Calabria, il centrodestra presenta il ticket Occhiuto-Spirlì. E Berlusconi insiste sul 'partito repubblicano'
di Alessia Candito , di Alessia CanditoCATANZARO - A due settimane dalla falsa partenza di Roberto Occhiuto, che ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza della Regione Calabria per tutto il centrodestra senza attendere la nota ufficiale congiunta, il pubblico imprimatur arriva. Il palcoscenico è quello neutro del T-hotel di Lamezia, la fauna quella che bazzica con più o meno fortuna dentro e fuori i partiti, il clima da vittoria già in tasca da conquistare "tutti insieme appassionatamente". Ma la campagna elettorale è ufficialmente iniziata, il centrodestra ha diverse partite interne in ballo a livello locale e nazionale e nessuno sembra aver voglia di lasciar terreno agli avversari.
CATANZARO - A due settimane dalla falsa partenza di Roberto Occhiuto, che ha ufficializzato la propria candidatura alla presidenza della Regione Calabria per tutto il centrodestra senza attendere la nota ufficiale congiunta, il pubblico imprimatur arriva. Il palcoscenico è quello neutro del T-hotel di Lamezia, la fauna quella che bazzica con più o meno fortuna dentro e fuori i partiti, il clima da vittoria già in tasca da conquistare "tutti insieme appassionatamente". Ma la campagna elettorale è ufficialmente iniziata, il centrodestra ha diverse partite interne in ballo a livello locale e nazionale e nessuno sembra aver voglia di lasciar terreno agli avversari.
Il leader della Lega, Matteo Salvini ha anticipato di un giorno l'arrivo in Calabria dove - promette - "tornerò ogni settimana", vaticinando che "la Lega sarà il primo partito" a dispetto dei magri risultati delle ultime regionali e dell'emorragia di militanti. Per Antonio Tajani invece il maggior numero di consensi - annuncia qualche ora prima della presentazione di Occhiuto - li incasserà ancora una volta Forza Italia. In realtà, chi si candida a mettere in discussione il primato del partito di Berlusconi in Calabria è Fdi. La sua leader Giorgia Meloni oggi è lontana "perché mi è stato fisicamente impossibile essere presente", dice in collegamento Skype, ma non rinuncia a qualche frecciatina. Plaude al lavoro fatto dalla Giunta di centrodestra guidata da Nino Spirlì e soprattutto il lavoro del suo assessore, Fausto Orsomarso, ma poi sottolinea "io continuo a sperare che il centrodestra di governo possa esserlo senza il centrosinistra e il Movimento Cinquestelle".
Silvio Berlusconi insiste sul partito repubblicano
Un modo forse per marcare la differenza con la Lega, principale "competitor" ormai a solo pochi decimali di distanza nella classifica di gradimento dell'elettorato. E il Carroccio, sempre più preoccupato dal derby con Fdi? Salvini non raccoglie, ma ci tiene a rassicurare quel pezzo dei suoi che guarda con preoccupazione al progressivo avvicinamento a Forza Italia. "Non c'è nessuna fusione tra le forze politiche del centrodestra - dice inaugurando una nuova sede del Carroccio a Lamezia Terme - Le fusioni le facciamo solo in cucina. C'è una collaborazione". Peccato che meno di un'ora dopo Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con la convention di Lamezia Terme ribadisca quanto già annunciato du giorni fa: "Stiamo lavorando bene con le altre forze del centrodestra e credo davvero che da qui al 2023 costruiremo un unico partito del centrodestra, un 'partito repubblicano' sul modello americano, nel quale il centro e la destra democratica si trovino insieme per governare il Paese: lo chiameremo il centrodestra italiano". È un vecchio progetto del padre padrone di Forza Italia, che già l'anno scorso aveva pronosticato la nascita della nuova formazione. Ma "sono sicuro - dice con voce stanca da convalescente - che la spinta all'unità arriverà anche da queste elezioni in Calabria".
Su una cosa sembrano tutti d'accordo. "Roberto Occhiuto è il candidato migliore" sottolineano tutti nei rispettivi interventi e "porterà il centrodestra unito alla vittoria", anche grazie alla moltiplicazione di candidature - quattro, allo stato - fra centro, centrosinistra e sinistra. Un accordo alla fine sembra essere stato trovato anche su Nino Spirlì, attuale presidente facente funzioni e in caso di vittoria con già in tasca la nomina a vicepresidente. E senza neanche necessità di candidatura perché "ci sono tante cose di cui occuparsi" ha affermato lui stesso e la campagna elettorale sottrarrebbe tempo ed energie. Una tesi non poi così tanto condivisa fra i suoi che però a quanto pare il rospo per adesso lo hanno - forse a malincuore - ingoiato. E lui parla già da numero due della Regione. "Non può esserci risultato diverso della vittoria del centrodestra che veleggerà. Questa nave naviga aspettando Roberto come comandante e me al suo fianco".
Spirlì e l'elogio di Mussolini
Nessun problema sembrano aver causato invece le affermazioni shock di Spirlì sul ventennio fascista e sul dittatore che ha insanguinato quella stagione, Benito Mussolini. "Ha creato le case popolari, le pensioni, l'assistenza all'infanzia, l'assistenza alle donne, le bonifiche, l'industrializzazione" ha sostenuto nel corso di un'intervista. Peccato siano delle clamorose bufale storiche perché le pensioni risalgono al 1895 e le ha volute il governo Crispi, per poi essere estese a tutti i lavoratori nel 1919 dopo le mobilitazioni del "biennio rosso", le bonifiche sono state avviate attorno al 1908 e la prima legge sulle case popolari è del 1903. Lo hanno ricordato Sinistra Italiana, formazioni e civiche che sostengono De Magistris, pentastellati e Pd, che in coro hanno chiesto una pubblica confessione di Spirlì da parte dei suoi. Richiesta rimasta ovviamente inevasa.
Le inchieste che pesano sulla campagna elettorale
Anche il candidato governatore Occhiuto non ha nulla da dire al riguardo. Con il presidente facente funzioni dice convinto, anche nella prossima legislatura sarà il centrodestra a governare la Regione. "Tantissimi miei amici, anche calabresi, mi dicevano "Chi te lo fa fare? Sei il capogruppo di Forza Italia e te ne vai in una regione ingovernabile. Ma la Calabria non è ingovernabile. È la sfida più entusiasmante per chi si candida a governare nella regione in cui è nato". Per farlo però, sostiene, "non vogliamo i voti della 'ndrangheta, ci fate schifo. Non ne abbiamo bisogno".
Tema su cui tutti in coalizione sembrano essere d'accordo, ma che rischia di essere scivoloso alla luce delle inchieste che hanno coinvolto, lambito o fatto arrestare esponenti più o meno noti dei tre partiti o candidati ed ex delle loro liste.
"Dove c'è la 'ndrangheta da noi scattano i calci nel culo" tuona Matteo Salvini accanto al suo deputato Domenico Furgiuele, che fiumi di inchiostro ha fatto versare per la vicinanza al suocero, il re dell'autostrada Salvatore Mazzei, condannato per estorsione aggravata dall'aver favorito la 'Ndrangheta e il cui nome è saltato fuori anche nell'inchiesta sui "clienti" dell'ex giudice Marco Petrini, condannato per aver trasformato la Corte d'appello in un suq di sentenze. E ancora "i mafiosi non ci interessano né col lavoro, né coi soldi, né con le amicizie" prosegue il leader del Carroccio, dimentico forse di quell'ex candidato alle ultime regionali, il ginecologo Antonio Coco, che l'inchiesta Chirone racconta seduto a discutere di candidati e liste con il boss Domenico Laurendi o le storiche amicizie del suo subcommissario Cataldo Calabretta, spesso in compagnia dell'imprenditore Pasquale Malena, condannato a 12 anni nell'inchiesta antimafia Stige.
Anche Meloni interviene sul tema: "Come Fratelli d'Italia abbiamo lavorato per tenere fermi i principi di legalità, di trasparenza, di efficienza della Pubblica amministrazione per valorizzare le risorse immense di cui la Calabria dispone". Peccato che ancor prima dell'inizio ufficiale dell'ultima legislatura regionale, il primo degli eletti del collegio sud di Fdi, Domenico Creazzo, sia finito ai domiciliari per scambio elettorale politico mafioso. Era un transfuga proveniente dalle file del centrosinistra, mentre Alessandro Nicolò - ex uomo forte di Fdi in Regione, oggi a processo per associazione mafiosa - arrivava da Forza Italia. E non meno amaro era stato l'altro "trasferimento" dai ranghi azzurri, l'ex senatore Giancarlo Pittelli, oggi a processo per concorso esterno come uomo di fiducia del boss Luigi Mancuso.