Conte-Grillo, dopo la rottura ecco nel Movimento chi sta con chi
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliOggi è giornata di assemblee dei parlamentari per il M5S: alle 11 è cominciata online quella dei senatori, alle 19 in presenza si vedranno gli eletti alla Camera. All'ordine del giorno c'è la discussione su quanto sta avvenendo nel Movimento, dopo il 'licenziamento' di Giuseppe Conte deciso da Beppe Grillo, oltre al contestuale 'ripescaggio' della piattaforma Rousseau.
Tira un'aria pessima, in generale: il fondatore e garante stavolta è sulla graticola, perché buona parte dei 237 portavoce 5 Stelle non ha condiviso metodo, toni e contenuti del post sul blog del comico. Ma non è detto che questo possa significare un abbandono della casa madre. Molto dipenderà da quel che vorrà fare Conte e dai tempi di un eventuale lancio di nuovi gruppi parlamentari o lista: più tempo passa e più le possibilità di riuscita di un progetto alternativo calano.
La geografia e gli orientamenti
…Oggi è giornata di assemblee dei parlamentari per il M5S: alle 11 è cominciata online quella dei senatori, alle 19 in presenza si vedranno gli eletti alla Camera. All'ordine del giorno c'è la discussione su quanto sta avvenendo nel Movimento, dopo il 'licenziamento' di Giuseppe Conte deciso da Beppe Grillo, oltre al contestuale 'ripescaggio' della piattaforma Rousseau.
Tira un'aria pessima, in generale: il fondatore e garante stavolta è sulla graticola, perché buona parte dei 237 portavoce 5 Stelle non ha condiviso metodo, toni e contenuti del post sul blog del comico. Ma non è detto che questo possa significare un abbandono della casa madre. Molto dipenderà da quel che vorrà fare Conte e dai tempi di un eventuale lancio di nuovi gruppi parlamentari o lista: più tempo passa e più le possibilità di riuscita di un progetto alternativo calano.
La geografia e gli orientamenti
La geografia interna al M5S è quindi molto importante per capire gli orientamenti di massima. Anche qui, rimarcando la premessa: la solidarietà e la difesa dell'ex presidente del Consiglio da parte di esponenti del Movimento non è necessariamente il segno di un addio.
I filo-Conte
Ci sono due ministri che più di altri si sono contraddistinti per il lavoro coordinato e per la qualità della relazione con Conte. Sono Stefano Patuanelli e Federico D'Incà. Il primo è ex capogruppo al Senato, molto stimato dai colleghi, e non a caso dei 75 a Palazzo Madama almeno una cinquantina sono schierati senza remore con l'avvocato. Quanto a D'Incà, è storicamente legato al presidente della Camera Roberto Fico, il quale non sembra orientato a lasciare il Movimento. Rompere il sodalizio non sembra plausibile, almeno per adesso.
Anche il reggente Vito Crimi in questi mesi ha lavorato fianco a fianco con Conte, il quale lo ha ringraziato pubblicamente, per gestire il passaggio da Rousseau a una nuova piattaforma. Grillo non lo ha avvertito del passo indietro, uno sgarbo che pesa parecchio, tanto che oggi l'ex reggente capo politico fa sapere che valuterà se restare o meno nel M5S.
Oltre a ribadire che votare su Rousseau non è possibile per motivi di natura legale. Nel Consiglio di garanzia ci sono altri due componenti ed entrambi stanno con Conte: Roberta Lombardi e il viceministro Giancarlo Cancelleri. Altri nomi di peso che hanno assistito attoniti allo show del fondatore sono gli ex ministri Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina, un altro membro dello scorso governo, al Mise, cioè Alessandra Todde e la sindaca di Torino Chiara Appendino.
I filo-Grillo
Il capogruppo alla Camera Davide Crippa, la cui testa oggi qualcuno chiederà pubblicamente in assemblea, accusato di non aver relazionato a dovere il gruppo parlamentare rispetto agli incontri avuti con Conte e di aver rimandato di un giorno la richiesta di un chiarimento immediato, che si poteva tenere ieri e invece si farà oggi come detto. Prendere tempo per cercare di far riassorbire un po' la ferita.
Poi ci sono Danilo Toninelli e Carla Ruocco, ma pure ex che ora confidano di rientrare come il presidente della commissione Antimafia Nicola Morra. In tutto questo però c'è una ambiguità di fondo: Grillo è per restare al governo oppure no? Non è chiaro, perché se da una parte è stato lui più di tutti a imporre l'adesione, non si spiega l'improvviso avvicinamento di chi (come Morra, appunto) dal Movimento è uscito proprio perché non voleva appoggiare il nuovo esecutivo. Tendenza Grillo, ma con tutti i se del caso, anche Virginia Raggi e Dino Giarrusso.
La terra di mezzo
La vera maggioranza al momento però è quella silenziosa di chi non sa bene cosa fare e da una parte vorrebbe tenere insieme i cocci e dall'altra attende di capire gli sviluppi per decidere come muoversi. Il primo fra tutti è Luigi Di Maio, nome che da solo può muovere decine di parlamentari: si emanciperà dal vecchio capo? E poi Roberto Fico, Stefano Buffagni, la ministra Fabiana Dadone. Certamente le assemblee di oggi e le scelte di Conte nelle prossime ore aiuteranno a far chiarezza in questa maionese impazzita.