Ddl Zan e Chiesa, padre Bruno Uvini: "Mancano operatori preparati ad affrontare i quesiti dei giovani. La teoria non basta"
di Pasquale Quaranta , di Pasquale QuarantaChe sia il confessionale, la richiesta di un colloquio o la direzione spirituale, Bruno Uvini è un frate domenicano che è spesso impegnato a Torino e a Roma nella pastorale con le persone omosessuali cattoliche. Risponde al telefono citando la Prima lettera di san Giovanni: "L'amore perfetto scaccia il timore".
Perché la Chiesa è così spaventata del disegno di legge contro l'omotransfobia?
"Spaventa la limitazione della libertà personale dei cattolici italiani. Molti giuristi hanno scritto e molte associazioni sono intervenute per mettere in guardia da questo grave pericolo, al quale secondo loro veniamo esposti, se viene approvato l'attuale testo del ddl Zan".
Che sia il confessionale, la richiesta di un colloquio o la direzione spirituale, Bruno Uvini è un frate domenicano che è spesso impegnato a Torino e a Roma nella pastorale con le persone omosessuali cattoliche. Risponde al telefono citando la Prima lettera di san Giovanni: "L'amore perfetto scaccia il timore".
Perché la Chiesa è così spaventata del disegno di legge contro l'omotransfobia?
"Spaventa la limitazione della libertà personale dei cattolici italiani. Molti giuristi hanno scritto e molte associazioni sono intervenute per mettere in guardia da questo grave pericolo, al quale secondo loro veniamo esposti, se viene approvato l'attuale testo del ddl Zan".
L'articolo 4 del ddl Zan difende la libertà di espressione e il pluralismo delle idee. Quali sono ancora gli ostacoli per una reale accoglienza nella Chiesa delle persone omosessuali e transessuali?
"C'è una mancanza di operatori formati per questa pastorale. In Italia solo da poco più di un decennio qualche diocesi ha iniziato a strutturare una pastorale con le persone omosessuali. Nelle facoltà teologiche non ci sono corsi istituzionali dedicati. Non tutti noi sacerdoti abbiamo una preparazione adeguata per dialogare sulle complesse questioni che ci vengono poste dalle nuove generazioni: non sempre ci può bastare ciò che sappiamo dal punto di vista biblico e teologico".
Di cosa ci sarebbe bisogno?
Di una formazione che risponda alle richieste dei fedeli delle nuove generazioni e di una formazione in ogni diocesi di sacerdoti o laici referenti per questa attività pastorale. Gli strumenti ci sono. Penso alle diverse pubblicazioni di carattere teologico e pastorale, di produzione italiana, uscite negli ultimi tre anni: un numero così elevato mai visto negli anni precedenti.
Che risultati hanno dato i percorsi intrapresi finora dalla Chiesa con le persone cattoliche omosessuali e transessuali?
"Mi pare che le vie, poche ma indicative, abbiano dato buoni risultati. Bisognerà vedere se tra dieci o venti anni saranno ancora valide. Già gli adolescenti di oggi sembrano davvero molto diversi dalle generazioni precedenti. Lo dicono anche gli studi sociologici. Mi pare però che non ci siano ragioni per essere pessimisti. Anche se limitata a poche persone, la pastorale con le persone omosessuali è fatta 'con' loro. Quindi saranno loro, quelli delle prossime generazioni che, con la loro vita cristiana, insieme agli operatori, daranno vita alla giusta pastorale, quella che aiuta ogni persona a gioire ogni giorno per aver incontrato il Signore".
Come costruire ponti tra Chiesa e comunità lgbt+?
"L'idea di 'costruire ponti' circola da decenni. Ma dobbiamo distinguere tra credenti e credenti-praticanti. Sono questi ultimi che, vivendo nella comunità di fede, non solo possono, ma in forza del loro sacerdozio battesimale devono impegnarsi a costruire ponti. Sono loro che devono metterci del proprio. Poi daranno il proprio contributo i biblisti, teologi, psicologi, ecc. Il terreno sul quale questi ponti possono poggiare in modo stabile è solo l'amore di Dio in Gesù Cristo morto e risorto per noi; la base che può sostenere questi ponti è solo il rapporto di fede con questo Dio. Poi viene la filosofia, la teologia, la pastorale".
Quale dialogo è realmente possibile?
"Solo la conoscenza personale aiuta la conoscenza reciproca e quindi aiuta a comprendere ciò che le singole persone vivono. Spero che sia sempre più alto il numero di parroci, religiosi e religiose che facciano esperienza concreta di quel principio insegnatoci dalla Prima lettera di san Giovanni: l'amore perfetto scaccia il timore. Le polemiche e le parole di troppo proferite finora mostrano che nella Chiesa italiana tutti abbiamo bisogno di pregare perché ci sia donato questo amore perfetto".