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Pd, Letta: "Le primarie successo di popolo". E arruola Zingaretti

Enrico Letta e Nicola Zingaretti in una foto d'archivio (ansa)
Pranzo al Nazareno, il leader chiede al suo predecessore di dare una mano nella campagna elettorale
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Nel giorno in cui Enrico Letta rivendica il successo delle primarie senza dar troppo peso alle polemiche - confinate a Roma nel sospetto di voto dopato lanciato dall'ex sindaco Marino e a Bologna negli strascichi del duello Lepore-Conti - la notizia è il faccia a faccia con Nicola Zingaretti. Invitato a pranzo nella sede nazionale del Pd, dove l'ex segretario torna per la prima volta dalle traumatiche dimissioni di inizio marzo. Una richiesta d'aiuto, più che un incontro di routine, per sollecitare colui che lo ha preceduto al Nazareno a dare una mano, a essere sempre più presente nella vita del partito, a uscire dalla ridotta regionale in vista dell'appuntamento cruciale delle amministrative.
Serve uno come lui, in campagna elettorale. Non solo nella capitale ma specialmente lì, dove la corsa a sindaco di Roberto Gualtieri, insidiata dall'attivismo di Carlo Calenda e dalla presenza ostile di Virginia Raggi, fatica a decollare. "Se …

Nel giorno in cui Enrico Letta rivendica il successo delle primarie senza dar troppo peso alle polemiche - confinate a Roma nel sospetto di voto dopato lanciato dall'ex sindaco Marino e a Bologna negli strascichi del duello Lepore-Conti - la notizia è il faccia a faccia con Nicola Zingaretti. Invitato a pranzo nella sede nazionale del Pd, dove l'ex segretario torna per la prima volta dalle traumatiche dimissioni di inizio marzo. Una richiesta d'aiuto, più che un incontro di routine, per sollecitare colui che lo ha preceduto al Nazareno a dare una mano, a essere sempre più presente nella vita del partito, a uscire dalla ridotta regionale in vista dell'appuntamento cruciale delle amministrative.
Serve uno come lui, in campagna elettorale. Non solo nella capitale ma specialmente lì, dove la corsa a sindaco di Roberto Gualtieri, insidiata dall'attivismo di Carlo Calenda e dalla presenza ostile di Virginia Raggi, fatica a decollare. "Se il presidente del Lazio si muove può fare la differenza", spiega uno degli uomini più vicini al leader, "il suo ingaggio è un valore aggiunto, restituisce la fotografia di un Pd che non è in disarmo, riparte e ce la può fare".



Il fatto è che, escluso lo staff ristretto, Letta si fida poco della classe dirigente ereditata al rientro da Parigi. Al contrario di Zingaretti che, insieme a una buona dose di lealtà, porterebbe in dote quella carica di popolarità e buona amministrazione assai apprezzate dagli elettori. Una sorta di ticket ideale, buono oltretutto a smentire la dannazione che perseguita il Pd, unica forza dell'arco costituzionale i cui ultimi segretari hanno abbandonato il partito per fondarne un altro (Bersani e Renzi) o lasciato la politica (Martina). Al centro del colloquio, le alleanze. Ossessione che l'ex inquilino del Nazareno sembra aver trasmesso al successore, entrambi convinti che soltanto allargando il campo, il centrosinistra può battere le destre nelle città chiamate al voto. A condizione però di ricomporre le tante fratture interne a una coalizione ancora in fase di cantiere, sebbene già meno divisa rispetto al 2016, quando le pluricandidature a sinistra gonfiarono le vele di Raggi e Appendino. E "se non sarà possibile al primo turno, lo faremo al secondo", traccia la road map Francesco Boccia, fra i più caparbi sostenitori del patto coi grillini.



Zingaretti con Letta è persino più esplicito: "Solo uniti si vince". Messaggio che l'ex premier prova subito di mettere in pratica a Bologna, divenuta il laboratorio dove sperimentare intese su vasta scala. "Adesso c'è bisogno di tutti. E lo dico in particolare a Isabella Conti", lancia l'appello Letta alla sindaca renziana di San Lazzaro. "Il grande risultato delle primarie dimostra che il popolo di centrosinistra c'è ed è con noi. Ora cercheremo di allargare il più possibile la coalizione". Parole che per Conti rappresentano un "importante segnale di ricucitura. Sarò sempre leale con questa magnifica comunità politica" giura. Ma serve qualcosa più d'una dichiarazione d'intenti: "Occorre che finiscano le guerre del passato e i pregiudizi legati all'uno o all'altro", chiede la giovane amministratrice. "Dobbiamo unire tutte le forze del centrosinistra per costruire un futuro comune". Segno che Iv non si sfilerà, neanche se si dovesse chiudere l'accordo coi 5S. Un altro punto a favore del segretario dem, che nel day after si gode "il successo" delle primarie: "Nella fase post Covid la partecipazione non è ordinaria. Avevamo ragione a farle, abbiamo dimostrato di non avere paura".