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Santa Maria Capua Vetere, pestaggi in carcere. Cartabia: "Sconcertata da quel video, ogni frame calpesta la Costituzione"

La ministra della Giustizia Marta Cartabia (ansa)

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La ministra della Giustizia: "Tutto questo non può succedere più. Vanno accertate e rimosse le cause di quanto accaduto. Nessuna violenza si può giustificare"
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"Davanti a quelle immagini, un nodo alla gola. E il pensiero della Costituzione calpestata. La vera svolta ci sarà quando finalmente tutti comprenderanno che un carcere è davvero un luogo di comunità". Martedì sera, mentre viaggia in auto da Milano a Roma, la Guardasigilli Marta Cartabia guarda per la prima volta il video dei pestaggi di Santa Maria Capua Vetere. Il suo turbamento è profondo. Non vuole credere quasi a quanto vede. Certo, l'autorità giudiziaria ha ancora tutte le responsabili da accertare e certo, neppure per un secondo, la Guardasigilli accantona le garanzie degli indagati, ma davanti a quelle immagini pensa "all'offesa e all'oltraggio per la dignità dei detenuti, ma pure per la divisa che ogni uomo e ogni donna deve portare con onore". Le carceri le conosce bene Marta Cartabia. Da presidente della Consulta, ha raccontato tante volte dei suoi incontri con i detenuti di San Vittore per par…

"Davanti a quelle immagini, un nodo alla gola. E il pensiero della Costituzione calpestata. La vera svolta ci sarà quando finalmente tutti comprenderanno che un carcere è davvero un luogo di comunità". Martedì sera, mentre viaggia in auto da Milano a Roma, la Guardasigilli Marta Cartabia guarda per la prima volta il video dei pestaggi di Santa Maria Capua Vetere. Il suo turbamento è profondo. Non vuole credere quasi a quanto vede. Certo, l'autorità giudiziaria ha ancora tutte le responsabili da accertare e certo, neppure per un secondo, la Guardasigilli accantona le garanzie degli indagati, ma davanti a quelle immagini pensa "all'offesa e all'oltraggio per la dignità dei detenuti, ma pure per la divisa che ogni uomo e ogni donna deve portare con onore". Le carceri le conosce bene Marta Cartabia. Da presidente della Consulta, ha raccontato tante volte dei suoi incontri con i detenuti di San Vittore per parlare di Costituzione. Conosce la sofferenza, aumentata ancora di più in quest'anno di tensione e paura. Sofferenza e tensione di tutti, dei detenuti e degli agenti. "Un'unica comunità".

Il turbamento di Cartabia nasce dalla consapevolezza che ben altro è il volto della polizia penitenziaria. Non è quello di questi fotogrammi, ma di tutti coloro che ogni giorno con "dedizione, pur tra tante difficoltà, portano avanti il loro delicato compito. E nell'ultimo anno, l'hanno fatto esponendosi anche a rischi personali di contagio". E' anche a tutti loro che pensa, quando si ripete che "no, tutto questo non può succedere più. Vanno accertate e rimosse le cause di quanto successo. E serve intensificare l'impegno sulla formazione permanente di tutto il personale dell'Amministrazione penitenziaria."

Arriva a Roma la ministra della Giustizia che ormai è notte. Sa già che il caso Santa Maria Capua Vetere diventerà la principale questione di cui occuparsi il giorno dopo. Richiama quello che ha detto alla festa della polizia penitenziaria due settimane fa "Nessuna violenza può mai trovare giustificazione né tolleranza. Ogni violenza dovrà essere condannata, fermata e punita. Ma soprattutto prevenuta". Nessuna violenza dunque. Né quella dei detenuti contro gli agenti, né quella degli agenti verso i detenuti. Sono le parole che ripete nella sua prima telefonata della mattina con Mauro Palma, il Garante nazionale dei detenuti, che convoca in via Arenula con il capo delle carceri Dino Petralia. Palma è lo studioso che ha segnato la svolta nell'inchiesta di Santa Maria, colui che ai magistrati ha raccomandato di sequestrare subito i video delle telecamere di sorveglianza. Quelle che oggi raccontano il pestaggio in stile Bolzaneto.

Cartabia si ferma a rivelare ai suoi interlocutori che cosa soprattutto l'ha sconvolta, quali frammenti del video trova insopportabili: "Ma com'è possibile picchiare un uomo che sta in ginocchio? Com'è possibile aggredirne un altro che sta seduto su una carrozzina?". In modo congiunto, organizza quella che deve essere la risposta. Su questi precisi fatti, ma anche in una prospettiva più ampia nel tempo, forte tra l'altro dei sentimenti di imbarazzo e di indignazione che le hanno trasmesso anche proprio uomini che indossano quella divisa.

A Petralia e Palma Cartabia chiede con insistenza informazioni sulla catena di comando che ha consentito un'azione del genere. Vuole capire bene cos'è successo in quei momenti, dalla rivolta del giorno prima per via di un malato di Covid, alla reazione del giorno dopo. Soprattutto, e lo dice espressamente, vuole capire perché "nel carcere di Santa Maria c'erano agenti che venivano da fuori". Il clima è teso, come i volti dei partecipanti alla riunione. E il messaggio da diffondere tutti insieme al Paese è che "oltre quegli alti muri di cinta delle carceri c'è un pezzo della nostra Repubblica, dove la persona è persona, e dove i diritti costituzionali non possono essere calpestati".

I passi futuri di Cartabia partono da qui. Rimettere in piedi subito il sistema centralizzato di video sorveglianza che permetterà a Roma di controllare, telecamera per telecamera, quello che avviene in periferia. Sospesi i 52 agenti raggiunti da misure di vario tipo. Provvedimenti anche nei confronti di altri indagati e la disposizione di un'ispezione, perché, come dice Palma, "quelle immagini rivelano un'evidente deriva culturale". Sono state fissate riunioni con tutti i provveditori e con le sigle sindacali, ma soprattutto c'è da investire nella formazione permanente di tutto il personale. "Il carcere è un luogo di comunità".