✕

M5S, Grillo a Roma da Conte: si cerca l'intesa sui vice, Appendino in pole

(reuters)

Ascolta l'audio

L'ex premier vuole dare battaglia sulla giustizia. Ma assicura: "Non farò cadere il governo"
2 minuti di lettura

ROMA - Da statuto, ora, Giuseppe Conte può fare tutto da solo. Scegliersi i due vicepresidenti che lo affiancheranno nella guida del Movimento 5 stelle. Nominare il consiglio nazionale che poi sarà ratificato da una votazione degli iscritti. Decidere chi sarà il capo della scuola politica. E ancora revocare il tesoriere, decidere le candidature, predisporre le proposte del regolamento. Nonostante questo, però, quando domani vedrà a Roma Beppe Grillo, parlerà con lui anche dei nomi che intende fare. Che saranno probabilmente, ma qui dipende da chi è a scommettere, Chiara Appendino e Vito Crimi, oppure sempre Chiara Appendino e Luigi Di Maio. Con possibili outsider come Stefano Patuanelli e Alfonso Bonafede.

Una mossa distensiva. Un modo per far capire una volta per tutte al Garante, e ai gruppi parlamentari, che il suo tener duro sullo Statuto non derivava dalla volontà di fare qualcosa contro il volere del fondatore, ma dalla ne…

ROMA - Da statuto, ora, Giuseppe Conte può fare tutto da solo. Scegliersi i due vicepresidenti che lo affiancheranno nella guida del Movimento 5 stelle. Nominare il consiglio nazionale che poi sarà ratificato da una votazione degli iscritti. Decidere chi sarà il capo della scuola politica. E ancora revocare il tesoriere, decidere le candidature, predisporre le proposte del regolamento. Nonostante questo, però, quando domani vedrà a Roma Beppe Grillo, parlerà con lui anche dei nomi che intende fare. Che saranno probabilmente, ma qui dipende da chi è a scommettere, Chiara Appendino e Vito Crimi, oppure sempre Chiara Appendino e Luigi Di Maio. Con possibili outsider come Stefano Patuanelli e Alfonso Bonafede.

Una mossa distensiva. Un modo per far capire una volta per tutte al Garante, e ai gruppi parlamentari, che il suo tener duro sullo Statuto non derivava dalla volontà di fare qualcosa contro il volere del fondatore, ma dalla necessità di creare un partito che possa funzionare. Senza intoppi e crisi come l'ultima, consumata sulla giustizia.

L'accelerazione dell'accordo si è resa necessaria proprio perché il sì dei ministri M5S agli emendamenti preparati da Marta Cartabia stava facendo scoppiare tutto. Gruppi parlamentari, base, intellettuali di riferimento. Bisognava mandare un messaggio preciso a Mario Draghi: se vuole intervenire sul Movimento, è Conte che deve chiamare, non Grillo. L'ex premier ha usato quel che è accaduto come una sorta di prova di forza della sua influenza sul mondo M5S. Il Garante, da parte sua, ha ancora le prerogative di custode della linea dei 5 stelle. E sa bene che basta un suo post, un video, una telefonata, per poter mettere in crisi scelte in cui non vorrà riconoscersi. L'importante, adesso, era però dare un'idea di unità per affrontare i delicati passaggi parlamentari di queste settimane e le prossime elezioni amministrative. La scelta dei candidati sindaci è ora in mano all'avvocato, così come la composizione delle liste. I tempi delle comunarie sono definitivamente archiviati.

Tra quindici giorni dovrebbe esserci il voto on line che darà il via libera definitivo. Domani, però, con Grillo bisognerà - oltre che vagliare i nomi - sistemare ancora qualche punto rimasto in sospeso, soprattutto sulla Carta dei valori. E con tutta probabilità non sarà un faccia a faccia, ma saranno presenti i principali dirigenti M5S. Anche per questo, i sette "saggi" si sono riuniti ancora la scorsa notte. Pronti a evitare incidenti dell'ultima ora.

Vicepresidenti a parte, Conte si avvarrà anche di un consiglio nazionale in cui entreranno di diritto i capigruppo di Camera e Senato e quello del Parlamento europeo, quindi per ora Davide Crippa, Ettore Licheri e Tiziana Beghin. Ma al cui interno dovrebbero esserci anche delegati regionali e rappresentanti della componente governativa. Ma il vero punto politico è un altro e cioè fino a che punto l'ex presidente del Consiglio vorrà stressare la sua evidente competizione con il successore. Dal dialogo di questi giorni, si è capito che i 5 stelle a guida Conte sono pronti a dare battaglia sulla riforma della Giustizia in Parlamento. Uno dei nodi, è da quando far decorrere i due anni di tempo concessi all'appello, se dalla data del deposito della sentenza di primo grado o dalla consegna della memoria dell'imputato per il secondo. Non è una cosa da poco e non sarà certo l'unico punto su cui si faranno sentire. Tanto che il compromesso trovato faticosamente in Consiglio dei ministri potrebbe essere, tra meno di due settimane, un pallido ricordo. A uno dei massimi dirigenti M5S che glielo ha chiesto, però, Conte ha assicurato: "Non voglio far cadere il governo. Credo solo che le nostre battaglie debbano essere portate avanti con più convinzione". Che le conseguenze possano essere nefaste per gli equilibri dell'esecutivo Draghi, non è questione che sembra in alcun modo preoccuparlo.