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Nomine Rai, Draghi non aspetta i partiti. Il 12 luglio presidente e ad

Il premier Mario Draghi 
Lo slittamento della riunione per scegliere i 4 rappresentanti dei partiti del Cda non cambia i piani del governo. Occorre subito una guida forte, la Tv pubblica è piena di debiti e rischia un declino inarrestabile. In pole Stock e Castellari
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Il governo non aspetterà che i partiti si mettano d'accordo sulla composizione del consiglio d'amministrazione della Rai. Di più: non si farà trascinare in un gioco di rinvii, come se la radiotelevisione pubblica potesse permettersi lentezze e slittamenti che di certo la penalizzerebbero sul piano industriale ed economico. Non accetterà che le battaglie che lacerano la maggioranza e alcune sue forze, in particolare i cinquestelle, possano frenare il rinnovo dei vertici e far slittare le decisioni a settembre. Per questo, il 12 luglio indicherà comunque i nomi del nuovo amministratore delegato e del Presidente. E lo farà indipendentemente dal fatto che i partiti si mettano d'accordo in quelle ore, votando in Parlamento i quattro consiglieri necessari per completare l'organigramma del cda.

L'assemblea degli azionisti è convocata per approvare il bilancio proprio lunedì 12 luglio. Si tratta della seconda convoca…

Il governo non aspetterà che i partiti si mettano d'accordo sulla composizione del consiglio d'amministrazione della Rai. Di più: non si farà trascinare in un gioco di rinvii, come se la radiotelevisione pubblica potesse permettersi lentezze e slittamenti che di certo la penalizzerebbero sul piano industriale ed economico. Non accetterà che le battaglie che lacerano la maggioranza e alcune sue forze, in particolare i cinquestelle, possano frenare il rinnovo dei vertici e far slittare le decisioni a settembre. Per questo, il 12 luglio indicherà comunque i nomi del nuovo amministratore delegato e del Presidente. E lo farà indipendentemente dal fatto che i partiti si mettano d'accordo in quelle ore, votando in Parlamento i quattro consiglieri necessari per completare l'organigramma del cda.

L'assemblea degli azionisti è convocata per approvare il bilancio proprio lunedì 12 luglio. Si tratta della seconda convocazione, visto che la prima era programmata per il 30 giugno. E già a inizio giugno l'assise era stata rinviata una prima volta, sempre per assenza di intesa. Sarà dunque il 12 luglio che il Tesoro, ovviamente in totale raccordo con il presidente del Consiglio Mario Draghi, indicherà il consigliere destinato a ricoprire il ruolo di presidente della Rai e, soprattutto, il manager chiamato a guidare l'azienda.

Tagliare gli sprechi, razionalizzare e spese, risanare i conti sono gli obiettivi che il nuovo amministratore delegato dovrà perseguire, questa è la missione che l'esecutivo considera prioritaria. Assieme a quella di traghettare viale Mazzini nel futuro, rendendola competitiva nei prossimi anni. Il resto del consiglio di amministrazione deve essere invece scelto dalle Camere. La doppia seduta a scrutinio segreto, convocata per eleggere i quattro membri "politici" del cda, era in agenda per l'8 luglio. L'appuntamento è però slittato, a causa di una richiesta di rinvio. La ragione risiede principalmente nell'aspro scontro che dilania in queste settimane il Movimento. Meglio prendere tempo, è stata la valutazione delle forze di maggioranza, e non finire risucchiati in una faida incrociata tra grillini.

E così, la scelta è caduta sul 14 luglio, data in cui sulla carta il Parlamento dovrebbe votare i consiglieri. La novità di queste ore è che il governo non cambierà in ogni caso i propri piani e non attenderà l'esito della mediazione parlamentare, ma procederà comunque il 12 luglio all'indicazione dei due nomi di vertice prescelti.

Il messaggio che trapela è un mix di decisione e irritazione. Le scadenze si rispettano, questo è il senso della linea dell'esecutivo. E dunque il 12 luglio saranno resi noti i due nomi scelti dal ministero dell'Economia. Il governo è chiamato a esercitare la sua funzione e non intende arretrare rispetto a questo compito. L'obiettivo è mostrarsi risoluti ed evitare tentennamenti, applicando lo stesso metodo che è stato utilizzato da Draghi in occasione di altri avvicendamenti di peso, a partire dal commissario straordinario all'emergenza Covid fino al vertice del Dis.

Ma c'è dell'altro. Nessuno ufficialmente si espone, ma è evidente che in queste ore il sospetto è che i partiti abbiano deciso di far incagliare la trattativa, in modo da congelare lo status quo fino a settembre. Senza consiglio di amministrazione, infatti, anche le nomine delle reti e delle testate giornalistiche verrebbero rimandate a data da destinarsi, in attesa di valutare i nuovi equilibri politici che usciranno dal profondo rimescolamento in atto nella maggioranza. L'effetto collaterale sarebbe un'ulteriore paralisi dell'azienda, già provata da conti poco rassicuranti.

L'esecutivo non attenderà queste dinamiche, dunque, né le asseconderà. Deciderà il 12, questa è la promessa. In pole due manager che arrivano dal mondo dei media: Giorgio Stock, ex Warner, e Andrea Castellari, già dg di Discovery. Scendono le quotazioni di Laura Cioli, ex ad di Rcs e Ged. Un altro nome circolato era quello di Matteo Maggiore (direttore di comunicazione della Bei), con un passato da responsabile degli affari internazionali dell’inglese Bbc.