Identità di genere, l'ironia delle deputate sul timbro della Camera: "Deputato o deputat*?"
di Silvio Buzzanca , di Silvio Buzzanca"Ma tu sul timbro cosa hai fatto scrivere? Deputato o Deputat*? La domanda corre su alcune chat dei parlamentari dove le signore prendono un po' in giro i colleghi uomini con l'irridente e poco simpatica alternativa: "Deputato o Deputat*?" Dove l'asterisco indica una indeterminazione di genere di cui tanto si discute e che riempe le cronache politche e parlamentari.
Tutto nasce dal timbro che Montecitorio dal 2020 mette a disposizione di tutti quelli che vogliono raccogliere e certificare le firme per la presentazione delle liste elettorali. O per i referendum. Quelle sui sei referendum sulla giustizia e quelle sull'eutanasia dovranno essere raccolte adesso, sotto il sole di luglio e agosto. Il parlamentare …
"Ma tu sul timbro cosa hai fatto scrivere? Deputato o Deputat*? La domanda corre su alcune chat dei parlamentari dove le signore prendono un po' in giro i colleghi uomini con l'irridente e poco simpatica alternativa: "Deputato o Deputat*?" Dove l'asterisco indica una indeterminazione di genere di cui tanto si discute e che riempe le cronache politche e parlamentari.
Tutto nasce dal timbro che Montecitorio dal 2020 mette a disposizione di tutti quelli che vogliono raccogliere e certificare le firme per la presentazione delle liste elettorali. O per i referendum. Quelle sui sei referendum sulla giustizia e quelle sull'eutanasia dovranno essere raccolte adesso, sotto il sole di luglio e agosto. Il parlamentare seduto al suo banchetto sotto il solleone raccoglierà l'adesione del cittadino, firmerà il modulo e chiuderà l'operazione con un timbro che imprime sul foglio il suo nome e cognome e la dizione "deputato" o "deputata".
Il gioco che assume un sapore greve fra parlamentari, fra le deputate e i deputati, nasce proprio da quell'oggetto simbolo del potere burocratico. Il prezioso timbro si richiede infatti via mail ad un apposito ufficio di Montecitorio e del Senato. Solerti funzionari della Camera hanno risposto alle signore se preferivano inserire nel timbro, accanto al nome e al cognome, la parola deputato o deputata. Retaggio di un passato non molto lontano, era il 2015, in cui Laura Boldrini seduta sullo scranno più alto di Montecitorio aveva disposto che i ruoli politici e gli incarichi amministrativi e istituzionali si possono e si devono declinare al femminile: la presidente, la deputata, la vicepresidente, la capogruppo, la ministra, la segretaria generale. Il tutto con la benedizione dell'Accademia della Crusca. E le critiche del centrodestra che ha avuto la Boldrini sempre nel mirino.
Ma questa volta le signore deputate ne approfittano per ironizzare in maniera un po' pesante rivolte i colleghi: "Tu cosa hai fatto scrivere? Deputato o deputat*?", ripetono. Un osservatore disattento potrebbe pensare che il continuo evocare la parola timbro altro che non sia altro che innocente curiosità. Montecitorio, in fondo, è una piccola comunità: tutti potrebbero parlare di Maria Flavia Timbro, la neoparlamentare messinese di Liberi e Eguali che ha appena preso il posto del compianto Guglielmo Epifani. Invece no, proprio no. Soprattutto le deputate parlano proprio di un timbro. E della domanda ai colleghi: "Deputato o Deputat*?" che ha un vago sentore di presa in giro del politicamente corretto.
La domanda non sembra proprio provenire dal Partito democratico. O da Liberi e Eguali. Il tono sembra più consono a parlamentari e gruppi che si stanno battendo da mesi contro il disegno di legge Zan. Il progetto adesso in discussione al Senato è stato approvato l'anno scorso alla Camera. E una delle sedute è rimasta memorabile per l'immagine di Vittorio Sgarbi espulso dall'aula e portato via a braccia da un gruppo di commessi di Montecitorio.