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Ddl Zan, il doppio volto della Lega: gli ultrà annunciano battaglia, Salvini tenta la mediazione

Il leader della Lega Matteo Salvini (agf)
Il presidente della commissione Giustizia Ostellari torna a proporre un rinvio per cercare l'accordo. L'ok di Italia viva e di Bernini (Forza Italia). Letta: “Se ognuno è coerente con quello che viene detto e fatto, la legge verrà approvata. Sulla calendarizzazione i voti ci sono stati”
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Roberto Calderoli, vice presidente del Senato e leghista di lungo corso, assicura: “Ho già preparato il binocolo da cecchino sul ddl Zan. Non presenteremo 82 milioni di emendamenti, come fu per la riforma costituzionale. Niente algoritmo questa volta, però il fucile è carico”. Ovvero migliaia e mirate modifiche per fare cadere l’asse portante della legge contro l’omofobia. 

Ma la Lega recita due parti in commedia. Da un lato gli ultrà leghisti che annunciano “à la guerre comme à la guerre”, dall’altro Matteo Salvini che preordina una mossa: una lettera aperta a tutti i parlamentari che sarà un appello al dialogo e avrà come titolo “Concentriamoci su quello che ci unisce”. Aggiunge poi che “per la testardaggine di Letta la legge verrà affossata”, mostrando un attaccamento alla legge contro l’omofobia che non aveva mai avuto prima. Ancora dice Salv…

Roberto Calderoli, vice presidente del Senato e leghista di lungo corso, assicura: “Ho già preparato il binocolo da cecchino sul ddl Zan. Non presenteremo 82 milioni di emendamenti, come fu per la riforma costituzionale. Niente algoritmo questa volta, però il fucile è carico”. Ovvero migliaia e mirate modifiche per fare cadere l’asse portante della legge contro l’omofobia. 

Ma la Lega recita due parti in commedia. Da un lato gli ultrà leghisti che annunciano “à la guerre comme à la guerre”, dall’altro Matteo Salvini che preordina una mossa: una lettera aperta a tutti i parlamentari che sarà un appello al dialogo e avrà come titolo “Concentriamoci su quello che ci unisce”. Aggiunge poi che “per la testardaggine di Letta la legge verrà affossata”, mostrando un attaccamento alla legge contro l’omofobia che non aveva mai avuto prima. Ancora dice Salvini: “Per me il diritto all'amore è sacro, e offendere o, peggio ancora, aggredire due ragazzi o due ragazze che si amano è una cosa da trogloditi e da delinquenti. Ma spiegare a mia figlia, che ha otto anni, che in base alla legge e in base a quello che dovrebbe esserle spiegato a scuola, lei è un essere fluido…”. Insomma, via dalla legge la definizione di “identità di genere” e pure di transfobia.  

A dare seguito alla linea di Salvini è Andrea Ostellari, che riunisce la commissione Giustizia di Palazzo Madama, di cui è presidente, tornando a proporre una mediazione. Ci sarebbe tempo fin dopo l’estate: un rinvio per accordarsi. Ha consegnato a tutti i colleghi il suo testo anti Zan e ha fissato un altro appuntamento della commissione per martedì prossimo, prima dell’aula del 13 luglio. I capigruppo della destra e di Italia Viva ieri hanno lunghi colloqui. “Colloqui alla luce del sole, perché stiamo tentando una mediazione”, rimarca il renziano Davide Faraone. La forzista Anna Maria Bernini insiste: “Non facciamo cadere l’ultima mediazione”. 

Il Pd respinge al mittente attacchi, insinuazioni e lusinghe. Il segretario Enrico Letta è certo: “Se ognuno è coerente con quello che viene detto e fatto, il ddl Zan verrà approvato. Sulla calendarizzazione i voti ci sono stati”. I dem Franco Mirabelli e Monica Cirinnà invitano a calare le carte in aula, dove ciascuno si assumerà le proprie responsabilità, e ricordano i 7 mesi di ostruzionismo e di melina che sono indicatore del bluff leghista. 

Ma il pressing per abbandonare il ddl Zan e cambiarne almeno 3 articoli  (l’1, il 4 e il 7) è forte. L’ultima conta dà solo 11 senatori di scarto a favore del ddl Zan, che significherebbe maggioranza ribaltata facilmente dai franchi tiratori. Numeri calcolati in base al voto dell’altro ieri sulla calendarizzazione in aula: la destra non lo voleva (erano il 134), la sinistra sì (maggioranza di 145). Matteo Renzi entra in campo in prima persona. Parlerà martedì al Senato, dopo gli attacchi personali ricevuti, per spiegare come mai Iv ha deciso lo strappo sul ddl Zan. “Non accetto lezioni sui diritti civili da chi magari non ha votato la legge sulle unioni civili su cui io da premier ho messo la faccia. Fedez non sa cosa dice, non è su Instagram che si fanno i dibattiti. Sono davvero stanco di tanta ipocrisia e superficialità”, risponde a muso duro. I renziani e i giallo-rossi sono ai ferri corti. Dura polemica con Sinistra italiana che accusa Renzi di volersi semplicemente accordare con la Lega in vista dell’elezione del nuovo capo dello Stato. E Renzi replica: “Il dialogo con il centrodestra è matematica, ha il 45%”. E insiste sul compromesso convinto che molti sono i dissidenti dem sulla legge Zan e che i 5Stelle perderanno pezzi, almeno una quindicina di senatori. Davide Faraone, il capogruppo renziano, rilancia come mediazione la proposta di Ivan Scalfarotto. Può andare bene alla Lega? No per Pillon. Che spiega: “Io resto convinto che una legge non serva, perché ci sono tutte le tutele necessarie. Ma se dobbiamo farla, almeno che sia fatta bene. Continuiamo a discuterne in commissione”. In Forza Italia il dibattito è aperto. Elio Vito, alla guida dei liberal forzisti, segnala il paradosso di chi ritiene che la legge sarà affossata da chi la approva. Il clima politico si inasprisce, fino alle affermazioni grevi di Gandolfini, leader del Family day, per cui si parte dal ddl Zan e si arriva al sesso con cose e animali come affermata dalla garante umbra per l’infanzia. Ma sui social circolano minacce e insulti.