M5S, alta tensione fra Grillo e Conte. Salta la presentazione del nuovo Statuto. L'ex premier minaccia di lasciare
di Annalisa Cuzzocrea , di Annalisa CuzzocreaSe fosse uno dei suoi spettacoli teatrali, quelli del passato soprattutto, vedremmo Beppe Grillo agitarsi su un palco urlando: "Sapete che c'è? Non firmo! Il simbolo è mio e me lo tengo io". Perché è questo che il fondatore del Movimento 5 stelle si sta rifiutando di fare. Dire il suo sì, dare il suo consenso, al nuovo M5S disegnato in un articolato statuto da Giuseppe Conte. Fare divenire la creatura cui ha dato forma insieme a Gianroberto Casaleggio un partito che avrà d'ora in poi non un capo politico, ma un presidente. I cui poteri saranno di fatto equiparati a quelli del Garante supremo. E due vicepresidenti, che l'ex premier vuole scegliersi in solitudine. E una segreteri allargata dove saranno rappresentati tutti, capigruppo di Camera, Senato, Parlamento europeo, consigli regionali. Troppo larga - dicono i maligni - per valere davvero qualcosa.
Niente più superpoteri da "elevato", niente più…
Se fosse uno dei suoi spettacoli teatrali, quelli del passato soprattutto, vedremmo Beppe Grillo agitarsi su un palco urlando: "Sapete che c'è? Non firmo! Il simbolo è mio e me lo tengo io". Perché è questo che il fondatore del Movimento 5 stelle si sta rifiutando di fare. Dire il suo sì, dare il suo consenso, al nuovo M5S disegnato in un articolato statuto da Giuseppe Conte. Fare divenire la creatura cui ha dato forma insieme a Gianroberto Casaleggio un partito che avrà d'ora in poi non un capo politico, ma un presidente. I cui poteri saranno di fatto equiparati a quelli del Garante supremo. E due vicepresidenti, che l'ex premier vuole scegliersi in solitudine. E una segreteri allargata dove saranno rappresentati tutti, capigruppo di Camera, Senato, Parlamento europeo, consigli regionali. Troppo larga - dicono i maligni - per valere davvero qualcosa.
Niente più superpoteri da "elevato", niente più ultime parole su tutto, perfino sulle votazioni degli iscritti che più di una volta Grillo ha pensato bene di invalidare (se lo ricorda Marika Cassimatis che doveva essere la candidata sindaca a Genova e invece no, non era del giro giusto). Nel nuovo Statuto - racconta chi ne ha visto alcuni stralci - tutti i poteri che un tempo il Garante aveva in esclusiva deve ora condividerli con il Presidente (e quindi Conte, una volta che gli iscritti lo avranno incaricato). "Si è scritto uno statuto da Re Sole, da monarca assoluto", sono le accuse di chi in queste ore sta dando sponda al fondatore. Soffiando, forse, sul fuoco di una delusione personale: si è sentito solo, Grillo, quando Conte ha scelto di non andare con lui all'ambasciata cinese senza pensare di avvisarlo prima. E si è sentito solo dopo il video in cui voleva difendere il figlio Ciro, accusato di violenza sessuale di gruppo, dalla stampa e dall'opinione pubblica, ottenendo di fatto l'effetto contrario (un video che - per dire quanto è ancora dirompente ogni sua azione - ha fatto perdere ai 5S tre punti nei sondaggi).
E così, quando tutto era già deciso, quando si stavano ultimando i preparativi di un evento in grande stile in cui l'architettura del nuovo Movimento sarebbe stata presentata al mondo già domani o al massimo giovedì, il fondatore - colui che aveva consegnato le chiavi dei 5 stelle in mano all'ex premier dicendo più o meno "fanne quel che vuoi" - ha pronunciato il suo "non possumus". E ha fatto recapitare tutta una serie di condizioni per Conte irricevibili.
Chi ha parlato con l'ex premier lo descrive sorpreso e amareggiato. Di più, a un passo dal mollare un'impresa che aveva accettato per senso di responsabilità e di riconoscenza nei confronti di un Movimento che lo ha portato a guidare il Paese in ben due governi. Erano molti, soprattutto tra i big della vecchia guardia, a suggerirgli di fare una sua lista. Dove non ci sarebbero state questioni sul doppio mandato ed estenuanti trattative per liberarsi dall'influenza di Davide Casaleggio e della sua Rousseau. Conte ha invece accettato l'offerta di Grillo. Ha fatto esattamente quel che gli è stato chiesto, così dicono i suoi in queste ore definite "molto pesanti". Ed è chiaro che "la condizione imprescindibile perché questo progetto vada in porto è che Grillo ne sia ancora pienamente convinto. Diversamente, non vi sarebbero le condizioni per rilanciare il Movimento". Sostengono che non ci sia alcun ridimensionamento del ruolo del Garante, i fedelissimi dell'ex premier. E che per questo non si possa parlare di scontri, o di tensioni.
E quindi, la palla è tutta nel campo del fondatore. Questo sembrano dire i messaggi in bottiglia dell'ex premier. Conte ha impiegato in questo progetto tutto se stesso, una volta uscito da Palazzo Chigi. Ha trattato per settimane con un irremovibile Davide Casaleggio fino alla rottura con la sua Rousseau. Ha studiato i modelli degli altri partiti democratici per trasformare il M5S in qualcosa di diverso da quel che è sempre stato. E lo ha fatto ritenendo di avere un mandato. Se quel mandato non c'è più, nessun nuovo Movimento potrà nascere e le strade di Grillo e di colui che aveva scelto finiranno per dividersi. Lasciando macerie, perché a questo punto l'intera questione appare incredibile. E nessuno più, tra i 5 stelle, saprebbe bene da dove ricominciare. Chi è vicino a Grillo avverte che non è detto non venga a Roma, che potrebbe piuttosto arrivare e parlare di tutti i suoi dubbi con i parlamentari. Divisi, come ormai da tempo, tra chi vuole un terzo mandato e chi no, tra chi ha fiducia nell'avvocato del popolo e chi lamenta che non può tenersi tutte le scelte, come su Roma, Torino, la Calabria. Il potere più temuto è quello di fare le liste. Un potere che tutti vorrebbero condividere, ma che Conte sa essere l'unica garanzia del suo futuro.