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I tormenti nel Pd: "Hanno scambiato Conte per Maradona". Sull'alleanza con il M5S è di nuovo fibrillazione

Da sinistra: Enrico Letta e Giuseppe Conte 
L'effetto dello scontro tra Grillo e l'ex premier piomba sui dem e ne mette alla prova la linea politica. Gli ex renziani chiedono di aprire la discussione interna. Ma tutto il partito, Letta in testa, sa che bisogna affrontare la nuova situazione senza mettere la testa sotto la sabbia. Lunedì la segreteria
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ROMA - C'è la mozione Assange a dirla lunga su come può cambiare la vita del Pd e del centrosinistra ora che nei 5Stelle la faglia tra Grillo e Conte è diventata un burrone. Una mozione di solidarietà a Julian Assange è stata presentata dai fuoriusciti grillini, ma è rimasta congelata finora a Montecitorio per evitare che l'ala più movimentista dei pentastellati la votasse insieme agli ex, prevalendo sui governisti, che hanno dato l'alt. Ma da ora in poi chi appoggerà chi nella galassia 5Stelle? Enrico Borghi, corrente dem di Base riformista (gli ex renziani sempre scettici verso il matrimonio con i 5Stelle) fa l'esempio Assange, per dire che chi si era illuso di fare "alleanze strutturali" con il Movimento prenda atto che ora quella strada è ostruita. E però non si metta il lutto, perché  "è tempo di alzarci sui pedali", per dirla in gergo ciclistico.  

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ROMA - C'è la mozione Assange a dirla lunga su come può cambiare la vita del Pd e del centrosinistra ora che nei 5Stelle la faglia tra Grillo e Conte è diventata un burrone. Una mozione di solidarietà a Julian Assange è stata presentata dai fuoriusciti grillini, ma è rimasta congelata finora a Montecitorio per evitare che l'ala più movimentista dei pentastellati la votasse insieme agli ex, prevalendo sui governisti, che hanno dato l'alt. Ma da ora in poi chi appoggerà chi nella galassia 5Stelle? Enrico Borghi, corrente dem di Base riformista (gli ex renziani sempre scettici verso il matrimonio con i 5Stelle) fa l'esempio Assange, per dire che chi si era illuso di fare "alleanze strutturali" con il Movimento prenda atto che ora quella strada è ostruita. E però non si metta il lutto, perché  "è tempo di alzarci sui pedali", per dirla in gergo ciclistico.  

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L'effetto dello scontro Conte-Grillo

L'effetto dello scontro Grillo-Conte piomba sul Pd e ne mette alla prova la linea politica. I "riformisti", ovvero gli ex renziani che fanno capo a Lorenzo Guerini e Luca Lotti, chiedono di aprire la discussione interna. Ma tutto il partito  del resto - Enrico Letta in testa - sa che bisogna affrontare la nuova situazione politica senza mettere la testa sotto la sabbia. 

Lunedì è convocata la segreteria e se ne discuterà. Ci sono le amministrative alle porte dell'autunno: il sodalizio giallo-rosso a Napoli ne subirà contraccolpi? E il patto a Bologna? E intanto già oggi una assemblea dei deputati dem, convocata da Debora Serracchiani, la capogruppo, sui lavori parlamentari, ha come primo punto all'ordine del giorno a sua volta "la situazione politica".  

Cosa pensano gli ex renziani dem

Per gli ex renziani dem, che da tempo battevano sulla necessità di allontanarsi dall'incantamento grillino, è giunta l'ora di voltare pagina. Sempre Borghi spiega: "Servirebbe rispolverare Sant'Agostino per commentare quello che sta accadendo alle latitudini  del M5S... si potrebbe inverare il  concetto agostiniano per il quale a malo bonum, dal mal viene il bene.

Perché di tante interpretazioni di questo scontro tra Grillo e Conte, tra movimentisti e governisti, tra rivoluzionari della prima ora e paludati borghesi della terz'ultima, a me interessa un unico punto (allo stato): e cioè che questo scontro sia l'archiviazione - definitiva e senza repliche - della fase della circolazione extracorporale del Pd, quella che affidava al Conte "punto di riferimento fortissimo di tutte le forze progressiste" la funzione di organizzazione, leadership e propulsione del centrosinistra italiano". 

Cosa pensa l'ala sinistra dem

Ma reagisce a stretto giro l'ala sinistra del Pd, soprattutto non gradisce l'implicito riferimento alla visione che era stata di Nicola Zingaretti su Conte. Stefano Vaccari e Nicola Oddati, rispettivamente responsabile organizzazione e coordinatore delle Agorà lettiane, replicano duramente. "Non gioiscano dei guai del M5S questi dem, altrimenti fanno come l'apprendista stregone. Ricordino che da soli non si vince e si finisce come nel 2018", avverte Oddati.

E Vaccari: "Spiace leggere dichiarazioni social di autorevoli esponenti del Pd che si affrettano a dire con il senno di poi che loro avevano già previsto tutto ciò che sta accadendo in casa M5S. Per noi è di fondamentale importanza esprimere un profilo riformista e una chiara identità di sinistra, ma dobbiamo sapere che accanto a questo occorre che ci sia un'alleanza anche con forze diverse che oggi si collocano nel campo progressista e che è indispensabile per contrastare la destra sovranista". Morale della favola: occorre augurarsi che i 5Stelle escano bene dal loro travaglio. 

Il fronte riformista

Dal fronte riformista rincara l'ex capogruppo dem, Andrea Marcucci: "Il Pd riunisca tutti i liberal democratici con l'obiettivo di raggiungere una alleanza definita sui contenuti. Il nostro faro sia l'Agenda Draghi. Aspettiamo di capire l'evoluzione M5S, pronti nel caso a riprendere dialogo anche con loro. No preclusioni verso nessuno", mitiga la pillola, ma l'invito è a guardare da un'altra parte e di puntare sul maggioritario. Secondo i riformisti del Pd è naufragata la linea di Goffredo Bettini, convinto sostenitore del M5S di Conte in funzione di calamita liberal moderata e come argine al populismo sovranista in una alleanza larga. Però ora si è inequivocabilmente ristretta? "Nel Pd c'è stato chi ha scambiato Conte per Maradona, invece è tutt'al più un buon mediano di spinta", attacca Borghi.