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Le primarie a Roma. Arrabbiati e centenari. Tra gli elettori al voto si riscopre la militanza

Enrico Letta vota a Testaccio per le primarie Pd (agf)

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I volontari sono della generazione senza utopie, ma fieri di essere “diversi anche se un po’ sfigati”
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Non scorre il sangue come piacerebbe a Prodi, non c'è neppure er friccico del broglio e dunque nessuno si accorge dell'incoronazione di Roberto Gualtieri in una Roma che parla gallese, il più strano inglese della Gran Bretagna, "boyo" invece di "boy", "appendersi" (to hang) invece di ubriacarsi. "So' caciaroni ma tranquilli" dice una signora sporgendo la testa dal gazebo di via del Corso e puntando col dito un gallese che si chiama Dale e dice di sapere tutto del Pd, fiero che nella Gran Bretagna di destra il Galles sia rimasto "rosso" e persino più vicino al Labour di Corbyn che di Keir Starmer.

Comincio il giro alle 7.30 in via del Gazometro a Ostiense dove, mentre 4 anziani elettori già aspettano allegri, 5 giovani militanti, come in una festa di strada, sistemano una doppia tenda e ogni tanto cade tutto, e allora i botti e le risate spaventano i gabbiani che si allontanano gracchiando. E mi …

Non scorre il sangue come piacerebbe a Prodi, non c'è neppure er friccico del broglio e dunque nessuno si accorge dell'incoronazione di Roberto Gualtieri in una Roma che parla gallese, il più strano inglese della Gran Bretagna, "boyo" invece di "boy", "appendersi" (to hang) invece di ubriacarsi. "So' caciaroni ma tranquilli" dice una signora sporgendo la testa dal gazebo di via del Corso e puntando col dito un gallese che si chiama Dale e dice di sapere tutto del Pd, fiero che nella Gran Bretagna di destra il Galles sia rimasto "rosso" e persino più vicino al Labour di Corbyn che di Keir Starmer.

Comincio il giro alle 7.30 in via del Gazometro a Ostiense dove, mentre 4 anziani elettori già aspettano allegri, 5 giovani militanti, come in una festa di strada, sistemano una doppia tenda e ogni tanto cade tutto, e allora i botti e le risate spaventano i gabbiani che si allontanano gracchiando. E mi chiedo come mai alle 7 del mattino, quando il caldo senza sole non ha ancora reso tutto opaco, questi ragazzi mi sembrano già stanchi. Capirò di più nel gazebo di Montesacro dove mi raccontano che quest'anno "anche sedie e tavoli devi portarteli da casa" e mi mandano in via Corinaldo, nel circolo del Pd che è usato come deposito e alle 8.30 non è stato ancora svuotato del tutto. Questi militanti staranno ai gazebo per almeno dieci ore e nessuno di loro pensa alla fatica del ritorno. Perché?

In tutti i gazebo la scena è sempre uguale: i vecchi e i giovani. Ma non in lotta come nel romanzo. Da un lato ci sono gli anziani che votano, le facce bellissime e i corpi segnati, e dall'altro quelli che li ricevono, come fossero i lori figli e, meno spesso, i loro nipoti. Molte sono donne, la più vecchia si chiama Maria Camilla Ripoli, ha compiuto 100 anni, vota in Piazza Euclide e le riassume tutte. Una volta Roma sembrava inventata per loro, perché era la città madre della dolcezza italiana.

Quando si mettono in fila, come capita a Porta Portese verso mezzogiorno, il gazebo finalmente sembra meno fragile nonostante i suoi paletti di plastica. Anche le sedie da giardino esili e pieghevoli trovano, nella politica, la loro dignità e così le due scatole di cartone rovesciate come urne e assicurate con il nastro adesivo. Sul tavolo ci sono una copia di "Repubblica" e una di un giornale che non conoscevo, "Il caffè di Roma".

Una signora mi sussurra che voterà per Caudo e non per Gualtieri. Ce l'ha con il partito di Roma, con "l'apparato", e un po' ce l'ha pure con noi di "Repubblica" e specialmente con me per gli articoli irridenti che allora scrivemmo sul sindaco Marino che "è stato assolto da tutte le accuse, alcune francamente ridicole". È appassionata e vorrei che avesse ragione: avrei infatti il piacere di farmi perdonare. "Ma vede - provo a spiegare - sia che si tratti di Andreotti, di Berlusconi, della sindaca Raggi o dell'ex sindaco Marino, l'idea che l'assoluzione penale assolvi l'indecenza politica - nel caso di Marino la goffa inadeguatezza - non è un'idea garantista, ma al contrario è un corollario del peggiore giustizialismo". Ne nasce una bella discussione, e perciò il gazebo finalmente diventa una fortezza da difendere. I militanti, tutti volontari, anche gli adulti, appartengono, è vero, a quelle nuove generazioni alle quali sono state tolte le utopie, ma hanno la fierezza di essere "diversi anche se un po' sfigati" mi dice Matteo, ed è un codice, questo della militanza, apparentemente inattuale e perciò dirompente, sorprendente e scandaloso.

In cerca di un po' di rischio ci spostiamo a San Basilio, poi a Tor Sapienza, a Tor Bella Monaca, e qui i gazebo sembrano al contrario più deboli e più soli tra quei palazzi-sepolcri con la loro bruttezza ordinaria. A Ponte di Nona in uno squallido stradone non ci sono i condomini londinesi né les grands ensembles parigine, ma c'è l'esasperazione della palazzina romana, cinque piani con garage, cinque appartamenti a piano, balconi e qualche aiuola. Sono i palazzi di Caltagirone.
Ma è inutile appostarsi per sorprendere ai gazebo le carovane di cinesi, pakistani e nordafricani, la schiuma del voto comprato, come accadde negli anni in cui le primarie, modello di democrazia importato dagli Usa, troppo spesso andavano a male anche se erano bagni di folla. E a Napoli, a Bologna a Genova, e appena un po' meno a Roma, scorreva appunto quel sangue che Prodi, chissà perché, rimpiange come una nostalgia. Eppure ci sono state primarie cancellate, primarie annullate e pure primarie impiastricciate ma confermate (a Genova) nonostante la denunzie e la forza delle prove. E qualche volta si faceva pure a botte.

Invece qui non ci sono neppure gli incappucciati della destra, i michettiani di Radio Radio, quelli che "siamo la radio della libertà. Il professore lo difendiamo e lo preserviamo. È uno di noi da 6 anni e può essere un gioiello per questa città" .Ma la verità è che ai gazebo temono di più l'infiltrazione dei guastatori di Calenda, che ha tappezzato Roma con la propria immagine, mai però negli spazi vietati alle affissioni, un bel primo piano del suo faccione di Mastro Lindo, in una campagna dove tutti invocano la pulizia di Roma: "La prima cosa è darle una ripulitina" ha detto Gualtieri e tutti, ma proprio tutti, promettono di farla finita con la "grande monnezza", e nessuno parla per metafora quando sfregiano e oltraggiano "la vera colpevole", cioè la sindaca Virginia Raggi. Ma Calenda, che si è affacciato al balcone del suo tweet alle 7.16 e alle 22 era ancora lì, ce l'ha soprattutto contro Gualtieri e contro il Pd, e abusa del suo famoso sarcasmo che è tipico dei peggio romanacci, sempre pronti a darsi di gomito e allo sghignazzo. Dunque per tutto il giorno ripete che in queste primarie, alle quali si è rifiutato di partecipare ma alle quali invece strapartecipa, assente presentissimo, bisogna votare Caudo, che fu l'assessore fidatissimo del sindaco Marino e ora è il candidato dei suoi vendicatori, una ferita aperta nel corpo della sinistra. E perciò Calenda si infila nella piaga.

E allora mi infilo anch'io tra i sostenitori di Giovanni Caudo, tra gli arrabbiati. Li accusano di essere il cavallo di Troia di Calenda, e chissà quanto c'è di verità e quanto di calunnia. Davvero non esiste una terza via tra le primarie come epica insanguinata e malandrina e le primarie decise dal partito, con candidato da incoronare e gli avversari ridotti a spalla, le primarie dei sette nani? Sono le 19 e torno a dare un'occhiata dove ero partito. Stamattina le tende erano due, adesso è una sola. E la movida, che gli si è accesa attorno, rimpicciolisce il gazebo senza folla. Ma finalmente anche la rabbia entra in un bar e si fa chiacchiera da aperitivo: "Quello di Roma è il Pd del territorio, lei ci vede qui come tante persone in fila. Chiuda gli occhi e li riapra per vedere i cammelli dei notabili che nessuno è riuscito a rottamare. Queste primarie sono la restaurazione dell'ancien régime". E chi sono i notabili di Roma? "Bettini e Franceschini. Sono l'eternità dei capibastone che marcano il territorio da Ostia a Fregene "poltrona per poltrona", uno spazio epico cartografato: banche, Camere di Commercio, ospedali, ambulanze, sindaci, industrie ... e poi mogli, fratelli, figli, consuoceri, ex compagni di scuola". Infine, una signora mi mostra il fac simile della scheda con la X sul nome Gualtieri e lo paragona ai facsimili di tutti gli altri candidati: "Vede, su questa di Gualtieri c'è solo un nome, il suo. E gli altri sono spariti". È un presagio? "È uno stile. Io so io e voi non siete un c...".

Per gli arrabbiati ci sarà forse una prossima volta. E forse anche per i gallesi che hanno perso e si consolano, anche loro, con la birra. "Arrabbiato", nel loro buffo inglese, non si dice angry, ma tamping.