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Governo verso la svolta: "Mascherine all’aperto stop da fine giugno”

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Decisivi per l'anticipo i numeri sui contagi. Ieri il faccia a faccia tra Draghi e Salvini. Lo stato d'emergenza per ora resta. Il flop di CureVac, altro nodo del piano vaccini
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ROMA -  Consentire agli italiani di circolare senza mascherina all’aperto da fine giugno. La potenziale svolta, che prende quota in queste ore nella triangolazione tra il governo e gli scienziati del Comitato tecnico scientifico, potrebbe essere adottata dall’esecutivo nelle prossime due settimane, probabilmente a ridosso della conclusione del mese in corso. E un primo decisivo segnale dovrebbe arrivare nelle prossime ore proprio dal Cts. Questa scelta, se dovesse essere confermata, non dipenderebbe in alcun modo dal pressing politico di qualche leader di maggioranza — ieri è stata la volta di Matteo Salvini — ma dalla valutazione dell’andamento dell’epidemia da parte di chi ne monitora costantemente l’evoluzione. In linea, soprattutto, con le decisioni prese nei giorni scorsi da altre grandi Cancellerie europee, a partire da Parigi.
Anche di mascherina, ovviamente, si è discusso ieri nel faccia a faccia a Palazzo Chigi tra …

ROMA -  Consentire agli italiani di circolare senza mascherina all’aperto da fine giugno. La potenziale svolta, che prende quota in queste ore nella triangolazione tra il governo e gli scienziati del Comitato tecnico scientifico, potrebbe essere adottata dall’esecutivo nelle prossime due settimane, probabilmente a ridosso della conclusione del mese in corso. E un primo decisivo segnale dovrebbe arrivare nelle prossime ore proprio dal Cts. Questa scelta, se dovesse essere confermata, non dipenderebbe in alcun modo dal pressing politico di qualche leader di maggioranza — ieri è stata la volta di Matteo Salvini — ma dalla valutazione dell’andamento dell’epidemia da parte di chi ne monitora costantemente l’evoluzione. In linea, soprattutto, con le decisioni prese nei giorni scorsi da altre grandi Cancellerie europee, a partire da Parigi.
Anche di mascherina, ovviamente, si è discusso ieri nel faccia a faccia a Palazzo Chigi tra Mario Draghi e Matteo Salvini. «Spero che in pochi giorni l’Italia possa tornare alla libertà di respiro». L’ipotesi trapelata nei giorni precedenti era quella di abolirne l’obbligo all’aria aperta dal 15 luglio. L’esecutivo, però, potrebbe accelerare e imporre una nuova regola entro la fine di giugno. Draghi, ascoltando il parere della scienza, ha sempre considerato determinante la distinzione tra spazi aperti e chiusi. Per questo il governo potrebbe anticipare la novità. Così sembra intuire anche Salvini, lasciando trapelare la notizia dopo il faccia a faccia. E addirittura spingendosi oltre, nell’ipotizzare un nuovo regime anche per le discoteche che non esercitino al chiuso.


Se sulle mascherine il leghista potrà comunque dirsi soddisfatto dell’eventuale decisione del governo, sulla polemica legata allo stato d’emergenza incassa una sconfitta. Il tema, a dire il vero, era stato sollevato da Roberto Speranza, che immaginava di superarlo come segnale per il Paese dopo sedici mesi di pandemia. Una mossa giudicata evidentemente intempestiva. L’ex banchiere centrale, infatti, non intende cambiare l’approccio pragmatico. E dunque, quando Salvini gli consegna nel chiuso di Palazzo Chigi le istanze “aperturiste” già anticipate pubblicamente, reclamando l’abolizione entro il 31 luglio delle regole introdotte a causa della pandemia, Draghi non può che ribadire la filosofia che lo guida dall’avvio del suo mandato. Che può sintetizzarsi così: lo stato d’eccezione sarà abolito quando l’emergenza sarà conclusa. E la valutazione arriverà a ridosso di fine luglio. Non prima, non per lanciare generici segnali di fiducia. E siccome è assai improbabile che l’emergenza possa considerarsi terminata in piena estate, ne consegue che lo stato d’emergenza sarà quasi certamente rinnovato.


Per un mese, insomma, il nodo sarà accantonato. Anche Salvini si impegna a non parlarne più pubblicamente. E davanti ai cronisti rafforza la promessa: «Ne parleremo a luglio». Ma da cosa dipenderà questa valutazione, che sembra comunque già segnata? Sono due, in particolare, le novità che hanno modificato il quadro e reso più improbabile la possibilità di decretare la svolta. Il primo è il nodo delle vaccinazioni a vettore virale: escludere tassativamente la possibilità di immunizzare con Astrazeneca chi ha meno di sessant’anni — e anche chi ha già ricevuto la prima dose del composto di Oxford — rallentando la tabella di marcia del piano. L’annuncio delle pessime performance di Curevac — il vaccino tedesco che ha dimostrato un’efficacia del 45%, sotto gli standard minimi fissati — fa il resto: erano attese infatti quasi trenta milioni di dosi per l’Italia (di cui 7,3 milioni entro il trimestre in corso). Senza dimenticare un altro aspetto: manca poco ad agosto e la campagna di massa subirà inevitabilmente una frenata a causa delle ferie degli italiani. E poi ci sono le varianti, in particolare quella Delta proveniente dall’India e diffusissima in Gran Bretagna. Bisogna capire se la variante si diffonderà in Italia. E valutare quale sarà l’effetto sui vaccinati. Per il momento, gli studi assicurano che l’efficacia persiste, anche se ridotta lievemente rispetto ai ceppi originari.