Si ritrovano su Zoom ogni pomeriggio, più commissari che eletti. Benvenuti nella palude del centrosinistra calabrese, al momento una coalizione a riperdere. E' saltata anche la candidata Maria Antonietta Ventura: più che un appello all'unità, ne serve uno alla realtà. Il sindaco Pd di Reggio, Giuseppe Falcomatà: "Ho saputo della scelta e della rinuncia dai giornali. Continuiamo a farci fare i compiti a casa, ma sono sbagliati".
Primarie a Roma, Bologna e Torino, in Calabria non è possibile. Vale lo stesso discorso della Sanità: commissari tanti, risultati pochi. Elezioni regionali in autunno, almeno tre miliardi in arrivo con il Recovery Fund (e cioè dieci volte la spesa pubblica annuale), e in più i progetti del governo come l'Alta Velocità, i bandi comuni, etc. Dovrebbe bastare questa cifra per riportare tutti alla ragione, anche sorvolando sull'emergenza sanitaria (ospedali chiusi e def…
Si ritrovano su Zoom ogni pomeriggio, più commissari che eletti. Benvenuti nella palude del centrosinistra calabrese, al momento una coalizione a riperdere. E' saltata anche la candidata Maria Antonietta Ventura: più che un appello all'unità, ne serve uno alla realtà. Il sindaco Pd di Reggio, Giuseppe Falcomatà: "Ho saputo della scelta e della rinuncia dai giornali. Continuiamo a farci fare i compiti a casa, ma sono sbagliati".
Primarie a Roma, Bologna e Torino, in Calabria non è possibile. Vale lo stesso discorso della Sanità: commissari tanti, risultati pochi. Elezioni regionali in autunno, almeno tre miliardi in arrivo con il Recovery Fund (e cioè dieci volte la spesa pubblica annuale), e in più i progetti del governo come l'Alta Velocità, i bandi comuni, etc. Dovrebbe bastare questa cifra per riportare tutti alla ragione, anche sorvolando sull'emergenza sanitaria (ospedali chiusi e deficit) e quella ambientale (rifiuti). Una città calabrese ha a disposizione un terzo di fondi per l'istruzione rispetto a una del Nord, a parità di abitanti: ecco un altro tema interessante. Ma il Pd continua a litigare, centro contro periferia e viceversa, ci sono faide (Cosenza) che è ormai impossibile ricostruire: si aggiornano in tempo reale, ce ne scusiamo con i lettori.
Solo che il tempo è quasi scaduto: è annunciato Letta, ma chissà se verrà. Cercasi candidato disperatamente. Evidente il talento nel bruciarli, a partire da Nicola Irto, 39 anni e 12500 preferenze alle ultime elezioni. Pesano i veti, obbligatorio cercare un candidato comune a tutta la coalizione: Pd-5 Stelle-Articolo 1. Maria Antonietta Ventura stranamente lo era: dal Pd adesso esprimono dubbi sui tempi delle interdittive che l'hanno fatta rinunciare, parte la fiera dei garantisti/giustizialisti a corrente alternata. Jasmine Cristallo, area delle Sardine, invoca invece da mesi una scelta politica e identitaria: non un personaggio politicamente apolide, ma una figura alta e con un profilo antimafia.
Nella migliore tradizione italiana, la legge elettorale calabrese è a doppio taglio: vince chi arriva primo, niente voto disgiunto, sbarramento dell'8%. Decisive le liste: sono un altro grande e non sempre limpido serbatoio di voti (nelle tornate precedenti, i passaggi in extremis dalla maggioranza all'opposizione annunciavano il risultato, stavolta non si è mosso nessuno). Quindi una legge in cui tocca costruire una coalizione larga per vincere: nel gennaio 2020 il Pd non lo ha fatto per Callipo, che è stato sbaragliato.
Ma altro che liste, siamo al punto di partenza: basta farsi un giro fra sindaci, consiglieri e intellettuali per capire che la tensione resta alta. Di sicuro, il candidato presidente del centrosinistra sarà politico, e non è detto che sia dem. Stop ai "civici": l'ultimo nome emerso e subito smentito, quello di Nicola Leone, rettore all'Università della Calabria, in buonissimi rapporti con l'ex ministro Gaetano Manfredi, ora candidato sindaco a Napoli. Del resto Leone sta benissimo nel campus di Arcavacata, difficile convincerlo a una sfida che si annuncia proibitiva. Si ragiona anche su nomi come quello di Dalila Nesci, sottosegretaria per il Sud nel governo Draghi, e quello dell'europarlamentare Laura Ferrara. La paura, anzi il terrore è quello di bruciare nuove candidature. Saranno Enrico Letta e Giuseppe Conte a mettere il timbro sul nome, entro due settimane al massimo.
Il grande avversario, Roberto Occhiuto, capogruppo di Forza Italia alla Camera, politico di lungo corso come il fratello, sindaco di Cosenza. Un'altra famiglia da sempre in politica, quella dei Gentile, si scalda: anche qui i nomi si incrociano, si litiga e si fa pace, urge albero genealogico. Il vice già designato è Nino Spirlì (Lega): facente funzioni dopo la morte di Jole Santelli, è stato invece pienamente operativo, e si sa che in campagna elettorale questo può fare la differenza. Tronfi comunicati, tour con Salvini, dice che lui da gay non si è sentito mai discriminato in Calabria, elogia la rivoluzione sociale del fascismo dimenticando che il Duce lo avrebbe mandato al confino.
E poi c'è Luigi de Magistris: il sindaco di Napoli è in campagna elettorale da gennaio. Pesca nelle professioni, nella società civile. Chiama Mimmo Lucano, ex sindaco di Riace, il grillino Nicola Morra. Designa come vice la giurista Anna Falcone, candida Marisa Garofalo, sorella di Lea, e Sara Scarpulla, madre di Matteo Vinci: due donne che hanno visto la 'ndrangheta in faccia e il sangue dei loro cari. Convince a Vibo il notaio Antonio Lo Schiavo, vicino al ministro Roberto Speranza e Rosario Piccioni, ex candidato a Lamezia. Porta dentro consiglieri comunali come Saverio Pazzano, militanti per i diritti come Eleonora Scrivo. Chiama sui palchi perfino Angela Napoli, ex parlamentare di Alleanza Nazionale, da sempre impegnata sul fronte antimafia (malumori, ma sottovoce: l'importante che non si candidi). Chiede consigli e aiuto a Gianni Speranza, il sindaco per dieci anni a Lamezia che dichiarò di non volere i voti mafiosi. La risposta: no, grazie. A molti storici esponenti come lui, il sindaco di Napoli appare come un soggetto rispettabile, ma estraneo alla tradizione della sinistra. Lo stesso Falcomatà dice: mai con de Magistris. Ma in una base delusa e smarrita si registrano defezioni. Qualunque forma di avvicinamento nei mesi scorsi è fallita, il Pd era pronto a cedere su Anna Falcone. "De Magistris diceva: vinco io e basta, e quindi non se n'è fatto nulla". Intanto lui continua il tour della Regione.
Un motivo in più perché il centrosinistra faccia in fretta. Il Pd calabrese è diventato apparato, chiuse le sezioni: si fa fatica a vederlo come erede dei Ciccio Vinci, Rocco Gatto, Giuseppe Valarioti, Giannino Losardo, militanti comunisti uccisi dalla 'ndrangheta che nessun centenario del Pci ha ricordato. Il destino della Calabria, regione ultima e condannata alla solitudine.