Migranti, sbarchi triplicati. Salvini all’attacco, Draghi rassicura: "Intese con l’Ue"
di Emanuele LauriaNon è ancora emergenza piena. Ma i numeri degli sbarchi incutono timore e Salvini torna in sella al suo cavallo di battaglia preferito, attaccando la ministra Lamorgese ed esprimendo direttamente a Palazzo Chigi la preoccupazione per un'Italia che "rischia di diventare un colabrodo". Il premier Draghi, che ha da tempo messo l'immigrazione in cima ai suoi dossier, si appresta a chiedere una collaborazione più concreta all'Ue. Con l'obiettivo di trovare una soluzione nel giro di una settimana, da discutere e far approvare nel Consiglio europeo del 24 e del 25 giugno.
Il leader della Lega si presenta all'incontro con il premier con una serie di grafici che a…
Non è ancora emergenza piena. Ma i numeri degli sbarchi incutono timore e Salvini torna in sella al suo cavallo di battaglia preferito, attaccando la ministra Lamorgese ed esprimendo direttamente a Palazzo Chigi la preoccupazione per un'Italia che "rischia di diventare un colabrodo". Il premier Draghi, che ha da tempo messo l'immigrazione in cima ai suoi dossier, si appresta a chiedere una collaborazione più concreta all'Ue. Con l'obiettivo di trovare una soluzione nel giro di una settimana, da discutere e far approvare nel Consiglio europeo del 24 e del 25 giugno.
Il leader della Lega si presenta all'incontro con il premier con una serie di grafici che attestano l'aumento del fenomeno: i migranti ospiti dei centri di accoglienza sono 77 mila, un numero che è tornato a crescere nell'ultimo mese e mezzo con quasi duemila nuovi ingressi. La maggior parte in Sicilia. Nel 2021, rispetto all'anno scorso, gli sbarchi sono triplicati: 18.580 contro 5.696. E Salvini fa notare che nel 2019, quando c'era lui al Viminale, il numero degli arrivi sulle coste italiane era fermo a 2.184. Sono cifre che corroborano la propaganda salviniana, pronta a esplodere sabato con la manifestazione della Bocca della verità. La situazione, in realtà, è peggiorata per un paio di cause. Anzitutto a causa del Covid, che ha appesantito la situazione economica di molti Paesi africani. E la necessità, collegata alla pandemia, che i migranti osservino la quarantena in strutture dedicate. La strada confermata dalla ministra Luciana Lamorgese, e avallata da Palazzo Chigi, è quella delle navi: ce ne sono cinque a disposizione che servono ad alleggerire il peso sull'hotspot di Lampedusa ormai perennemente al collasso. Ma passati i 14 giorni di isolamento il problema si ripropone: i migranti vanno sistenati a terra ma è difficile trovare strutture disponibili, visto che la redistribuzione negli altri Paesi non funziona come previsto e che, in Italia, ci sono resistenze da parte di molti governatori del Nord. Può così capitare che passi una settimana perché una nave, la Geo Barents di Msf con 410 immigrati a bordo, trovi finalmente (ad Augusta) un porto d'attracco.
Salvini chiede a Draghi "un intervento diretto sugli sbarchi" riconoscendo che "sta facendo un lavoro eccezionale a livello estero": informa il premier di aver tessuto una tela diplomatica con gli ambasciatori del Nord Africa "per favorire una collaborazione". E, ancora una volta, il capo della Lega mette nel mirino Luciana Lamorgese, con una domanda polemica: "Mi chiedo se ci sia una ministra dell'Interno". La titolare del Viminale, che nelle stesse ore sta incontrando il presidente tunisino Saied per parlare anche di immigrazione, decide come di consueto di non replicare direttamente al numero uno di via Bellerio.
Il pallino è, in ogni caso, nelle mani di Draghi. Il presidente del Consiglio, nel colloquio con Salvini, non può fare altro che illustrare l'imponente lavoro diplomatico attivato in queste settimane, con una speciale attenzione al rebus libico. In occasione del G7 di Cornovaglia ha discusso di Tripoli anche con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, impegnandosi per ottenere il sostegno di Washington per la stabilizzazione del teatro e il contenimento dell'espansionismo turco. E ricevendo rassicurazioni su un'imminente intensificazione del pressing diplomatico Usa in seno alle Nazioni Unite, per affrontare al meglio il capitolo del Nord Africa.
È la chiave, secondo Draghi: soltanto la stabilità dei Paesi di origine può contenere il problema migratorio. In questo senso, il capo dell'esecutivo ha pianificato una serie di bilaterali in vista del Consiglio europeo del 24-25 giugno. Oggi (18 giugno) è in agenda un incontro con il premier spagnolo Sanchez a Barcellona, il 21 giugno il premier sarà a Berlino con Angela Merkel. Poi, a Bruxelles, nel corso del consiglio europeo, Draghi conta di registrare passi in avanti. Non tanto sulla grande riforma complessiva del sistema dell'accoglienza dei migranti, arenata da mesi soprattutto a causa delle imminenti elezioni politiche in Germania. Ma su altri due fronti: il piano per la gestione dei migranti in Libia - che passa dalla stabilizzazione dell'esecutivo, la chiusura dei campi di detenzione e gli investimenti europei nell'economia di Tripoli - e la redistribuzione volontaria tra Paesi dei migranti che arrivano sulle coste italiane. Ovvero la ridefinizione del patto di Malta. Draghi spenderà la sua autorevolezza, il prestigio conquistato nelle istituzioni europee, per far sì che l'Europa torni a muoversi unita, anche attraverso aiuti finanziari ai Paesi da cui partono i barconi. L'obiettivo è allentare una pressione che, in estate, potrebbe far scattare l'allarme rosso.