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Rai, conti in rosso: da Cioli a Maggiore, si cerca il super manager. Le fibrillazioni dentro ai 5S allontanano il voto sul cda

Conclusa la stagione a trazione grillo-leghista. Le preoccupazioni di Draghi per una situazione finanziaria sull'orlo del collasso, il 12 luglio la nomina dell'ad da parte del Tesoro. Il Movimento chiede di rinviare la doppia seduta a voto segreto prevista per domattina
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Si racconta che quando Mario Draghi ha ricevuto il report sullo stato di salute della Rai mancava poco facesse un salto sulla sedia. Sconcertato per una situazione finanziaria sull'orlo del collasso e l'elefantiasi di un'azienda affetta da surplus di personale e costi alle stelle. Da risanare spedendo sulla tolda di comando un manager esperto di conti e solida esperienza editoriale, che il ministro del Tesoro designerà - insieme al consigliere destinato alla presidenza - al più tardi il 12 luglio, data in cui l'assemblea degli azionisti è convocata per approvare il bilancio.

La selezione, affidata a una società di cacciatori di teste, è ormai conclusa. Ma sui nomi vige massimo riserbo. Fra quelli più accreditati spicca Laura Cioli, ex ad di Rcs e Gedi, che potrebbe essere affiancata - sulla poltrona fin qui occupata da Marcello Foa - dall'ex direttore (Tg3, Rai3, RaiNews) Antonio Di Bella. Ma c'è chi sostie…

Si racconta che quando Mario Draghi ha ricevuto il report sullo stato di salute della Rai mancava poco facesse un salto sulla sedia. Sconcertato per una situazione finanziaria sull'orlo del collasso e l'elefantiasi di un'azienda affetta da surplus di personale e costi alle stelle. Da risanare spedendo sulla tolda di comando un manager esperto di conti e solida esperienza editoriale, che il ministro del Tesoro designerà - insieme al consigliere destinato alla presidenza - al più tardi il 12 luglio, data in cui l'assemblea degli azionisti è convocata per approvare il bilancio.

La selezione, affidata a una società di cacciatori di teste, è ormai conclusa. Ma sui nomi vige massimo riserbo. Fra quelli più accreditati spicca Laura Cioli, ex ad di Rcs e Gedi, che potrebbe essere affiancata - sulla poltrona fin qui occupata da Marcello Foa - dall'ex direttore (Tg3, Rai3, RaiNews) Antonio Di Bella. Ma c'è chi sostiene che a Palazzo Chigi non dispiacerebbe puntare su "un papa straniero": un amministratore delegato estraneo ai giochi di potere romani, in grado di tenersi le mani libere per imporre quella cura da cavallo di cui la Tv di Stato ha assoluto bisogno. Identikit che corrisponderebbe a due diversi profili: quelli di Giorgio Stock, ex presidente di Warner Media, e di Matteo Maggiore, direttore Comunicazione della Bei, la banca europea degli investimenti da cui pure proviene il capo di Cassa depositi e prestiti, Dario Scannapieco, fedelissimo del premier. Già direttore dell'Ocse a Parigi e prima responsabile degli affari internazionali della Bbc, l'emittente pubblica inglese presa a modello da tutte le proposte di riforma Rai, Maggiore (come Stock) avrebbe le carte in regola per piacere ai piani alti dell'esecutivo: curriculum internazionale e siderale distanza dalla politica nostrana. Che, tenuta lontana dal dossier nomine, nelle ultime settimane le ha provate tutte per far arrivare i suoi desiderata alle orecchie di Draghi. Invano. Nonostante l'interlocuzione informale appena avviata con i partiti sul nome del presidente - il quale dovrà poi essere ratificato in Vigilanza con maggioranza dei due terzi -  sulla scelta dell'ad il capo del governo ha fatto orecchie da mercante.

Un mistero che dovrebbe essere svelato non appena il Parlamento avrà eletto i quattro componenti del cda di sua pertinenza. Ma non si capisce quando. La doppia seduta a voto segreto, prevista per domattina, è stata infatti rinviata a data da destinarsi su richiesta del M5S, preda di fibrillazioni interne che impediscono di raggiungere un accordo con le altre forze politiche. A ogni modo, Lega e FdI, con l'apporto di Fi, dovrebbero convergere sui due consiglieri uscenti: Igor De Biasio e Giampaolo Rossi. Il Nazareno sarebbe orientato su Francesca Bria, unica donna del gruppo sponsorizzata dal ministro Orlando, anche se fra i dem c'è chi preferirebbe Stefano Menichini, che potrebbe spuntarla intercettando consensi fuori dal Pd. Il problema sono appunto i grillini che, divisi per bande, non hanno ancora scelto. Tre gli avvocati in campo: l'interno Rai Paolo Favale, l'amministrativista Antonio Palma e Luigi Di Majo, che però sarebbe penalizzato dalla quasi omonimia col ministro del Esteri. E siccome "nel Movimento non si sa con chi parlare" - mentre le intese infragruppo sono fondamentali - non è escluso che la partita finisca per ingarbugliarsi.

Quel che è certo che la stagione della Rai a trazione grillo-leghista, nata nell'estate 2018 sotto l'egida del primo governo Conte, è giunta al capolinea. Tre anni costellati di insuccessi. L'ultimo clamoroso autogol risale a giovedì scorso, quando è stato ufficializzato l'acquisto da parte di Mediaset dei diritti sportivi per la Coppa Italia. Non accadeva da trent'anni che il servizio pubblico si facesse scippare dalla concorrenza la seconda manifestazione calcistica più importante del Paese. Peraltro dopo aver già perso - nel 2019 - la possibilità di trasmettere il torneo più prestigioso: la Champions League. E sempre a vantaggio del Biscione. L'ennesimo flop di una gestione che non ha mai brillato, tra piano industriale rimasto solo sulla carta, costato un milione di euro in consulenze senza produrre una sola ora di programmazione in più, e moltiplicazione di contratti esterni a dispetto dei quasi 13mila dipendenti. 

Sono i numeri a fotografare il declino. Seppur chiuso in sostanziale pareggio grazie alla provvidenziale iniezione di liquidità disposta dal Mef a fine anno, il bilancio appena approvato registra una posizione finanziaria netta negativa per oltre mezzo miliardo, peggiorata di 303 milioni rispetto al 2017. I ricavi sono in caduta libera - meno 147 milioni - come la pubblicità (-45). E se i costi sono diminuiti lo si deve per lo più alla pandemia, che ha fatto slittare di un anno Olimpiadi ed Europei, producendo nel 2020 notevoli risparmi. Per non parlare degli ascolti, dove il primato Rai è incalzato da una concorrenza sempre più agguerrita. Nell'ultimo triennio, l'audience nelle fasce più redditizie è in forte crescita sulle reti Mediaset, in lieve calo (-0,7) su quelle pubbliche. E non si prevede andrà meglio nel 2021, visto che a budget il risultato netto stimato è negativo per 57 milioni. Un'eredità pesante, per chiunque sia chiamato a raccoglierla.