M5S, gruppi in rivolta: ci distrugge, Conte pensa a un partito. Due ministri pronti a seguirlo
di Annalisa Cuzzocrea , di Annalisa CuzzocreaGiuseppe Conte legge il post di Beppe Grillo direttamente dal suo telefonino. Gli arriva per messaggio, ed è come un fendente. "Ha fatto la sua scelta — dice solo — ha deciso di essere il padre padrone della sua creatura". Per lui, la strada con il Movimento 5 stelle non può che finire qui. Perché "questa è la riprova che l’attuale statuto necessitava di un salto di qualità sulla democrazia interna, per questo ho lavorato quattro mesi a un progetto che doveva essere serio e credibile".
Deputati e senatori hanno preteso assemblee che si terranno già oggi, i fuochi di resistenza …
Giuseppe Conte legge il post di Beppe Grillo direttamente dal suo telefonino. Gli arriva per messaggio, ed è come un fendente. "Ha fatto la sua scelta — dice solo — ha deciso di essere il padre padrone della sua creatura". Per lui, la strada con il Movimento 5 stelle non può che finire qui. Perché "questa è la riprova che l’attuale statuto necessitava di un salto di qualità sulla democrazia interna, per questo ho lavorato quattro mesi a un progetto che doveva essere serio e credibile".
Deputati e senatori hanno preteso assemblee che si terranno già oggi, i fuochi di resistenza sono accesi, ma quanto dureranno? Per quanto tempo il comitato di Garanzia potrà provare, come sta facendo, a evitare il voto su Rousseau dell’organo collegiale che era stato voluto dagli iscritti, ma poi bocciato da Grillo, quando aveva deciso di dare il Movimento in mano a Conte? E dove possono arrivare il malumore, lo smarrimento, la rabbia, degli ex ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro, degli attuali Stefano Patuanelli e Federico D’Incà, della vicepresidente del Senato Paola Taverna? Sotto al post di Beppe Grillo, sul suo stesso blog, ci sono oltre 6.000 commenti. E molti chiedono a lui di farsi da parte.
È l’eco di quel che sta accadendo nei gruppi parlamentari, soprattutto tra chi è al secondo mandato, perché la truppa del primo vede nel disastro un’opportunità: essere ricandidati al prossimo giro, facendo fuori i “vecchi” luogotenenti per i quali l’ex premier aveva già pronte le deroghe. Tra i dirigenti, però, prevale lo sconforto. Il timore che la giornata di ieri sia l’inizio della fine. Perché è impossibile fermare Grillo, ormai, ma sarà altrettanto difficile impedire a una grossa fetta di eletti di seguire Conte verso un nuovo partito. Che potrebbe nascere già dentro il Parlamento, così come Italia viva è nata da una costola del Pd.
Una nemesi, per i fautori del vincolo di mandato. Ma è troppo grave quel che è successo. Lo spiega l’assessora del Lazio Roberta Lombardi, che dice: "Non condivido una virgola di quel post. Né la valutazione su Conte, né l’averci rificcato in mano a Rousseau, né il fatto che ora il Garante si svegli chiedendoci di votare il comitato direttivo quando è stato lui a cancellarlo tre mesi fa, bullandosi del risultato degli Stati generali. A questo punto bisognerebbe ribellarsi, perché al di là dell’affetto, della stima, nulla ha più senso".
La domanda che più si rincorre è: "Come ha potuto Grillo dire di Conte che non ha alcuna capacità, se lo ha voluto due volte premier? Come ha potuto dire davanti ai deputati: 'Abbiamo avuto 10 ministri e non abbiamo portato a casa nulla' ". Altro che padre generoso, chi ha avuto ruoli importanti in questi anni si sente sconfessato. Ma cosa può fare? Per Roberto Fico e Luigi Di Maio, lasciare il Movimento è impensabile. Il ministro degli Esteri ha tifato fino all’ultimo per un accordo, ma è difficile dica addio a Grillo per seguire l’ex premier. Ed è invece probabile che sia proprio il Garante a chiedergli di candidarsi per il direttivo per sottrarre la guida M5S a chi ha molti voti sul blog, ma poca capacità politica. Non gli conviene, rischia di mettersi a capo di un animale morente, ma se fossero anche Draghi e il Pd a tifare per questa soluzione, potrebbe sottrarsi? Quanto al presidente della Camera, si troverà nello stesso imbarazzo perché pur avendo condiviso e supportato Conte fino alla fine, ha aderito ai meet up di Beppe Grillo prima ancora che il Movimento nascesse. Lasciarlo non è mai stata un’opzione.
È diverso per Stefano Patuanelli. Il ministro dell’Agricoltura è anche lui nei 5 stelle da sempre, ma il suo rapporto con l’ex premier è fortissimo. E la fedeltà nei suoi confronti incrollabile. Vale per lui, per il presidente dei senatori Ettore Licheri, per il ministro dei Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà, per l’ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Sono nomi di peso. Se Conte creasse attraverso di loro una fronda in Parlamento, le conseguenze potrebbero essere devastanti. Ne nascerebbe una guerra civile di fronte alla quale le ultime scissioni impallidirebbero. Ha detto di non avere doppie agende, l’avvocato, ma in questi giorni ha sentito alcuni dirigenti dem, era consapevole che pretendere autonomia potesse portare a uno strappo, ha misurato e misura continuamente il suo consenso. Nell’ultima telefonata con Grillo, domenica, ha urlato: "Non ti rispondo più via mail, ti rispondo in conferenza stampa!". Davanti a Conte, adesso, sembra esserci solo una strada: un nuovo partito da creare sulla base della carta dei valori e dello statuto che ha scritto. Invitando pezzi di Movimento a lasciare il "padre padrone". E seguire lui.