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Unione Europea, Draghi spinge sulla crescita: “Serve lavoro e coesione sociale”

(ansa)

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Il premier avverte dalla Spagna i falchi tedeschi: “Essenziale una politica fiscale espansiva. In passato abbiamo dato la democrazia per scontata e ignorato i rischi del populismo”. Intesa con Sanchez sulle politiche migratorie.  Gli elogi del premier spagnolo: “Ai vertici europei succede che quando parla lui stanno tutti zitti”  
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BARCELLONA -  "Sto arrossendo, non lo vedete ma è così...", alla fine anche Mario Draghi, l'atermico (nessuno l'ha mai visto indossare un cappotto), si scioglie e si commuove. Per due volte, ieri a Barcellona, davanti al presidente del governo spagnolo, il socialista Pedro Sànchez. Due standing ovation, due premi. "Una giornata veramente meravigliosa", dice prima di tornare a Roma. Una giornata per consolidare l'asse con la Spagna sulle politiche migratorie, innanzitutto, in vista del Consiglio europeo della prossima settimana, ma anche sulle misure da prendere per non sbagliare la strada della ripresa economica e scaricare, come nella precedente recessione, sulle categorie sociali più fragili le conseguenze della lunga pandemia.

Viene premiato dal Cercle d'Economia, un prestigioso cenacolo di discussioni sulla politica, la società e l'economia, poi dal Foment del Treball (l'associazione delle imprese…

BARCELLONA -  "Sto arrossendo, non lo vedete ma è così...", alla fine anche Mario Draghi, l'atermico (nessuno l'ha mai visto indossare un cappotto), si scioglie e si commuove. Per due volte, ieri a Barcellona, davanti al presidente del governo spagnolo, il socialista Pedro Sànchez. Due standing ovation, due premi. "Una giornata veramente meravigliosa", dice prima di tornare a Roma. Una giornata per consolidare l'asse con la Spagna sulle politiche migratorie, innanzitutto, in vista del Consiglio europeo della prossima settimana, ma anche sulle misure da prendere per non sbagliare la strada della ripresa economica e scaricare, come nella precedente recessione, sulle categorie sociali più fragili le conseguenze della lunga pandemia.

Viene premiato dal Cercle d'Economia, un prestigioso cenacolo di discussioni sulla politica, la società e l'economia, poi dal Foment del Treball (l'associazione delle imprese catalane), infine - anche - dal premier Sànchez: "Draghi è un maestro. Devo dire che, quando parla al Consiglio europeo il presidente Draghi, tutti rimaniamo zitti ed ascoltiamo. Questo non succede sempre. Con Mario Draghi succede".

Il mini-vertice italo-spagnolo ha bisogno d'altro, tuttavia. Che gli altri partner europei accettino - come hanno concordato proprio Draghi e Sànchez durante il loro incontro al Palacio Albéniz - di tenere conto della posizione dei Paesi di primo ingresso dei migranti per definire il Patto di immigrazione e asilo. Appuntamento a Bruxelles, giovedì e venerdì prossimi. Strada, però, tutta ancora in ripida salita.

E, attenzione, perché in salita è anche la fuoriuscita dalla crisi economica. Al Cercle d'Economia (che gli ha consegnato il premio per la Costruzione dell'Europa attribuitogli ai tempi della presidenza della Bce) Draghi parla da economista, da economista neokeynesiano. Spiega che, sì, "c'è un ritorno alla crescita" e che questa potrebbe essere più robusta della previsioni (quest'anno il Pil italiano potrebbe aumentare del 5% dopo una caduta, però, di quasi il 9% nel 2020) ma che "le prospettive complessivamente favorevoli nascondono alcuni rischi significativi".

Due certamente: la minaccia della varianti del virus, e la profonda trasformazione del modello di sviluppo delle economie avanzate, con le transizioni digitale e ambientale. "Benché la situazione pandemica sembri sempre più sotto controllo - sostiene Draghi -, siamo ancora lontani dalla fine. Gli sforzi vaccinali fino ad adesso si sono concentrati nel mondo ricco. Solo lo 0,3 per cento del totale di dosi è stato somministrato nei Paesi a basso reddito. Questa differenza non solo è eticamente ingiusta, è anche molto pericolosa. Fintanto che il virus continuerà a circolare liberamente, ci sarà sempre un rischio di nuove varianti".

È anche per questa incertezza che non bisogna abbandonare le politiche fiscali e monetarie espansive. Draghi parla in Spagna ma risponde - di fatto - al riemergere delle posizioni ortodosse pro-austerity in Germania ormai dentro la campagna elettorale per il voto di fine settembre e che vedrà, dopo sedici anni, l'uscita di scena della cancelliera Angela Merkel.

"Il nostro obiettivo minimo - dice il premier italiano - deve essere quello di riportare l'attività economica almeno in linea con la traiettoria precedente alla pandemia. Solo allora potremo dire di aver superato gli effetti della crisi sanitaria sulle nostre società e sull'occupazione". Serve la crescita per "compensare" l'aumento imponente del debito e per creare nuovi posti di lavoro.

E "una politica fiscale espansiva è essenziale per preservare la crescita". Da questa recessione - insomma - non si esce applicando le vecchie ricette. Quelle che hanno accentuato le diseguaglianze e impoverito il lavoro, creato instabilità, precarietà, soprattutto per giovani e donne. Draghi la dice così: "Nel recente passato ci siamo dimenticati dell'importanza della coesione sociale". Di più: "Abbiamo dato la democrazia per scontata e abbiamo ignorato il rischio del populismo".

L'errore non va ripetuto e per questo c'è bisogno di rafforzare le politiche attive per il lavoro, sostenere e riqualificare chi perde l'occupazione, ridurre il divario tra l'offerta e la domanda di lavoro. Lo deve fare la politica. Draghi cita Jean Monnet, uno dei padri fondatori dell'Unione: "L'Europa sarà forgiata dalle sue crisi e sarà la somma delle soluzioni trovate per risolvere tali crisi".
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