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Centrodestra, Meloni: "Coalizione a rischio". Esodo da Fi, in 77 cambiano casacca

Giorgia Meloni (ansa)
Malan lascia i forzisti per FdI, l'alleanza in Calabria è in dubbio. La leader: "Mi vaccinerò"
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ROMA - "Rappresaglia". Una sola parola, nelle chat dei parlamentari di una Forza Italia che rimane ufficialmente muta, definisce l'ultima mossa di Giorgia Meloni: l'ingaggio da parte di FdI di Lucio Malan, azzurro doc con Berlusconi dal '94, e fino a ieri mattina capogruppo vicario di Fi in Senato. In un centrodestra in ebollizione, la presidente di Fratelli d'Italia replica allo sgarbo subìto sulle nomine Rai con uno "scippo" che viola il patto di non beligeranza fra i partiti della coalizione. Quella stessa regola che la senatrice Licia Ronzulli, una delle fedelissime di Berlusconi, aveva ricordato con sprezzo a Toti qualche settimana fa, al momento della scissione di "Coraggio Italia".

ROMA - "Rappresaglia". Una sola parola, nelle chat dei parlamentari di una Forza Italia che rimane ufficialmente muta, definisce l'ultima mossa di Giorgia Meloni: l'ingaggio da parte di FdI di Lucio Malan, azzurro doc con Berlusconi dal '94, e fino a ieri mattina capogruppo vicario di Fi in Senato. In un centrodestra in ebollizione, la presidente di Fratelli d'Italia replica allo sgarbo subìto sulle nomine Rai con uno "scippo" che viola il patto di non beligeranza fra i partiti della coalizione. Quella stessa regola che la senatrice Licia Ronzulli, una delle fedelissime di Berlusconi, aveva ricordato con sprezzo a Toti qualche settimana fa, al momento della scissione di "Coraggio Italia".

La temperatura percepita è più alta dei trenta gradi reali, nella mattinata di via della Scrofa. La sorpresa, quando Malan sbuca da una porta laterale e si siede accanto a Giorgia Meloni, è generale. E sbalordita era rimasta qualche minuto prima anche Anna Maria Bernini, la presidente dei senatori di Fi, nell'apprendere dalla viva voce del parlamentare piemontese l'annuncio dell'addio. Nulla ha potuto neanche lo stesso Cavaliere, che ha chiamato Malan durante la conferenza stampa. Troppo tardi. Per lui, per l'ex premier, è un altro pezzo di passato che va via: sono 77 gli esponenti di Fi che hanno cambiato casacca, quasi il 40 per cento degli eletti nel 2018. Un esodo che ha spinto ai saluti diversi pionieri o figure un tempo vicinissime al Capo: da Paolo Romani a Micaela Biancofiore, da Gaetano Quagliariello a Mariarosaria Rossi. Fino a Malan, appunto.

E ora, dietro la consegna del silenzio, sono in tanti dentro Forza Italia a manifestare malessere, per un futuro la cui unica certezza è il numero ridotto di seggi da contendersi. La scelta del partito unico non ha mancato, poi, di generare ulteriore malessere: si è detto perplesso, ad esempio, l'ex presidente del Senato Renato Schifani, che da settimane è in silenzio stampa (e non ha votato le nomine Rai), così come Andrea Cangini, altro senatore, cui è stata prima offerta e poi negata la possibilità di candidarsi a Bologna. Che loro o altri possano rompere, anche se non nell'immediato, non è un'ipotesi astratta. E Meloni alimenta la suspence, non dopo aver assicurato che presto si vaccinerà: "Non escludo che nei prossimi giorni ci siano altri passaggi dalla maggioranza all'unico partito di opposizione".

In primo piano rimane l'ira della presidente di Fratelli d'Italia, che vede incrinarsi il blocco del centrodestra: "Io continuo a credere nella coalizione, ma quello che voglio capire adesso è se ci credono anche gli altri: troppe cose francamente mi fanno temere il contrario". Troppi gli sgarbi ricevuti, e li elenca tutti: oltre all'estromissione di Fdi dal Cda della Rai, c'è il caso Copasir e le mancate nomine ai vertici delle commissioni speciali. Meloni smentisce il ministro leghista Giancarlo Giorgetti ("Difficile dire che le decisioni sulla Rai le abbia prese Draghi") e lancia il suo sospetto: "Il dubbio è che si lavori per farci perdere la pazienza e magari favorire l'attuale, variopinta alleanza. E non per la vittoria del centrodestra unito alla prossime elezioni". Tensione altissima e conseguenze immediate. Meloni mette in dubbio l'alleanza elettorale già stretta in Calabria: "Oggi la candidatura di Roberto Occhiuto alla presidenza della Regione è frutto di una di quelle regole che sono saltate e quindi la valutazione va fatta...".