M5S, tre giorni per evitare la rottura. Conte apre: "Bene la mediazione". Cena della 'distensione' fra l'ex premier, Grillo e Di Maio
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliTre giorni, deadline lunedì o al più tardi martedì: è questo il tempo che hanno i sette designati da Beppe Grillo, rappresentativi di tutte le anime e le rappresentanze istituzionali del M5S, per riannodare i fili con Giuseppe Conte, rivedendo e limando i punti del nuovo Statuto in modo che possano essere accettabili per le due parti. La mossa del fondatore, pressato da big come Luigi Di Maio e Roberto Fico, politicamente parlando mette con le spalle al muro l'ex presidente del Consiglio: se sarà scissione, a quel punto la responsabilità ricadrà di lui, è il ragionamento che si fa in queste ore. Non a caso Conte, dopo 36 ore di silenzio, manda a dire "bene la mediazione, ho sempre lavorato per una sintesi, ma restino i miei punti fermi". Una apertura e quanto ai 'punti fermi' qualcosa, se vorrà una conclusione positiva, Conte dovrà concederla al fondatore.
A quanto si apprende ad aprire la via…
Tre giorni, deadline lunedì o al più tardi martedì: è questo il tempo che hanno i sette designati da Beppe Grillo, rappresentativi di tutte le anime e le rappresentanze istituzionali del M5S, per riannodare i fili con Giuseppe Conte, rivedendo e limando i punti del nuovo Statuto in modo che possano essere accettabili per le due parti. La mossa del fondatore, pressato da big come Luigi Di Maio e Roberto Fico, politicamente parlando mette con le spalle al muro l'ex presidente del Consiglio: se sarà scissione, a quel punto la responsabilità ricadrà di lui, è il ragionamento che si fa in queste ore. Non a caso Conte, dopo 36 ore di silenzio, manda a dire "bene la mediazione, ho sempre lavorato per una sintesi, ma restino i miei punti fermi". Una apertura e quanto ai 'punti fermi' qualcosa, se vorrà una conclusione positiva, Conte dovrà concederla al fondatore.
A quanto si apprende ad aprire la via alla distensione è stata una cena che si è tenuta ieri a Marina di Bibbona fra Conte, Grillo e Di Maio. Intanto il primo effetto della decisione di Grillo, a parte stoppare il voto per il nuovo Comitato direttivo, è quello di 'socializzare' lo Statuto sul quale aveva lavorato Conte. Lo vedranno ufficialmente Di Maio e Fico, Stefano Patuanelli e i capigruppo di Camera e Senato Davide Crippa e Ettore Licheri, Vito Crimi e l'europarlamentare Tiziana Beghin. Il consenso bulgaro che chiedeva Conte in conferenza stampa lunedì scorso non sarà quindi più a scatola chiusa: le pagine verranno vagliate da tutti, e in quel tutti ci sono contiani (Patuanelli, Crimi, Licheri), pontieri (Di Maio, Fico, Beghin) e vicini a Grillo (Crippa).
Ma il senso di questo passo indietro del fondatore e garante è anche un altro. Dopo 24 ore in cui il M5S sembrava davvero sull'orlo di una clamorosa spaccatura a metà, con le uscite pubbliche di Crimi, ma pure Patuanelli e Paola Taverna, gli animi si sono raffreddati. Le truppe contiane, sulla carta in maggioranza, si sono via via assottigliate. La maggioranza dei 5 Stelle oggi tifa unità, e se non sarà unità rimarrà comunque nel Movimento. Lasciare la casa madre, in questo contesto di divergenze non politiche ma di natura personale, è considerato un salto nel buio che a conti fatti in non molti si sentono di fare.
Lo Statuto pensato da Conte ruota attorno a tre macro-aree. La parte di garanzia e valoriale, quella di indirizzo politico e la terza di natura organizzativa. Nella prima il custode rimane Grillo, le altre due sono in capo al leader politico, cioè lo stesso avvocato. L'accusa di quest'ultimo fatta a Grillo è quella di non volersi limitare a custodire il primo architrave. In sette adesso dovranno sedersi attorno a un tavolo e dirimire la questione. "Troveremo una soluzione", assicura Di Maio. Gli fa eco il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Federico D'Incà, un altro in queste ore crocevia di mediazioni: "Questo è il momento della generosità e del lavoro comune".