Omofobia, Il Vaticano ora frena. Parolin: “Non vogliamo bloccare la legge Zan"
di Paolo Rodari , di Paolo RodariCITTA' DEL VATICANO - Di ritorno da una visita in Messico, il cardinale Pietro Parolin si trova a fare i conti con la pubblicazione della Nota Verbale della sua Segreteria di Stato sul ddl Zan e decide di abbassare i toni. Con una intervista rilasciata al direttore editoriale dei media vaticani Andrea Tornielli, il porporato vicentino si assume la responsabilità della Nota stessa e, insieme, attua una sorta di marcia indietro: non c'è da parte della Santa Sede alcuna volontà di bloccare il ddl. Le principali preoccupazioni riguardano "i problemi interpretativi" di un testo giudicato "troppo vago" sul concetto di discriminazione.
Le parole di Mario Dragh…
CITTA' DEL VATICANO - Di ritorno da una visita in Messico, il cardinale Pietro Parolin si trova a fare i conti con la pubblicazione della Nota Verbale della sua Segreteria di Stato sul ddl Zan e decide di abbassare i toni. Con una intervista rilasciata al direttore editoriale dei media vaticani Andrea Tornielli, il porporato vicentino si assume la responsabilità della Nota stessa e, insieme, attua una sorta di marcia indietro: non c'è da parte della Santa Sede alcuna volontà di bloccare il ddl. Le principali preoccupazioni riguardano "i problemi interpretativi" di un testo giudicato "troppo vago" sul concetto di discriminazione.
Le parole di Mario Draghi dell'altro ieri, con la rivendicazione della laicità dello Stato e la sua non confessionalità, spingono il diplomatico vaticano ad intervenire per gettare acqua sul fuoco delle polemiche: da parte della Santa Sede, dice il porporato, non c'è alcuna richiesta di fermare la legge contro l'omotransfobia né ci sono indebite pressioni sul lavoro del Parlamento italiano. L'intento della Nota Verbale, insomma, è quello di portare all'attenzione dell'Italia alcune preoccupazioni riguardanti l'interpretazione di alcuni passaggi del testo stesso. Ma "concordo pienamente con il presidente Draghi sulla laicità dello Stato e sulla sovranità del Parlamento".
Parolin lancia anche messaggi interni. Intanto dice a chiare lettere ancora una volta che la Chiesa è contro qualsiasi atteggiamento o gesto di intolleranza o di odio verso le persone a motivo del loro orientamento sessuale, come pure della loro appartenenza etnica o del loro credo. Ma ritiene sia importante definire bene i contorni del ddl perché la normativa si muove in un ambito di rilevanza penale dove, com'è noto, deve essere ben determinato ciò che è consentito e ciò che è vietato fare. In Segreteria di Stato sono noti casi di sacerdoti che in alcun Paesi europei hanno subìto procedimenti penali per affermazioni che per la Santa Sede possono essere ritenute legittime.
Per mesi il Vaticano ha subìto le pressioni di parte dell'episcopato italiano affinché venissero palesate in modo pubblico le criticità del ddl. Parolin, non a caso, spiega che proprio perché "alla Santa Sede si sarebbe potuto imputare un colpevole silenzio, soprattutto "quando la materia riguarda aspetti che sono oggetto di un accordo", non poteva tacere. Ma nello stesso tempo dice che non c'è in lui volontà d'ingerenza. Ha adottato la Nota Verbale proprio perché "è il mezzo del dialogo nelle relazioni internazionali" e come tale è quello ritenuto più istituzionale e rispettoso. E chiude smentendo le ricostruzioni per le quali c'è stata dissonanza fra la Segreteria di Stato e la Cei: "C'è piena continuità di vedute e di azione", dice.
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