Ddl Zan, Azzariti: "Dal Vaticano un’impropria ingerenza sullo Stato italiano”
di Liana MilellaROMA - Innanzitutto, professor Gaetano Azzariti, lei insegna diritto costituzionale alle Sapienza. Siamo di fronte a un'ingerenza o a un atto lecito del Vaticano sul ddl Zan?
"A me pare che la nota del Vaticano sia inopportuna nella forma e discutibile nella sostanza".
Una stroncatura la sua. È sicuro?
"Le ricordo quello che stabilisce l'articolo 7 della nostra Costituzione sui rapporti tra Stato e Chiesa, nel quale è esplicitamente scritto che "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani". Ciò, credo, precluda ogni richiesta di modifica espressa su una legge in itinere".
Lei dunque parla proprio di "interferenza".
"Vorrei precisare che la reciproca indipendenza tra Stato e Chiesa non comporta certo l'impossibilità di critica o anche manifestazioni di dissenso da parte di una delle due istituzioni nei confronti dell'al…
ROMA - Innanzitutto, professor Gaetano Azzariti, lei insegna diritto costituzionale alle Sapienza. Siamo di fronte a un'ingerenza o a un atto lecito del Vaticano sul ddl Zan?
"A me pare che la nota del Vaticano sia inopportuna nella forma e discutibile nella sostanza".
Una stroncatura la sua. È sicuro?
"Le ricordo quello che stabilisce l'articolo 7 della nostra Costituzione sui rapporti tra Stato e Chiesa, nel quale è esplicitamente scritto che "lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani". Ciò, credo, precluda ogni richiesta di modifica espressa su una legge in itinere".
Lei dunque parla proprio di "interferenza".
"Vorrei precisare che la reciproca indipendenza tra Stato e Chiesa non comporta certo l'impossibilità di critica o anche manifestazioni di dissenso da parte di una delle due istituzioni nei confronti dell'altra. Tanto è vero che già due interventi in dissenso sul ddl Zan sono stati formulati dalla Cei, nonché molte associazioni cattoliche e quotidiani (penso in particolare all'Avvenire), legittimamente esprimono di continuo critiche e il punto di vista cattolico".
Sì, certo. Ma qui stiamo parlando di una nota ufficiale diretta da uno Stato a un altro.
"Esatto, proprio questo è il punto. Il documento è stato inviato dal segretario vaticano per i Rapporti con gli Stati in via ufficiale alla Farnesina per chiedere al governo di intervenire sul Parlamento. Con un'esplicita richiesta di rimodulazione del testo, in base a presunte violazioni concordatarie".
Scusi, ma queste violazioni ci sarebbero?
"Ma non è affatto questo il problema. Eventuali e presunte violazioni concordatarie potranno essere sindacate a legge approvata dalle autorità giudiziarie italiane, nonché per eventuali profili di incostituzionalità dalla Consulta. I giudizi non dovranno però essere sollevati direttamente da uno stato straniero, qual è il Vaticano, ma da parti processuali. Sto parlando dei sacerdoti, dei docenti nelle scuole cattoliche, delle stesse associazioni cattoliche, tutti titolari di eventuali e specifici interessi a ricorrere".
Ma perché, se possono farlo esponenti a vario titolo del mondo cattolico, non può farlo ufficialmente il Vaticano?
"Perché in tal caso si viene a produrre una impropria ingerenza di uno Stato sovrano su un'altro, e che si tratti del Vaticano, degli Stati Uniti o della Russia poco cambia".
La nota vaticana è precisa, dice che alcuni passaggi della legge Zan ridurrebbero i diritti della Chiesa sulla "libertà di organizzazione e di pubblico esercizio di culto".
"Sono diffusi i timori che il ddl Zan possa incidere sulla libertà di manifestazione del pensiero, non solo dei cattolici, ma di chiunque sia contrario a orientamenti sessuali che vanno al di là del rapporto tra uomo e donna. Personalmente ritengo infondati questi timori per una precisa ragione".
E quale sarebbe?
"Chi critica sul punto la legge Zan confonde tra propaganda e istigazione. La propaganda permette di divulgare qualunque opinione, anche le più avverse sugli orientamenti sessuali, ed è salvaguardata esplicitamente dal ddl. L'istigazione invece comporta un pericolo concreto di atti violenti e discriminatori".
Scusi, ma leggendo la nota vaticana non ha l'impressione che la Chiesa pretenda di essere pienamente libera di criticare comportamenti che vanno oltre le coppie tradizionali e tema invece di finire inquisita?
"Ma guardi che questa battaglia è già stata vinta dai cattolici in Parlamento alla Camera quando il liberale Enrico Costa, facendosi paladino anche dei timori della Chiesa cattolica, ha fatto inserire un esplicito articolo, il numero 4, in cui viene fatta salva la libertà di critica, purché non determini il concreto pericolo di atti violenti o discriminatori. E d'altronde tanto la Consulta sin dal 1958, quanto la Cassazione dal 2015, hanno sempre distinto tra opinioni, giudizi e atti "idonei a creare un effettivo pericolo".
Il nostro governo come dovrebbe rispondere alla Santa sede?
"L'inopportunità politica di questo passaggio formale del Vaticano è che si inserisce impropriamente nel già fin troppo vivace dibattito in corso sulla legge Zan. Qualunque cosa facciano adesso il Parlamento, il governo e le forze politiche sarà comunque letto come una reazione a questo passo che mi spingerei a definire controproducente".
Vorrà dire che stavolta la posta in palio è molto alta.
"Io non mi spiego, alla fine, perché mai i reati d'odio già previsti da anni dalla legge Mancino e che riguardano il razzismo, l'etnia, la nazione, nonché giustamente anche la religione, e che non sono mai stati posti in discussione tantomeno dalla Chiesa cattolica, oggi con la legge Zan non possano essere estesi anche ai motivi fondati sul sesso, sull'orientamento sessuale e sulle disabilità".