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Primarie Bologna, aria di derby alle urne ma la sorpresa sono i giovani

Un gazebo a Bologna per le primarie del centrosinistra (eikon)

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Attivisti dem contro i renziani: "Se aspettavamo i loro volontari il gazebo non lo montavamo"
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Il popolo delle primarie a Bologna si è svegliato presto. E alle 8 era già in fila ("Se no dopo fa troppo caldo", dice Irma, alle Casette Rosse di via Bastia). File quasi ovunque. Ma non solo file di anziani. È che gli anziani in quelle file non mancano mai. Se ci sono, votano. Per atavico riflesso democratico. "Perché sono già qui? Sarebbe strano il contrario...", se la ride Giulio, 76 anni, ex docente, non iscritto al Pd. Chissà se anche lui ha scelto Lepore, come ha fatto il 60% dei partecipanti.

E comunque nei seggi, nelle sezioni, nei gazebo, è andata gente di ogni età. Anche …

Il popolo delle primarie a Bologna si è svegliato presto. E alle 8 era già in fila ("Se no dopo fa troppo caldo", dice Irma, alle Casette Rosse di via Bastia). File quasi ovunque. Ma non solo file di anziani. È che gli anziani in quelle file non mancano mai. Se ci sono, votano. Per atavico riflesso democratico. "Perché sono già qui? Sarebbe strano il contrario...", se la ride Giulio, 76 anni, ex docente, non iscritto al Pd. Chissà se anche lui ha scelto Lepore, come ha fatto il 60% dei partecipanti.

E comunque nei seggi, nelle sezioni, nei gazebo, è andata gente di ogni età. Anche giovani. Senza contare che in cinquemila si erano prenotati per il voto online. Viste all'ombra delle Due Torri, le primarie non sono sembrate in cattiva salute. Ieri, tra schede e voto sul web, si è sfiorata quota 24mila. La fiammata è stata di mattina, 12mila e passa all'una. Poi, complice una giornata lattiginosa, la curva ha molto rallentato. "Essere qui dopo la pandemia era ancora più importante, spero venga tanta gente, più siamo meglio è", dice Angela, insegnante, meno di quarant'anni, da sola al seggio di via Turati. Se la febbre sale, sale anche l'affluenza alle primarie. E in questi giorni a Bologna la febbre era salita. Di qua Matteo Lepore, assessore uscente del decennio guidato dal sindaco Merola. Di là Isabella Conti, sindaca di San Lazzaro, indicata da Renzi come candidata, dopo un accordo con Letta. "Se aspettavamo i suoi uomini quel gazebo era ancora da montare", le ha detto al parco del Velodromo un volontario Pd indicando un seggio, afflitto dall'afa e infastidito dalle polemiche sulle presenze dei rappresentanti di partito. In via Murri, invece, due elettori che non si riconoscevano nel centrosinistra, si sono rifiutati di firmare la dichiarazione di appartenenza. "Io non sono di centrosinistra, perché devo firmare? Non avevate detto che potevano votare tutti?". Poi un accordo è stato trovato. Però di Primarie vere si è trattato, con dietro due diverse idee di centrosinistra, quindi di competizione autentica. E tra due quarantenni.

Il merito del clima agguerrito è stato certamente di Isabella Conti. Che le ha tentate davvero tutte. Dalle accuse di sessismo al Pd alla disconoscimento dei 5 Stelle come forza di sinistra ("Proprio loro che hanno votato il decreto sicurezza di Salvini?"). Forse ne ha tentate anche troppe, invitando pure gli elettori di centrodestra a partecipare. Certo in tutti quei tentativi di muovere le acque, una l'ha sbagliata. Trascinare Romano Prodi in una polemica nella quale il Professore non aveva fatto nulla per entrare. "Bene che scorra il sangue alla vigilia - aveva detto Prodi - purché poi si coaguli e non scorrà più". "Parole violente", ha stigmatizzato lei, non avendo gradito l'appoggio dell'ex premier al suo sfidante. L'incidente diplomatico, alla luce dei risultati, non ha giovato alla candidata. Di una campagna elettorale "gentile" aveva parlato nello scendere in campo. Ma è sembrata da subito la promessa dello scorpione alla rana. Spiazzato dal suo muoversi a tutto campo, Lepore inizialmente ha incassato, poi ha reagito scompostamente ("abbiamo fermato Salvini, fermeremo anche Renzi"), quindi si è rimesso con la testa sul manubrio confortato dai sondaggi che lo davano in vantaggio. Perché il destino di questo voto cambiasse verso, bisognava davvero che elettori distanti dalla cultura delle primarie, ancor prima che dal centrosinistra, decidessero di fare un passo avanti. Ma ieri a Bologna c'erano 34 gradi, le spiagge a cento chilometri finalmente accessibili, l'Italia in tv alle 18 contro il Galles. Non certo le condizioni ideali per un ribaltone.

Al circolo Benassi sì che c'è stata battaglia, perché pur essendo da sempre considerato il luogo simbolo della base Pd, è al confine con San Lazzaro, dove Isabella Conti è stata rieletta con l'80% delle preferenze. E la sua fama ha varcato i confini. Ma si parla di nidi gratis, di un paese ad alta efficienza, di questioni concrete insomma. Non delle oscure alchimie interne al Pd che hanno portato mezza dirigenza del partito cittadino a schierarsi con la Conti soprattutto per pestare i calli a Lepore. Un inedito endorsement collettivo che lascerà un'ampia scia di veleni. Ammesso che nel dopo la Conti non decida di fare una lista sua, come fin qui ha sempre escluso di voler fare, senza mai convincere tutti fino in fondo. Perché alla finestra di queste primarie resta pur sempre il centrodestra cittadino, che da mesi promette di avere il candidato pronto per la prossima settimana, ma in realtà aspettava solo di capire come sarebbe finita ieri. L'eventuale vittoria della Conti avrebbe tagliato fuori in un colpo solo le ambizioni di tutti, dalla Lega a Fratelli d'Italia (primo partito della coalizione in città secondo l'ultimo sondaggio). La vittoria di Lepore invece riapre i giochi e rivitalizza anche la sfida di ottobre. Dove non è escluso rientri in gioco anche l'ex ministro Galletti che, come annunciato, ieri ha votato Conti online.

Per oggi il Pd però può godersi il buon successo di pubblico e anche la vittoria del proprio candidato. Il flop di Torino è scongiurato, Bologna ancora una volta ha mosso le sue truppe. Le Primarie, come spesso accade, sono state un balsamo. L'effetto a Bologna non durerà a lungo.