adesso pensionati, a volte con redditi molto bassi, magari con la minima e un figlio disoccupato in casa. E' una popolazione anziana che non si sposta per andare in città, che vive anche una condizione di isolamento, e si tratta di problemi che è complicato per un'amministrazione risolvere. C'è il tema del lavoro dei figli, quello delle pensioni minime, su cui un comune può fare poco se non in termini di sussistenza". Fassino si è tenuto fuori dalla mischia delle primarie, ma un suggerimento vuole mandarlo: "Lì nel 2016 votarono i 5 stelle, tre anni dopo la Lega, è a quella sofferenza sociale che oggi bisogna guardare e dare risposte".