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M5S, Conte fa pace con Grillo: “Ora sulla giustizia noi ci faremo sentire"

(ansa)

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Il patto stretto durante un pranzo a Bibbona. L'ex premier: "Grande intesa". Sarà anche responsabile del simbolo del Movimento. Ma sul governo il Garante è più cauto. E fra i grillini c'è chi teme scossoni nell'esecutivo durante il semestre bianco. Da domani il voto sullo statuto. Fico e Di Maio tra i garanti
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Non c'è più l'intimità delle sdraio sulla spiaggia. Non ci sono la birra fresca, la luce di Marina di Bibbona al tramonto. Giuseppe Conte e Beppe Grillo si sono visti nel paese in provincia di Livorno in cui il fondatore del Movimento 5 stelle ha la sua villa, ma in campo neutro, al ristorante. Arrivando su auto separate. Salutandosi con un arrivederci e un pollice alzato a favore di telecamere. Ma senza strette di mano simboliche, senza abbracci o dichiarazioni per i pochi cronisti presenti.

Hanno parlato a lungo, oltre due ore con davanti antipasto di pesce e una spigola al forno: dei punti dello Statuto su cui prima si erano scontrati. Di prescrizione, della posizione di Conte sulla riforma della Giustizia targata Marta Cartabia, dei timori di Grillo per la tenuta del governo. E dei nomi che presto dovranno fare, una volta che lo Statuto sarà votato e si formeranno i nuovi organi.

 

"Grande intesa con Beppe Grillo", dice a…

Non c'è più l'intimità delle sdraio sulla spiaggia. Non ci sono la birra fresca, la luce di Marina di Bibbona al tramonto. Giuseppe Conte e Beppe Grillo si sono visti nel paese in provincia di Livorno in cui il fondatore del Movimento 5 stelle ha la sua villa, ma in campo neutro, al ristorante. Arrivando su auto separate. Salutandosi con un arrivederci e un pollice alzato a favore di telecamere. Ma senza strette di mano simboliche, senza abbracci o dichiarazioni per i pochi cronisti presenti.

Hanno parlato a lungo, oltre due ore con davanti antipasto di pesce e una spigola al forno: dei punti dello Statuto su cui prima si erano scontrati. Di prescrizione, della posizione di Conte sulla riforma della Giustizia targata Marta Cartabia, dei timori di Grillo per la tenuta del governo. E dei nomi che presto dovranno fare, una volta che lo Statuto sarà votato e si formeranno i nuovi organi.

 

"Grande intesa con Beppe Grillo", dice a sera l'ex capo del governo. "Il nuovo Statuto, che presto gli iscritti potranno votare, ci permette di ripartire con più forza e determinazione. Adesso la nostra priorità è occuparci dei problemi reali delle persone: penso ai lavoratori che hanno perso il lavoro dopo la fine del blocco dei licenziamenti, alle imprese che chiudono, a chi fatica ad arrivare a fine mese. E poi c'è il tema della giustizia, su cui il Movimento deve con fermezza far sentire la sua voce".

 

Ad accompagnare il fondatore M5S, su una cinquecento rossa, c'era Pietro Dettori, un tempo braccio destro di Davide Casaleggio in Rousseau, ora consigliere di Luigi Di Maio alla Farnesina: "È andata bene, saranno loro a parlare", dice uscendo da Villa Corallina. Pace fatta? Annuisce. Che considerando l'usuale ritrosia, è già molto. Il segnale che stavolta si parte davvero: il voto in Rete dovrebbe cominciare sabato.

Una volta che gli iscritti avranno detto sì allo Statuto, Conte potrà essere incoronato presidente. Appena in tempo per l'inizio del semestre bianco, fanno notare un paio di deputati non proprio in sintonia. Sospettosi, soprattutto, di tempi talmente dilatati da aver portato l'ex premier ad assumere la guida dei 5 stelle proprio quando le Camere non possono più essere sciolte. E di conseguenza, quando gli scossoni al governo potranno essere ancora più forti.
Sono due gli inciampi che potrebbero portare il Movimento guidato da Conte in rotta di collisione con il governo guidato da Mario Draghi. Il primo è rappresentato proprio dagli emendamenti Cartabia su giustizia e prescrizione. Il secondo è il reddito di cittadinanza, ultimo baluardo da difendere a qualunque costo.

Beppe Grillo ha provato a sondare le intenzioni del futuro presidente M5S senza trarne certezze, ma sentendogli ripetere che sulla giustizia i ministri del Movimento hanno sbagliato. Che il loro mandato - sentiti i parlamentari - era quello di astenersi, non di votare sì. E che nell'esecutivo bisogna stare difendendo le proprie idee e, soprattutto, i risultati ottenuti quando a guidare era proprio l'avvocato del popolo.

C'è solo un nome che i due devono scegliere insieme, quello del futuro tesoriere. Per il resto, a Grillo spetta l'indicazione di sei nomi tra cui gli iscritti sceglieranno i tre componenti del nuovo comitato di garanzia. E nel M5S si scommette su Luigi Di Maio e Roberto Fico, visti i poteri che avrà quest'organo: tra gli altri, quello di sfiduciare - ma solo attraverso il voto della maggioranza più uno degli iscritti - tanto il Garante quanto il Presidente.

Una rosa di sei nomi sarà indicata dal fondatore anche per la scelta dei tre probiviri. Per il resto, tocca a Conte: che è l'unico rappresentante politico, "dirige e coordina la comunicazione, ha la rappresentanza legale, è responsabile dell'utilizzo del simbolo, determina le risorse da conferire ai territori, propone all'assemblea uno o più vicepresidenti (Chiara Appendino? Vito Crimi? Stefano Patuanelli?) e può attribuire a uno di questi il ruolo di vicario". In più, è l'unico a conferire gli incarichi professionali.

Grillo resta però custode dei valori e della linea politica. E a lui resta il potere di chiedere all'assemblea di sfiduciare il presidente, sempre attraverso il voto degli iscritti. Se dovesse fallire, però, non potrà proporre sfiducie per almeno un anno. Fin qui le norme. In ballo però c'è molto di più. Ci sono due diverse visioni del rapporto con il Pd e con il governo.

Paradossalmente, più morbida quella di Grillo, meno quella di Conte. E c'è, rimane, tutta la distanza di una lite pubblica in cui sono volate parole pesantissime e che non aveva nulla di finto. La diffidenza, la distanza, non si possono dissipare in due settimane. Quello che si celebrerà da qui a quindici giorni sarà quindi un matrimonio di necessità. I post di giubilo dei parlamentari, ieri, suonavano stonati come stecche in un'orchestra improvvisata. Si marcheranno a vicenda, Conte e Grillo. Finché non saranno certi, se lo saranno mai, di potersi fidare l'uno dell'altro.