Vaccini, la destra attacca Speranza, Palazzo Chigi lo difende ma gli uffici sono sotto esame
di Annalisa Cuzzocrea , di Annalisa CuzzocreaROMA - Non sono solo i giornali di destra ad attaccare - ancora - Roberto Speranza, imputando al ministro della Salute tutto quel che gli si può imputare nella gestione della pandemia. Ieri contro di lui sono intervenuti anche esponenti di Forza Italia, secondo cui la conferenza stampa di Mario Draghi di venerdì sarebbe stata un "giusto commissariamento" da parte del presidente del Consiglio.
In realtà, a Palazzo Chigi continuano a sostenere che Draghi e Roberto Speranza lavorano in armonia. Senza nascondere però che negli ultimi quindici giorni ci sono stati dei problemi imputabili alla struttura tecnica del ministero della Salute. L'obbligo, per chi ha meno di 60 anni e ha fatto una prima dose con AstraZeneca, di passare a Pfizer o Moderna per la seconda dose è stato comunicato male. Ma non è solo questo, il punto. Ci sono state, secondo il premier, ordinanze contraddittorie che hanno confuso i cittadini e hanno portato a un l…
ROMA - Non sono solo i giornali di destra ad attaccare - ancora - Roberto Speranza, imputando al ministro della Salute tutto quel che gli si può imputare nella gestione della pandemia. Ieri contro di lui sono intervenuti anche esponenti di Forza Italia, secondo cui la conferenza stampa di Mario Draghi di venerdì sarebbe stata un "giusto commissariamento" da parte del presidente del Consiglio.
In realtà, a Palazzo Chigi continuano a sostenere che Draghi e Roberto Speranza lavorano in armonia. Senza nascondere però che negli ultimi quindici giorni ci sono stati dei problemi imputabili alla struttura tecnica del ministero della Salute. L'obbligo, per chi ha meno di 60 anni e ha fatto una prima dose con AstraZeneca, di passare a Pfizer o Moderna per la seconda dose è stato comunicato male. Ma non è solo questo, il punto. Ci sono state, secondo il premier, ordinanze contraddittorie che hanno confuso i cittadini e hanno portato a un lieve decremento della media giornaliera di inoculazioni di vaccino, dell'ordine di 30, 40, 50mila dosi. Niente di grave, ma il segnale che bisognava in qualche modo intervenire per fare chiarezza.
Draghi ha voluto rassicurare gli italiani e per questo ha raccontato quel che lui stesso farà martedì, e cioè una seconda dose di vaccino diversa dalla prima, che era AstraZeneca. Il premier più di 60 anni, certo, ma sono stati i suoi medici a consigliargli la somministrazione di un vaccino a Rna, quindi Pfizer o Moderna, in base alla conta degli anticorpi e al suo quadro clinico. E quindi seguirà quelle indicazioni perché certo della sicurezza del "mix", con il quale si sta già procedendo in Francia, Germania, Spagna.
Anche lì, nei primi quindici giorni di "vaccinazione eterologa" - una pratica che stenta a essere accettata subito perché, dicono gli esperti, "anti-intuitiva" - ci sono state delle fibrillazioni. Per ora superate, grazie al fatto che non ci sono stati eventi avversi.
Non aveva alcuna voglia di convocare una conferenza stampa in tutta fretta, Draghi, al suo ritorno dalla Spagna, ma ha pensato fosse necessario fare chiarezza. Anche perché, di fronte a indicazioni che si susseguono contraddicendosi, c'è il rischio della sfiducia dei cittadini da una parte e dall'altra quello delle Regioni che vanno in ordine sparso, come ha minacciato di fare - e non è una novità - la Campania di Vincenzo De Luca.
La spiegazione arrivata dai tecnici di viale Trastevere e dal Cts è una: con la campagna di vaccinazione avviata e l'indice di contagio sceso moltissimo, siamo oggi a 19 casi ogni 7 giorni su 100mila abitanti. Nel rapporto tra rischi e benefici dunque fare una seconda dose di AstraZeneca sotto una certa età vedeva aumentare i rischi. Solo che, il timore di una flessione nella campagna di vaccinazione e del possibile dilagare dalle variante Delta, ha suggerito un cambio di posizione. In sostanza, il ragionamento fatto dal Cts è stato: se il rischio è che chi ha fatto AstraZeneca non faccia la seconda dose, restando così molto esposto alle varianti, allora meglio permettere di farlo con un consenso informato rafforzato dal parere del medico di famiglia.
Quel che è certo, è che sia il premier che il ministro della Salute credono nella bontà del "mix", sapendo tra l'altro che da qui al 2022 gli acquisti da parte dell'Unione europea saranno tutti di vaccini a Rna. In più, Draghi è propenso - lo ha fatto già dal primo momento partendo dai ristoranti - ad allentare le restrizioni all'aperto, visto che per tutti gli studi scientifici con il caldo e all'esterno la possibilità di trasmissione del Covid è minima. Ma comunque ha chiesto a Speranza di farsi dare un parere dal Cts, atteso per domani. Mentre c'è molta più cautela per i luoghi chiusi e per l'eventuale apertura delle discoteche, considerate ancora molto a rischio. Nonostante la confusione di questi giorni su AstraZeneca, i dati del ritmo delle vaccinazioni continuano a essere buoni. Sono state somministrate in tutt'Italia 588mila dosi giovedì, 565mila venerdì (numero non definitivo e destinato a raggiungere le 580mila). È per non perdere questo ritmo, che - dicono a Palazzo Chigi - bisogna essere il più possibile lineari nelle indicazioni e nella comunicazione. Evitando gli errori delle ultime ore.