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Nomine Rai, dopo lo sgarbo sul Cda: Meloni rovescia il tavolo del centrodestra

(ansa)
La leader di Fratelli d'Italia diserta la presentazione del candidato sindaco di Milano Bernardo e rompe sulle amministrative  
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MILANO -  Lo sgarro sulla Rai di Lega e Forza Italia, che hanno bocciato il candidato di Giorgia Meloni per il Consiglio di amministrazione della Rai, ha avuto due primi effetti. Il primo, plateale e simbolico: alla presentazione del candidato sindaco di Milano, Luca Bernardo, la leader di Fratelli d'Italia non c'era. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi (via telefono), Antonio Tajani, Maurizio Lupi, loro sì, in prima fila. Ma lei no. Il secondo, più concreto: i tavoli di coalizione per concordare le candidature alle presidenze dei municipi nelle grandi città come Roma, Milano o Torino, sono congelati; così anche laddove la coalizione non ha ancora chiuso sul nome dei candidati sindaci, città come Bologna, Salerno o Latina.

"Se in alcuni posti non si è ancora chiuso è perché a livello locale ci sono problemi, ma se poi anche a livello nazionale il clima è pessimo, allora a questo punto andiamo a contarci se…

MILANO -  Lo sgarro sulla Rai di Lega e Forza Italia, che hanno bocciato il candidato di Giorgia Meloni per il Consiglio di amministrazione della Rai, ha avuto due primi effetti. Il primo, plateale e simbolico: alla presentazione del candidato sindaco di Milano, Luca Bernardo, la leader di Fratelli d'Italia non c'era. Matteo Salvini, Silvio Berlusconi (via telefono), Antonio Tajani, Maurizio Lupi, loro sì, in prima fila. Ma lei no. Il secondo, più concreto: i tavoli di coalizione per concordare le candidature alle presidenze dei municipi nelle grandi città come Roma, Milano o Torino, sono congelati; così anche laddove la coalizione non ha ancora chiuso sul nome dei candidati sindaci, città come Bologna, Salerno o Latina.

"Se in alcuni posti non si è ancora chiuso è perché a livello locale ci sono problemi, ma se poi anche a livello nazionale il clima è pessimo, allora a questo punto andiamo a contarci senza problemi", spiega un esponente di primo piano di Fdi. Così pure in Calabria, dove un accordo c'è attorno a Roberto Occhiuto (Fi), il rischio è quello di uno strappo della destra per puntare sulla propria donna forte del territorio, Wanda Ferro: "Per noi l'unità del centrodestra è la priorità, ma vogliamo lo stesso atteggiamento da parte degli alleati", le sue parole ad Adnkronos.

A sentire i leghisti, i colleghi sovranisti ma all'opposizione del governo fanno solo un gran baccano per alzare la posta delle richieste. "Gli avversari non sono mai in casa e io sto cercando di spegnere ogni tipo di polemica. Anche la vicenda Rai si chiuderà bene. Ci sarà spazio per tutti, tutti avranno voce", assicura Salvini. Loro, gli alleati furiosi, raccontano un'altra storia: il segretario del Carroccio cerca in tutti i modi di arrestare l'ascesa di Meloni, che ormai buona parte dei sondaggi danno come primo partito italiano. "Non ha capito che il vento non lo fermi con le mani, così facendo, con questi sgarbi verso di noi ma che sono un problema di democrazia, non fa altro che portare altra acqua al mulino di "Giorgia"", è il ragionamento nel dietro le quinte in casa Fdi. "Sono basita che nessuno, neanche Sergio Mattarella, dica una parola su questo fatto gravissimo - le parole di Meloni da Latina, dove presentava il suo libro - l'unico partito di opposizione è stato buttato fuori. Fosse accaduto in Ungheria avremmo sentito anche Ursula von der Leyen".

Il nervosismo viene da lontano, già sul Copasir ci furono scintille. La presidenza spettava all'opposizione, quindi a Fratelli d'Italia, ci vollero tre mesi per risolvere (in parte) la faccenda, e anche lì furono ritardi e complicazioni sulle amministrative. Ora però la tensione tracima, ieri proprio alla prima di Bernardo è andato in scena un battibecco tra la forzista Licia Ronzulli e Ignazio La Russa per una questione di posti a sedere. C'era quello lasciato vuoto da Meloni e la senatrice voleva accomodarsi oppure assegnarlo alla Lega, cosa che non è andata giù a La Russa ("non me ne fotte un c..., ti alzi"). Sua spiegazione successiva: "C'erano quattro di Fi in prima fila, questa mania di esibirsi non ci piace...".

L'acrimonia, o comunque il fastidio verso Ronzulli, non è casuale, accusata com'è di essere una delle più attive nel tessere la tela per portare Fi ad abbracciare la Lega nel partito unico. Per capire quanto può essere estesa l'area di dissidenza rispetto a questo disegno nel partito del Cavaliere basta però vedere quanti sono stati i voti raccolti da Giampaolo Rossi, l'uscente indicato da Meloni e non riconfermato: 94 tra Camera e Senato, teoricamente il doppio di quelli degli eletti di Fdi. I voti in più sono arrivati da Coraggio Italia, ma anche dai forzisti ribelli.