Hanno tutti ragione | La campagna omeopatica di Gualtieri: battere Raggi senza batterla troppo
di Stefano Cappellini , di Stefano CappelliniÈ capitato a tutti nella vita di incrociare qualcuno di cui avremmo voluto dir male, malissimo, ma su cui abbiamo poi taciuto per opportunità, convenienza, pudore, pietà o altro. Solo che a nessuno di noi è capitato, come a Roberto Gualtieri con Virginia Raggi, di doverlo fare con una rivale nella competizione elettorale più importante della vita. Non è invidiabile il destino del candidato sindaco del Pd se, come è più che probabile, vincerà le primarie del centrosinistra domenica prossima.
Per andare al secondo turno, Gualtieri deve arginare la rincorsa di Carlo Calenda, che su Raggi dice da mesi quel che c'&…
È capitato a tutti nella vita di incrociare qualcuno di cui avremmo voluto dir male, malissimo, ma su cui abbiamo poi taciuto per opportunità, convenienza, pudore, pietà o altro. Solo che a nessuno di noi è capitato, come a Roberto Gualtieri con Virginia Raggi, di doverlo fare con una rivale nella competizione elettorale più importante della vita. Non è invidiabile il destino del candidato sindaco del Pd se, come è più che probabile, vincerà le primarie del centrosinistra domenica prossima.
Per andare al secondo turno, Gualtieri deve arginare la rincorsa di Carlo Calenda, che su Raggi dice da mesi quel che c'è da dire e che, del resto, è sotto gli occhi di qualunque cittadino romano: nella capitale non funziona nulla, neanche il minimo sindacale, trasporti, pulizia, decoro, servizi anagrafici e pure mortuari. E, sempre per andare al secondo turno, Gualtieri deve battere la stessa sindaca uscente, ma senza che si impermalosisca troppo per le critiche e l'eventuale prevalenza dell'avversario, perché poi per vincere al ballottaggio l'ex ministro dell'Economia deve arrivarci con la ragionevole speranza che una parte consistente dell'elettorato della sindaca sia disposta a convergere su di lui. Come la corsa campestre nei sacchi con le caviglie incordate. Come un match di boxe in cui una mano è legata dietro la schiena.
E infatti Calenda dice che Raggi è una delle dieci piaghe d'Egitto, l'ex ministro dell'Economia dice che bisogna fare meglio di quel che si è fatto negli ultimi cinque anni. Calenda dice che vuole spianare tutto, Gualtieri dice che Roma merita di più. L'altro giorno il candidato del Pd ha sostenuto che Raggi aveva "tanti bei progetti" per la città (quali?) ma che, purtroppo per gli elettori, non sono stati realizzati e perciò bisogna cambiare. Insomma, quello che dicevamo all'inizio: Gualtieri chiede un voto per sostituire Raggi, ovviamente la critica, ma è costretto a lavorare di parafrasi ed eufemismi per evitare reazioni eccessive, rotture e strappi.
Non bisogna essere presuntuosi nel giudicare la prudenza di Gualtieri: se davvero riuscirà ad andare al ballottaggio, la sua accorta condotta di sfidante cavalleresco di Raggi potrebbe risultare decisiva per permettergli di prevalere sull'avversario, realisticamente il destro Michetti, il candidato nostalgico della Roma dei Cesari e dei Papi. Ma il rischio è che a omeopatizzare troppo la campagna elettorale, molti romani non la percepiscano come un cambiamento sufficiente a voltare pagina. Nel primo caso prevale il capolavoro tattico. Nel secondo, il suicidio strategico.
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