Beppe Grillo rimane "garante e custode dei principi e dei valori dell'azione politica" del M5S; Giuseppe Conte invece sarà legale rappresentante, presidente e "unico titolare responsabile dell'azione politica". Il "garante e custode" si nominerà da solo il Consiglio di garanzia e il Collegio dei probiviri; Conte la segreteria politica, che poi sarà votata dall'assemblea. Assieme infine nomineranno il tesoriere del Movimento. Accordo fatto su queste basi tra Grillo e Conte dopo nove giorni di trattative gestite dai sette "saggi" del M5S. Resta insomma una diarchia alla guida del partito, ed è stato l'unico modo per ricomporre una frattura che a un certo punto pareva insanabile.
Cominceranno così le procedure per la votazione di nuovo Statuto, Carta dei valori e successivamente della guida politica e degli organi che coadiuveranno l'ex presidente del Consiglio alla guida. L'annuncio è arrivato all'inizio dell'assemblea dei quattro ministri del Movimento con i parlamentari, appuntamento che si preannunciava durissimo: all'ordine del giorno c'era la relazione sull'ok in Consiglio dei ministri alla riforma della giustizia, compromesso al ribasso per buona fetta degli eletti e per lo stesso Conte. La buona notizia ha sicuramente fatto scendere la tensione, ma la pace al vertice non ha di certo scacciato tutti i malumori. "Non abbiamo potuto ottenere tutto, ma abbiamo fatto del nostro meglio, in un momento in cui il M5S è senza guida - le parole di Luigi Di Maio in assemblea - Adesso lavoreremo in Parlamento. Senza l'accordo si rischiava di cancellare definitivamente e mandare in frantumi la nostra, di riforma". E poi: "Non è nel mio stile fare post contro amici, fratelli, compagni di mille battaglie politiche. Dopo che chiudi i social, i problemi restano. Se si commettono errori si chiede scusa, ma si agisce sempre in buona fede". Anche il ministro Stefano Patuanelli ha offerto la sua versione dei fatti: lui, Di Maio, Federico D'Incà e Fabiana Dadone non hanno subito interferenze per il sì al testo da parte di Grillo, "ci siamo assunti la responsabilità. Fare barricate in cdm significa arrivare a un testo peggiore e nessuna possibilità di incidere in Parlamento, si sono ottenute delle cose, certo non sufficienti". Durissima Giulia Sarti: "Avete disatteso le indicazioni dei gruppi di Camera e Senato, a questo punto però in aula mani libere". Per Antonella Papiro c'è stata una "lesione della dignità del gruppo parlamentare". Altri invece hanno difeso il lavoro della squadra di governo.
Dopodiché, al netto della delusione e dello scoramento sulla giustizia, tema che ancora farà discutere il M5S nelle prossime settimane, la ricomposizione del partito sulla delicata fase di passaggio e rilancio ha fatto tirare un generale sospiro di sollievo. Il rischio di una scissione è stato altissimo per giorni. Si è "segnato un punto decisivo per il rilancio di cui tutti conosciamo bene l'urgenza", dice il presidente della Camera Roberto Fico. "È un grande traguardo", si felicita Tiziana Beghin, unica donna dei sette. "Ora potremo iniziare a muoverci insieme nella stessa direzione", sottolinea il ministro Federico D'Incà.