M5S, Conte pronto al passo d’addio: con lui quasi cento parlamentari. Ma Di Maio resta alla finestra
di Annalisa Cuzzocrea e Matteo Pucciarelli , di Annalisa Cuzzocrea e Matteo PucciarelliROMA - La finestra dello studio di Giuseppe Conte dà sulla strada in cui i cronisti, assiepati, prendono nota di ogni arrivo. Sono le nove del mattino quando a varcare il portoncino di legno e a salire al primo piano è Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri è tornato la sera prima da Brindisi. Mentre infuriava la tempesta, e Beppe Grillo e Conte si scambiavano accuse terribili, era a Matera al G20 e si lanciava in improbabili accostamenti: "Come nel multilateralismo vince sempre il dialogo, sono convinto che anche nel Movimento 5 stelle vincerà il dialogo". Erano le due del pomeriggio del 29 giugno. Meno di 3 ore dopo, era arrivato il post in cui il Garante diceva che con Conte era tutto finito.
ROMA - La finestra dello studio di Giuseppe Conte dà sulla strada in cui i cronisti, assiepati, prendono nota di ogni arrivo. Sono le nove del mattino quando a varcare il portoncino di legno e a salire al primo piano è Luigi Di Maio. Il ministro degli Esteri è tornato la sera prima da Brindisi. Mentre infuriava la tempesta, e Beppe Grillo e Conte si scambiavano accuse terribili, era a Matera al G20 e si lanciava in improbabili accostamenti: "Come nel multilateralismo vince sempre il dialogo, sono convinto che anche nel Movimento 5 stelle vincerà il dialogo". Erano le due del pomeriggio del 29 giugno. Meno di 3 ore dopo, era arrivato il post in cui il Garante diceva che con Conte era tutto finito.
È stato l'ex premier a chiamare Di Maio per tentare di interpretare il suo silenzio di questi giorni. Gli ha spiegato le ragioni delle sue mosse, gli ha elencato le richieste considerate assurde di Grillo, gli ha ricordato: "Vi avevo detto esattamente quello che volevo fare, che senso ha avuto mandarmi così avanti se non volevate andare fino in fondo con il rinnovamentodei 5 stelle?". Ma il ministro degli Esteri ha mantenuto la sua posizione terza: quel che pensa e ha confidato più volte ai suoi, nelle ultime settimane, è che da una spaccatura hanno tutti da rimetterci.
Non fa bene al governo e alla sua stabilità, non fa bene al Movimento che mettendosi contro Conte perderebbe parte del suo stesso elettorato, non fa bene a Conte che comunque si ritroverebbe contro Grillo e quella vecchia guardia ringalluzzita dalla battaglia, che comunque finora non si era mai messa platealmente contro l'avvocato e che invece adesso si schiererebbe in difesa dei valori originari dei 5 stelle.
Ha tentato di spingere verso una composizione, Di Maio. Ha sperato che Conte potesse dire sì all'iniziativa dei gruppi parlamentari di chiedere un confronto con il Garante, statuto e carta dei valori in mano, davanti a loro. Ma se c'è una persona con cui l'ex premier non ha mai legato è quel Davide Crippa, capogruppo dei deputati, che aveva in mano la mediazione. "È andata male", è la frase che risuonava ieri nei corridoi di Montecitorio e Palazzo Madama. Conte ha detto di essere pronto a incontrare i parlamentari per mostrare il suo progetto.
Ma lo farà consapevole che non si tratta più della carta dei valori del nuovo Movimento, ma di qualcosa di nuovo che nascerà dalle ceneri di questa battaglia. Il suo partito, che potrebbe germogliare già in Parlamento da una scissione dei gruppi parlamentari. Chi lo seguirà? Gli interventi e le prese di posizione nelle due assemblee dei parlamentari di mercoledì sera, alla Camera e al Senato, hanno fornito i primi indizi. Alla Camera i 162 eletti sono equamente distribuiti in tre grandi filoni: c'è chi pende per Grillo (leggera maggioranza), chi per Conte e chi è del tutto insoddisfatto. Potrebbero quindi essere una cinqua
Facendogli capire - e questa è la novità di ieri- che il sogno di avere con sé tutti i 5 stelle è di fatto irraggiungibile. I 50 di Montecitorio potrebbero essere molti meno: 40, 30. Lo stesso ragionamento vale per il Senato. Lì 40 sono con Conte. Con nomi di grande peso: Crimi, Patuanelli, Taverna. In tutto l'area contiana, sulla carta, fa affidamento su un centinaio di persone. Ma non tutte potrebbero essere pronte al grande passo e questo è il primo problema. Il secondo è che Grillo, con un M5S che elegge un direttivo e torna alle origini, potrebbe ripescare alcuni parlamentari che erano stati espulsi per la contrarierà alla nascita del governo Draghi, come Nicola Morra e Barbara Lezzi.
E se i suoi 5 stelle si mettessero, a dispetto di tutto quel che ha detto finora, contro l'esecutivo Draghi, potrebbe richiamare a sé perfino Alessandro Di Battista. Quel che è certo è che non sarà facile per nessuno. E che se anche in questa fase a spendersi per l'ex premier sono stati l'europarlamentare Fabio Massimo Castaldo, i tre esponenti del comitato di garanzia, perfino la sindaca di Torino Chiara Appendino, oggi comincia un cammino impervio. Che Conte ha tentato fino all'ultimo di evitare.