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Palamara, le intercettazioni sono "utilizzabili". Il Gup di Perugia respinge le richieste dell’ex pm

Luca Palamara
  (ansa)
Il procuratore Cantone: "Noi certi della correttezza delle procedure"
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"Utilizzabili". Quelle intercettazioni non sono da gettare, come ipotizzava qualcuno. E restano tutte sul tavolo del processo a Luca Palamara. Così a Perugia, "teatro" del caso che ha coinvolto l'ex pm romano nonché ex membro del Csm e già leader dell'Associazione nazionale magistrati accusato di corruzione in atti giudiziari, sfuma la speranza dell'imputato di veder implodere quel procedimento. È stato il giudice dell'udienza preliminare Piercarlo Frabotta, dopo quattro ore di camera di consiglio, a respingere la richiesta avanzata dalla difesa dell'ex magistrato di dichiarare inutilizzabili le captazioni eseguite, a carico di Palamara, attraverso il virus-spia trojan. Intercettazioni che avevano provocato un vero e proprio tsunami nella magistratura italiana. Incontri e cene anche notturne con politici, accordi trasversali tra correnti delle toghe,  pacchetti di nomine concordate a "grappolo" per i ve…

"Utilizzabili". Quelle intercettazioni non sono da gettare, come ipotizzava qualcuno. E restano tutte sul tavolo del processo a Luca Palamara. Così a Perugia, "teatro" del caso che ha coinvolto l'ex pm romano nonché ex membro del Csm e già leader dell'Associazione nazionale magistrati accusato di corruzione in atti giudiziari, sfuma la speranza dell'imputato di veder implodere quel procedimento. È stato il giudice dell'udienza preliminare Piercarlo Frabotta, dopo quattro ore di camera di consiglio, a respingere la richiesta avanzata dalla difesa dell'ex magistrato di dichiarare inutilizzabili le captazioni eseguite, a carico di Palamara, attraverso il virus-spia trojan. Intercettazioni che avevano provocato un vero e proprio tsunami nella magistratura italiana. Incontri e cene anche notturne con politici, accordi trasversali tra correnti delle toghe,  pacchetti di nomine concordate a "grappolo" per i vertici di uffici giudiziari: c'era anche questo, a valle delle ipotesi di reato contestate a Palamara e agli altri imputati, l'amica del magistrato Adele Attisani e l'imprenditore Fabrizio Centofanti. Il quale ha appena cominciato a collaborare con la magistratura ("Io per quattro anni sono stato il bancomat di Palamara. Era un investimento").

L'ultimo giallo, tuttavia, su cui puntava molto la difesa di Palamara per indebolire l'impianto accusatorio si era aperto intorno alla circostanza, in effetti mai emersa prima, di un passaggio del segnale per la captazione attraverso un server non "censito" e insediato in un ufficio napoletano della società incaricata, la Rcs. Un impianto quindi estraneo sia ai server della Procura di Perugia sia a quelli di piazzale  Clodio, dove pure era stata ritenuta collegata la procedura.

Dettagli che era stato lo stesso procuratore di Perugia, Raffaele Cantone, a mettere in risalto, depositando in udienza al Gip le spiegazioni di uno dei vertici della Rcs, l'ingegnere e responsabile tecnico Duilio Bianchi, che aveva riconosciuto una difformità tra quanto era stato scritto e quanto, per motivi strettamente tecnici e in fase transitoria, era stato eseguito. Ma proprio su questo punto, il gup ha respinto anche l'altra richiesta degli avvocati Mariano e Benedetto Buratti, di disporre una perizia sul server 'di transito' delle conversazioni captate dal trojan. Doppia vittoria per la Procura di Perugia guidata da Raffaele Cantone, con i pm Mario Formisano e Gemma Miliani che si erano opposti a quelle istanze. "Noi eravamo certi che il lavoro fosse stato fatto in modo corretto. Abbiamo individuato e portato gli aspetti critici all'esame del giudice, ma siamo stati sempre confidenti e consapevoli che le intercettazioni erano state svolte in modo regolare. E oggi il giudice lo ha riconosciuto", sottolinea Cantone. Mentre Palamara lascia l'aula di udienza senza commentare.

In mattinata erano stati sentiti in aula gli esperti della polizia postale che hanno svolto gli accertamenti irripetibili sui "20 file" riferibili a Palamara, che erano stati messi al centro delle richieste da parte del collegio difensivo dell'ex pm. Accertamenti dai quali era emerso che quei file risultavano  "creati" tra il 4 e il 29 maggio del 2019. "Con il nostro tecnico abbiamo riscontrato che tre file tra quelli analizzati dalla polizia postale non sono arrivati a Roma - ha detto il difensore di Palamara, l'avvocato Benedetto Buratti - Durante l'ispezione disposta dalla procura di Napoli e le operazioni irripetibili decise dal gup di Perugia e dalla procura di Firenze, inoltre, non si è accertato nulla rispetto alla traccia lasciata dal trojan sul server di Napoli l'8 settembre 2019. Insistiamo quindi sulla inutilizzabilità delle intercettazioni e sulla perizia completa sul server". Ma dal Gip arriva, quattro ore dopo, la bocciatura della tesi. Nel suo provvedimento il gup Frabotta evidenzia il "pieno rispetto" delle norme che regolano l'esecuzione delle intercettazioni riguardo gli impianti installati nelle sale server delle Procure. Il giudice ritiene sufficiente l'attività svolta dagli 007 della postale, su propria indicazione, in contraddittorio tra le parti.

Ed è sempre il gup a sottolineare poi le "condizioni di sufficiente protezione" anche riguardo "al transito sicuro del flusso: dal telefono infetto al server finale di destinazione". Un pronunciamento molto atteso, a dire il vero, anche da altre Procure e dagli operatori (anche privati) coinvolti nelle complesse procedure per le captazioni: visto che la questione del presunto server fantasma di Napoli aveva spinto anche a verifiche ed accertamenti altri uffici giudiziari (come Napoli, Roma, Firenze) e ad una riunione coordinata dalla Procura Generale presso la  Cassazione. L'obiettivo , nella consapevolezza di procedure che apparivano regolari, era di ripercorrere iter, procedimenti ed eventuali nuove istanze in modo da non invalidare lo scottante materiale di cui ciascun ufficio dispone in ragione di migliaia di intercettazioni in corso. Per la difesa di Palamara, era la possibilità di provare a depotenziare l'impianto dei pm. Un varco che si è chiuso. L'udienza è rinviata all'8 luglio: quando comincia la discussione da parte della Procura.