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Rai, già slitta il voto sul cda. Ma Draghi ha scelto il nuovo ad

In pole Maggiore e Cioli. Il M5S diviso prende tempo sui nomi. Conti di bilancio negativi alla fine del triennio Foa-Salini
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ROMA - Si racconta che quando Mario Draghi ha ricevuto il report sullo stato di salute della Rai, mancava poco facesse un salto sulla sedia. Colpito da una situazione finanziaria sull’orlo del collasso. Da risanare spedendo sulla tolda di comando un manager esperto di conti e solida esperienza editoriale, che il ministro del Tesoro designerà — insieme al consigliere destinato alla presidenza — al più tardi il 12 luglio, data in cui l’assemblea degli azionisti è convocata per approvare il bilancio.


La selezione, affidata a una società di cacciatori di teste, è ormai conclusa. Ma sui nomi vige massimo riserbo. Fra quelli pi&…

ROMA - Si racconta che quando Mario Draghi ha ricevuto il report sullo stato di salute della Rai, mancava poco facesse un salto sulla sedia. Colpito da una situazione finanziaria sull’orlo del collasso. Da risanare spedendo sulla tolda di comando un manager esperto di conti e solida esperienza editoriale, che il ministro del Tesoro designerà — insieme al consigliere destinato alla presidenza — al più tardi il 12 luglio, data in cui l’assemblea degli azionisti è convocata per approvare il bilancio.


La selezione, affidata a una società di cacciatori di teste, è ormai conclusa. Ma sui nomi vige massimo riserbo. Fra quelli più accreditati per il ruolo di ad spicca Laura Cioli, ex ad di Rcs e Gedi, che potrebbe essere affiancata — sulla poltrona fin qui occupata da Marcello Foa — dall’ex direttore (Tg3, Rai3, RaiNews) Antonio Di Bella. Ma altri indizi portano al profilo di Matteo Maggiore, direttore Comunicazione della Bei, la banca europea degli investimenti da cui proviene il nuovo capo di Cassa depositi e Prestiti, Dario Scannapieco, fedelissimo del premier. Già direttore dell’Ocse a Parigi e prima responsabile degli affari internazionali della Bbc, l’emittente pubblica inglese presa a modello da tutte le proposte di riforma Rai, Maggiore ha le carte in regola per piacere ai piani alti del governo: curriculum internazionale e siderale distanza dalla politica nostrana.

Prima, però, Camera e Senato dovranno votare i quattro componenti del cda espressi dal Parlamento. La doppia seduta a voto segreto era prevista per domani, ma il M5S dilaniato dalla faida Conte-Grillo ha chiesto un rinvio. Lega e FdI, con l’apporto di Fi, dovrebbero convergere sui due consiglieri uscenti: Igor De Biasio e Giampaolo Rossi. Il Pd sarebbe orientato su Francesca Bria, anche se fra i dem c’è chi preferirebbe Stefano Menichini, che potrebbe spuntarla intercettando consensi fuori dal Pd. I grillini, divisi per bande, non hanno ancora scelto.
Quel che è certo che la stagione della Rai a trazione grillo-leghista, nata nell’estate 2018 sotto l’egida del primo governo Conte, è giunta al capolinea. Tre anni costellati di insuccessi. L’intervista di Repubblica al presidente uscente Marcello Foa ha suscitato la reazione dell’Usigrai, il sindacato giornalisti: “Foa è imbarazzante. Sembra che a parlare sia un passante invece che chi ha guidato la Rai per 3 anni”. L’ultimo clamoroso autogol risale a giovedì scorso, quando è stato ufficializzato l’acquisto da parte di Mediaset dei diritti sportivi per la Coppa Italia. Sono i numeri a fotografare il declino. Seppur chiuso in sostanziale pareggio grazie all’iniezione di liquidità disposta dal Mef, il bilancio appena approvato registra una posizione finanziaria netta negativa per oltre mezzo miliardo, peggiorata di 303 milioni rispetto al 2017. I ricavi sono in caduta libera — meno 147 milioni — come la pubblicità (-45). E se i costi sono diminuiti lo si deve per lo più alla pandemia, che ha fatto slittare di un anno Olimpiadi ed Europei. Un’eredità pesante, per chiunque sia chiamato a raccoglierla.