Giudici onorari, la Commissione Ue apre una procedura di infrazione contro l'Italia
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - Ci risiamo. L'Europa boccia l'Italia sui giudici onorari. Esattamente a un anno di distanza dalla sentenza della Corte del Lussemburgo che aveva contestato l'Italia per l'inaccettabile condizione di precarietà di oltre 5mila giudici onorari - dai giudici di pace, ai vice procuratori onorari, ai giudici onorari di tribunale - questa volta è la Commissione Ue a richiamare il nostro Paese al rispetto delle regole. Perché, per dirlo in una sola parola e proprio come dicono gli stessi giudici, siamo di fronte a un rapporto di lavoro precario, non garantito da regole certe, pagato a sentenza, senza pensione, senza tutela sanitaria, senza ferie, senza garanzie in caso di maternità o di incidenti sul lavoro. Solo grazie a una sentenza della Consulta, dallo scorso anno, questi giudici possono ottenere almeno il rimborso delle spese legali in caso di causa per ragioni di lavoro. Insomma, lavorano senza nessuna garanzia né tutela. Eppure,…
ROMA - Ci risiamo. L'Europa boccia l'Italia sui giudici onorari. Esattamente a un anno di distanza dalla sentenza della Corte del Lussemburgo che aveva contestato l'Italia per l'inaccettabile condizione di precarietà di oltre 5mila giudici onorari - dai giudici di pace, ai vice procuratori onorari, ai giudici onorari di tribunale - questa volta è la Commissione Ue a richiamare il nostro Paese al rispetto delle regole. Perché, per dirlo in una sola parola e proprio come dicono gli stessi giudici, siamo di fronte a un rapporto di lavoro precario, non garantito da regole certe, pagato a sentenza, senza pensione, senza tutela sanitaria, senza ferie, senza garanzie in caso di maternità o di incidenti sul lavoro. Solo grazie a una sentenza della Consulta, dallo scorso anno, questi giudici possono ottenere almeno il rimborso delle spese legali in caso di causa per ragioni di lavoro. Insomma, lavorano senza nessuna garanzia né tutela. Eppure, proprio su questi giudici si scarica oltre un terzo della giustizia in Italia.
La procedura d'infrazione della Commissione Ue arriva proprio mentre, a Napoli, riparte la protesta delle toghe onorarie. Ecco, con una rosa in pugno a simboleggiare la protesta pacifica, i giudici che aderiscono al Coordinamento magistratura giustizia di pace sfilare ieri davanti alla caserma Garibaldi. Sono gli stessi che, in Europa, hanno inviato i documenti sulle anomalie che da sempre affronta la loro categoria, pur garantendo la giustizia ogni giorno. Nonché lo sciopero della fame che l'anno scorso, a scaglioni, è stato fatto in tutta Italia. Soprattutto dalle giudici donna.
Ma questa non è l'unica coincidenza. Ve ne sono altre due. Innanzitutto da agosto entra in vigore la riforma dell'ex Guardasigilli Andrea Orlando che nel 2017 ha cambiato le regole per i vecchi e i futuri giudici onorari. Una riforma che gli stessi giudici non hanno mai accettato e che ritengono punitiva rispetto a chi finora ha affrontato un lavoro duro e tanti sacrifici. Ma c'è un'altra scadenza rilevante. Giovedì prossimo il presidente delle Corte di Appello di Brescia Claudiio Castelli consegnerà nelle mani della Guardasigilli Marta Cartabia la relazione del gruppo di lavoro sulla magistratura onoraria, che la stessa ministra gli ha affidato, in cui si avanzano proposte e ipotesi di emendamenti al disegno di legge che da due anni è in attesa al Senato.
Molto dura verso l'Italia la posizione europea. Con una lettera di costituzione il nostro Paese viene messo in mora in quanto "la legislazione nazionale applicabile ai magistrati onorari non è pienamente conforme al diritto del lavoro della Ue". Non sarebbero rispettate molte regole considerate scontate e condivise sul lavoro a tempo determinato, su quello a tempo parziale, sull'orario di lavoro, sulle lavoratrici gestanti.
La Commissione spiega che non avendo lo status di lavoratore, i giudici onorari "non godono della protezione offerta dal diritto del lavoro della Ue e risultano penalizzati dal mancato accesso all'indennità in caso di malattia, infortunio e gravidanza, dall'obbligo di iscriversi presso il fondo nazionale di previdenza sociale per i lavoratori autonomi, nonché da divari retributivi e relativi alle modalità di retribuzione, dalla discriminazione fiscale e dal mancato accesso al rimborso delle spese legali sostenute durante procedimenti disciplinari e al congedo di maternità retribuito".
La Commissione scrive ancora che questi giudici "non sono sufficientemente protetti contro gli abusi derivanti da una successione di contratti a tempo determinato e non hanno la possibilità di ottenere un adeguato risarcimento per tali abusi". L'Italia non ha istituito un sistema di calcolo dell'orario di lavoro giornaliero di ciascun magistrato onorario. Ma soprattutto, secondo la commissione Ue, la legge Orlando, quella che entra in vigore tra pochi giorni, "non ha ancora fornito soluzioni al riguardo". Un vero assist per le toghe onorarie che potrebbe giocare certamente a loro favore nella battaglia decennale contro il loro stesso lavoro precario che però hanno disciplinatamente continuato a fare.