✕

Il generale Graziano: “L’Ue colmi il ritardo dalla Cina sulle nuove tecnologie”

Il generale Claudio Graziano 
Il presidente del Comitato militare dell’Unione: "La sfida del futuro è sull’intelligenza artificiale. Per avere autonomia strategica occorre sovranità anche in questo campo"
3 minuti di lettura

"Comunicazioni quantistiche…". Pochissimi sanno cosa siano, ma permetteranno di gestire in sicurezza le trasmissioni attraverso i satelliti. E il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare della Ue ossia comandante dell’embrione di Difesa europea, le inserisce tra le sfide chiave del futuro prossimo. "Il nuovo ordine mondiale è scandito da un bipolarismo dominato da Stati Uniti e Cina: un confronto in cui entrambi mirano ad acquisire un vantaggio geopolitico attraverso la supremazia tecnologica. L’Europa non può ritrovarsi come il manzoniano vaso di coccio tra due vasi di ferro: deve raggiungere una sovranità tecnologica che le permetta di tutelare i suoi commerci, la sua economia, i suoi valori ma anche di costruire una capacità militare credibile. Dalla sovranità tecnologica si determina l’autonomia strategica: la possibilità di intervenire da soli per fronteggiare le crisi. Un’a…

"Comunicazioni quantistiche…". Pochissimi sanno cosa siano, ma permetteranno di gestire in sicurezza le trasmissioni attraverso i satelliti. E il generale Claudio Graziano, presidente del Comitato militare della Ue ossia comandante dell’embrione di Difesa europea, le inserisce tra le sfide chiave del futuro prossimo. "Il nuovo ordine mondiale è scandito da un bipolarismo dominato da Stati Uniti e Cina: un confronto in cui entrambi mirano ad acquisire un vantaggio geopolitico attraverso la supremazia tecnologica. L’Europa non può ritrovarsi come il manzoniano vaso di coccio tra due vasi di ferro: deve raggiungere una sovranità tecnologica che le permetta di tutelare i suoi commerci, la sua economia, i suoi valori ma anche di costruire una capacità militare credibile. Dalla sovranità tecnologica si determina l’autonomia strategica: la possibilità di intervenire da soli per fronteggiare le crisi. Un’autonomia che dal punto di vista pandemico – come ha sottolineato il premier Draghi – riguarda i vaccini e che si è tradotta nel Next Generation Plan per la rinascita economica".


In una recente audizione a Montecitorio, lei ha indicato quali sono le tecnologie fondamentali, parlando di cloud, processori, crittografia quantistica, tecnologia spaziale. E ha esortato i Paesi europei ad avere più ambizione in questo settore...
"Certo. Dobbiamo anticipare le minacce e non rincorrerle. Le comunicazioni, ad esempio, dipendono dai satelliti nello spazio e ci servono nuovi sistemi di crittografia per evitare di venire oscurati. Stiamo cercando di creare un comando europeo, il nocciolo di un quartiere generale operativo che deve disporre in sicurezza di reti cibernetiche e spaziali. C’è molto da fare".


Lei indossa l’uniforme militare da 49 anni: è stato comandante dell’Esercito e di tutte le forze armate italiane. Ai tempi della Guerra Fredda, l’Occidente era sicuro del vantaggio tecnologico sui rivali. Adesso questa certezza pare non esserci più…
"Se andiamo ancora più indietro nella Storia, allora bisogna ricordare come i cinesi per primi inventarono la polvere da sparo, poi però limitandosi a usarla nei fuochi d’artificio mentre l’Europa sviluppò subito le artiglierie ottenendo un vantaggio tecnologico durato secoli. Sono convinto che oggi la Cina non ripeterebbe lo stesso errore e lo sta dimostrando con le ricerche sull’intelligenza artificiale: ha una rapidità di evoluzione e la volontà di diventare una superpotenza conquistando la supremazia con un piano graduale che guarda al 2050. Il loro sistema politico permette di prendere e imporre decisioni in tempi ridotti rispetto alle democrazie europee. Per l’Europa è un partner negoziale, competitor economico e rivale sistemico".


Parla di intelligenza artificiale come dell’elemento di svolta decisivo.
"È la base di ogni sviluppo futuro per qualunque sistema tecnologico, incluso l’ammodernamento degli armamenti già in servizio. Venti Paesi dell’Ue hanno già singolarmente approvato un piano nazionale per l’intelligenza artificiale e l’Unione ha emesso una direttiva per integrarli in un disegno comune, ovviamente partendo dallo stimolare quelli che ancora non hanno un piano nazionale".


L’Italia non ha ancora un piano sull’intelligenza artificiale. Ma ne ha appena varato uno per la sicurezza cibernetica. Cosa sta facendo l’Unione per potenziare le difese cyber?
"La difesa cyber è il presente, non il futuro: il terreno di un confronto in cui si sta operando tutti i giorni in modo massiccio. Abbiamo stabilito una serie di priorità: dalla protezione delle reti alla formazione e dalla collaborazione tra aziende private ed enti pubblici alla cooperazione internazionale. Soprattutto l’Europa ha finanziato una piattaforma unica per la condivisione degli attacchi e delle risposte, in modo da mettere in comune le informazioni sulla minaccia. Stiamo portando avanti la creazione del comando operativo europeo, che coordinerà anche le risposte cyber. Inoltre il Next Generation Fund stanzia investimenti per la sicurezza digitale. Anche in questo caso, però, conta la volontà di ogni Stato di contribuire a una difesa globale".


E quanto è forte questa volontà?
"Credo che nelle capitali dell’Unione stia crescendo la consapevolezza della nostra inferiorità rispetto al bipolarismo tecnologico tra Cina e Usa ma anche del disordine mondiale che ci troviamo a fronteggiare. Prendiamo la Russia: non ha più le risorse economiche per essere una superpotenza ma sa usare quello di cui dispone secondo gli schemi della guerra ibrida. E così presidia interessi strategici che quasi sempre interferiscono con quelli dell’Ue: non ci sono solo Ucraina e Bielorussia ma anche l’Africa e la Libia, dove sia russi che turchi sono attivi. In questo contesto turbolento, l’Europa rischia di trovarsi isolata. E per non restare isolati, dobbiamo essere forti".


La priorità della presidenza Biden è il confronto con la Cina. Questo comporterà un impegno europeo per farsi carico di altri quadranti di instabilità, come l’Africa e il Medio Oriente?
"Gli americani ce lo chiedono da tanto tempo. E si aspettano anche che gli alleati, della Nato e della Ue, li sostengano nel confronto con la Cina, direttamente o indirettamente. Questo per esempio può significare un maggior ruolo europeo dove diminuisce la presenza statunitense, come in Libia, in Iraq o nell’intera fascia di incertezza intorno al Mediterraneo. È importante che gli Stati membri dell’Unione si rendano conto della situazione di urgenza e della necessità di andare alla radice delle crisi. L’immigrazione non è solo un problema di persone che sbarcano sulle nostre coste. Dobbiamo capire perché lasciano i loro Paesi e affrontare l’origine del dramma. E dobbiamo comprendere se sono usati come un’arma asimmetrica, regolando o meno il loro afflusso in relazione a interessi di stati terzi. La Libia è il collo di bottiglia di tutte le crisi che abbiamo di fronte: del Sahel, del Mediterraneo Orientale o dell’assertività turca. Ed è anche il punto in cui si dispiega la dottrina di guerra ibrida della Russia. Come ripeto spesso: non ci sono crisi che si possono risolvere solo con lo strumento militare ma non ci sono nemmeno crisi che si possono risolvere senza lo strumento militare. Ne ha bisogno ogni iniziativa umanitaria, diplomatica, commerciale, economica per potere operare e sostenere i principi dell’Unione".