La Consulta boccia lo stop della prescrizione se il giudice rinvia il processo per Covid
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - Nuova decisione della Corte costituzionale sulla prescrizione. Alla vigilia degli emendamenti della Guardasigilli Marta Cartabia al processo penale - inserito nel calendario d'aula della Camera per il 23 luglio - che già questa settimana potrebbero giungere a palazzo Chigi preceduti da una verifica politica nella maggioranza. Per la seconda volta la Corte si pronuncia sulla prescrizione in tempi di Covid. Lo aveva fatto a dicembre bocciando i risorsi contro il decreto Bonafede del marzo 2020 perché, in quel caso, lo stop alla prescrizione per la pandemia era stabilita per legge e per un periodo certo. Quindi l'imputato aveva contezza di quanto sarebbe durata la sua prescrizione. Stavolta invece la Consulta si pronuncia in modo opposto. E - sempre per la penna del giudice Giovanni Amoroso che firma entrambe le sentenze - boccia una prescrizione decisa dal capo dell'ufficio, e quindi non dalla legge, per un periodo indeterminato che lascia nella medesima…
ROMA - Nuova decisione della Corte costituzionale sulla prescrizione. Alla vigilia degli emendamenti della Guardasigilli Marta Cartabia al processo penale - inserito nel calendario d'aula della Camera per il 23 luglio - che già questa settimana potrebbero giungere a palazzo Chigi preceduti da una verifica politica nella maggioranza. Per la seconda volta la Corte si pronuncia sulla prescrizione in tempi di Covid. Lo aveva fatto a dicembre bocciando i risorsi contro il decreto Bonafede del marzo 2020 perché, in quel caso, lo stop alla prescrizione per la pandemia era stabilita per legge e per un periodo certo. Quindi l'imputato aveva contezza di quanto sarebbe durata la sua prescrizione. Stavolta invece la Consulta si pronuncia in modo opposto. E - sempre per la penna del giudice Giovanni Amoroso che firma entrambe le sentenze - boccia una prescrizione decisa dal capo dell'ufficio, e quindi non dalla legge, per un periodo indeterminato che lascia nella medesima indeterminatezza anche il destino dell'imputato quanto alla durata della sua prescrizione.
La materia è complessa. Parliamo di decreti decisi sull'onda dell'emergenza Covid nella primavera dell'anno scorso dall'ex ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Materia che ha fatto discutere anche all'interno della Consulta, tant'è che per la prima sentenza non fu il relatore Nicolò Zanon a scriverla, ma il suo collega Amoroso, perché lui, come ha spiegato anche in un podcast del dicembre scorso sulla dissenting opinion, ovviamente senza entrare nel merito della decisione, non era d'accordo con quella che alla fine era prevalsa tra i colleghi.
Le due sentenze non sono in contrasto. Non c'è una Consulta che, in un caso, boccia i ricorsi dei tribunali e licenzia le scelte del governo sulla prescrizione, e nell'altro invece richiama l'articolo 159 del codice penale sulla prescrizione e dice che quei decreti del governo ne violano la ratio. Ci sono semplicemente due decisioni distinte. E anche ben comprensibili. Nel primo caso la Consulta respinge i ricorsi di tre tribunali - Siena, Spoleto e Roma - che contestavano la sospensione retroattiva della prescrizione, nel senso che una legge successiva ai reati commessi stabiliva criteri più sfavorevoli. In quel caso il decreto però prevedeva uno stop ben definito, coincidente con la sospensione dei termini processuali dal 9 marzo all'11 maggio del 2020.
In questo secondo caso invece la Consulta, come si può leggere nella complessa sentenza di Amoroso, e come spiega anche in una nota l'ufficio stampa, boccia una norma che risulta in contrasto "con il principio di legalità" perché riguarda la sospensione della prescrizione decisa dal capo dell'ufficio giudiziario per via dell'epidemia da Covid. Ma si tratta, appunto, di una decisione che non "assicura un sufficiente grado di conoscenza o di conoscibilità" della durata della prescrizione stessa per chi è coinvolto nel processo. Come scrive il giudice Giovanni Amoroso nella sentenza "con una conseguente lesione del principio di legalità limitatamente alla ricaduta di tale regola sul decorso della prescrizione". Il Covid, dunque, non può giustificare l'indeterminatezza del periodo della prescrizione, a seguito di un blocco dei processi stabilito dal capo dell'ufficio, che non lascia certezze sui tempi di svolgimento dei medesimi, e quindi di durata della prescrizione stessa.
Alla vigilia del grande dibattito che ci sarà sulla prescrizione e sul processo penale, Enrico Costa, deputato di Azione e responsabile giustizia del suo gruppo, non manca occasione per mettere in evidenza come la decisione della Consulta vada nella stessa direzione dei suoi dubbi sui decreti dell'ex Guardasigilli Bonafede. Costa parla di "un altro pasticcio sulla giustizia del governo M5S-Pd che affiora a distanza di tempo". Secondo Costa la decisione di oggi "porterà a una pronuncia di incostituzionalità anche della sospensione della prescrizione contenuta nel decreto Ristori (dell'autunno 2020, ndr.) collegata al rinvio dell'udienza per impedimento di una parte per Covid o per la quarantena". Per una pura coincidenza comunque la sentenza della Consulta anticipa il tema più caldo della riforma della giustizia, quello appunto della prescrizione.