Letta e la crisi dei 5 Stelle: "Una deflagrazione sarebbe un regalo alle destre". Timori sul voto per il Colle
di Giovanna Vitale , di Giovanna VitaleCon Giuseppe Conte il filo non si è mai spezzato. Persino nel giorno in cui il M5S deflagra sotto i colpi di maglio di Beppe Grillo, Enrico Letta sente al telefono l'ex premier per testimoniargli una vicinanza che non è solo politica. È preoccupato, il segretario del Pd. E non lo nasconde. Teme innanzitutto che il caos interno alla prima forza in Parlamento possa provocare "una fibrillazione dell'intero sistema". Ma pure che la nascita di un nuovo partito guidato dall'avvocato pugliese possa finire per pescare a piene mani nel bacino dem, trasformando un potenziale alleato in un concorrente temibile.
"Questo scontro complica tutto", riflette l'in…
Con Giuseppe Conte il filo non si è mai spezzato. Persino nel giorno in cui il M5S deflagra sotto i colpi di maglio di Beppe Grillo, Enrico Letta sente al telefono l'ex premier per testimoniargli una vicinanza che non è solo politica. È preoccupato, il segretario del Pd. E non lo nasconde. Teme innanzitutto che il caos interno alla prima forza in Parlamento possa provocare "una fibrillazione dell'intero sistema". Ma pure che la nascita di un nuovo partito guidato dall'avvocato pugliese possa finire per pescare a piene mani nel bacino dem, trasformando un potenziale alleato in un concorrente temibile.
"Questo scontro complica tutto", riflette l'inquilino del Nazareno. Dove nessuno, nemmeno lui, si aspettava un epilogo tanto drammatico. Le rassicurazioni arrivate da Luigi Di Maio l'avevano infatti convinto che alla fine una ricomposizione si sarebbe raggiunta. Fino al post di Grillo, che ha spazzato via ogni speranza, facendo avanzare lo spettro di una scissione dei 5 Stelle e con essa una serie di incognite: sulla stabilità del governo e sulla strategia delle alleanze in vista sia delle imminenti amministrative, sia delle elezioni politiche, quando saranno. Senza dimenticare la madre di tutte le battaglie, destinata a pesare sul futuro del Paese: l'elezione del capo dello Stato. "Cosa resterà dei gruppi parlamentari M5S dopo questa battaglia?", si interroga Letta con i suoi. "Chi li controllerà quando si dovrà votare il successore di Sergio Mattarella? Se la rottura ingenerasse un tana liberi tutti sarebbe un vero disastro".
Ecco perché ora occorre spendersi in ogni modo per scongiurare l'irreparabile: "I 5 Stelle evitino una deflagrazione, sarebbe solo un regalo alle destre", lancia l'appello il segretario dem. Un disappunto di cui non fa mistero: "Io avrei preferito che ci fosse stata una maggiore capacità di dialogo e spero ancora che ci sia" aggiunge. Perché, ammonisce Letta, "siamo in un passaggio chiave: andiamo verso la fine della legislatura e a gennaio ci sarà l'elezione del presidente della Repubblica. Lì bisognerà essere uniti e avere le idee chiare. Ho il timore di una frammentazione che può condurre a una situazione complessa". È troppo esperto, l'inquilino del Nazareno, per non sapere che qualunque cosa accada da adesso in poi ci saranno ripercussioni. Se, come sembra, l'avvocato pugliese abbandonerà il M5S al suo destino per dar vita a qualcosa di nuovo, la dicotomia Grillo-Conte si farebbe sentire, eccome, nella dialettica interna all'esecutivo. Con l'ex presidente del Consiglio tentato magari di inaugurare una guerriglia con Mario Draghi per conquistare spazio e visibilità.
Una dinamica che metterebbe in forte imbarazzo il Pd. Anche per questo Letta è inquieto: l'implosione dei Cinquestelle rischia di alzare la tensione e far entrare in fibrillazione l'intero sistema, compromettendo in modo irreversibile lo schema delle alleanze ancora allo stato nascente. Non è un mistero che, sebbene con un modello diverso rispetto alla segreteria Zingaretti, Conte per il Pd ha fin qui rappresentato una garanzia per la costruzione di una coalizione tra il centrosinistra, che il leader dem punta ad aggregare, e il M5S.
Certo Letta ha rapporti ottimi anche con gli altri big pentastellati, in primis con Di Maio, ma cosa resterà del Movimento schiantato dal ciclone Grillo è complicato da prevedere. Perciò non resta che aspettare, senza perdere la calma: "Il Pd sta col Pd. Noi facciamo il nostro percorso", tira dritto il segretario. Mentre la corrente di Base riformista che fa capo al ministro Guerini, da sempre diffidente verso i Cinquestelle, sente aria di rivincita: "Non diremo mai che avevamo ragione noi, ma ora è il momento di rilanciare la nostra azione e puntare tutto sull'agenda Draghi".