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Pd, Fabrizio Barca: "Primarie sacrosante, ma non funzionano se i candidati sono calati dall'alto"

Fabrizio Barca 
L'ex ministro della Coesione denuncia: "ll centrosinistra deve colmare il distacco con la società, altimenti dà solo spazio all'apparato". E sull'alleanza alle politiche con il M5S: "Dipenderà assai dal Movimento che è in perenne cambiamento"
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"Le primarie del centrosinistra sono uno strumento sacrosanto. Ma l'effetto di un Pd, che tra un voto e l'altro arranca nel rapporto con la società, le trasforma in una cooptazione di candidati calati dall'alto. Il partito romano poi, che conosco bene per averlo analizzato, è la quintessenza di questo distacco". Dopo la sfida di Torino e alla vigilia delle primarie di Bologna e Roma, Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione, economista, coordinatore del Forum diseguaglianze e diversità, rilancia sul fronte della partecipazione. 

Barca, la corsa del centrosinistra per le amministrative ne sta rivelando tutti i limiti?
"Credo che stia mettendo in luce i limiti di tutti i partiti. Però incoraggiare le primarie come ha fatto il Pd, nonostante la situazione pandemica e la disattenzione ai temi locali, merita grande rispetto. Detto questo, due cose vanno osservate: non si può riscoprire il rapporto con la società …

"Le primarie del centrosinistra sono uno strumento sacrosanto. Ma l'effetto di un Pd, che tra un voto e l'altro arranca nel rapporto con la società, le trasforma in una cooptazione di candidati calati dall'alto. Il partito romano poi, che conosco bene per averlo analizzato, è la quintessenza di questo distacco". Dopo la sfida di Torino e alla vigilia delle primarie di Bologna e Roma, Fabrizio Barca, ex ministro della Coesione, economista, coordinatore del Forum diseguaglianze e diversità, rilancia sul fronte della partecipazione. 

Barca, la corsa del centrosinistra per le amministrative ne sta rivelando tutti i limiti?
"Credo che stia mettendo in luce i limiti di tutti i partiti. Però incoraggiare le primarie come ha fatto il Pd, nonostante la situazione pandemica e la disattenzione ai temi locali, merita grande rispetto. Detto questo, due cose vanno osservate: non si può riscoprire il rapporto con la società ogni cinque anni, perché la distanza assottiglia militanza e relazione con la società. E inoltre, il centrosinistra paga la partecipazione a un governo che si dice tecnico, ma che fa politica di conservazione, non ha respiro di cambiamento. Questo governo non parla ai sentimenti e al desiderio di cambiare rotta delle persone. Le primarie quindi hanno appeal laddove siano coinvolti candidati con un progetto forte e che abbiano dato prova di saper fare". 

Ma quale è la critica principale che lei muove? I candidati del centrosinistra sono calati dall'alto?
"Questo è l'effetto, non la causa. L'effetto di non avere un rapporto con la società e di non avere un messaggio robusto, trasforma le primarie in una cooptazione, dà spazio all'apparato, negando appunto la logica delle primarie stesse". 

Quindi non pensa che le primarie siano uno strumento fuori corso, desueto?
"No, perché spingono i partiti, il Pd in questo caso, a parlare con la società e a tentare di rappresentarla. In generale, e per le amministrative qui e ora, le primarie sono uno strumento sacrosanto". 

Vale la pena tenerle in vita?
"Rovesciando i termini della questione, cioé adattando il Pd alle primarie, come nella proposta delle Agorà del segretario Letta". 

A Torino le primarie sono state un flop di partecipazione. A Bologna e Roma prevede possa andare meglio?
"A Bologna vedo una battaglia di idee assai diverse e vedo figure, sia Matteo Lepore che Isabella Conti, entrambe valutabili per la capacità di governare e amministrare. A Roma è diverso. Il Pd non è luogo di confronto politico fra visioni, quindi la battaglia si fa sui nomi". 

Calenda è voluto rimanere fuori dalle primarie per la Capitale che sembrano piuttosto artefatte, dopo il ritiro anche di Monica Cirinnà.
"Calenda è un outsider, che gioca sul nazionale. Devo dire che, ad esempio sulla casa - uno dei problemi drammatici di Roma - ho ascoltato una convergenza dei candidati alle primarie capitoline su parole-chiave che vengono da "Roma ricerca Roma" associazione promossa da Walter Tocci e da altre reti come la Rete dei Numeri Pari e Pop di Marta Bonafoni. Ma non si avverte il disegno radicale per dare loro attuazione, a cominciare dalla rigenerazione dell'amministrazione capitolina che è in una situazione disastrosa". 

Da qui la frammentazione delle primarie romane, senza una vera competition tra Roberto Gualtieri e gli altri?
"È così ed è emerso l'aspetto di cooptazione. Esiste una correlazione tra primarie e qualità del Pd locale che le promuove: è qui che Letta sembra voler lavorare per il futuro. Intanto, fermo restando che i partiti sono indispensabili per ricostruire il rapporto con la società, noi come Forum DD ci impegniamo a dare subito spazio a candidati "senza appoggi forti" capaci di cambiare rotta su disegno urbano, uso della tecnologia digitale, ruolo del lavoro e servizi essenziali. Nelle prossime amministrative d'autunno con l'associazione "TiCandido", che ha già prodotto risultati egregi, appoggeremo con contenuti e risorse finanziarie quegli amministratori, prevalentemente nei piccoli Comuni, in un patto con le nostre proposte, idee e valori. Stiamo raccogliendo donazioni". 

A Roma l'accordo Pd-Raggi era impensabile? Ma ritiene che l'alleanza giallorossa possa sopravvivere a livello nazionale?
"Impensabile sì, per Roma. Ma se l'alleanza con i 5Stelle sarà nell'orizzonte nazionale dipenderà assai dal Movimento che è in perenne cambiamento. Il M5S saprà riprendere il filo dei meet up, la sua stagione migliore?".