✕

Giustizia, Conte tende la mano a Draghi: sì a modifiche circoscritte, ma resta l'impianto della prescrizione

Giuseppe Conte all'uscita da Palazzo Chigi (ansa)
Tregua a Palazzo Chigi, nessun tono ostile da parte del leader in pectore del Movimento 5 Stelle che proporrà di correggere la riforma Cartabia senza stravolgerla
1 minuti di lettura

Si è presentato senza toni bellicosi. Niente minacce, e neanche ultimatum, come si attendevano in molti dopo la linea dura fatta trapelare nei giorni scorsi. E invece Giuseppe Conte ha teso la mano a Mario Draghi sulla giustizia. E ha proposto al presidente del Consiglio di lavorare insieme per andare oltre lo stallo.


Il premier, è probabile, sarà rimasto stupito dal tono avvolgente e per nulla ostile del suo predecessore. Di certo, ha accettato l’idea e indicato la strada: eventuali modifiche mirate, circoscritte, minime e perimetrate assieme alla Guardasigilli Marta Cartabia saranno consentite ai cinquestelle. Ma senza perdere tempo, senza rischiare di riaprire un vaso di Pandora, senza modificare la sostanza dell’impianto della prescrizione. E tutto questo per una ragione molto semplice: il testo di riforma è parte fondamentale del Pnrr ed è stato licenziato all’unanimità dal consiglio dei ministri. Permettere di sco…

Si è presentato senza toni bellicosi. Niente minacce, e neanche ultimatum, come si attendevano in molti dopo la linea dura fatta trapelare nei giorni scorsi. E invece Giuseppe Conte ha teso la mano a Mario Draghi sulla giustizia. E ha proposto al presidente del Consiglio di lavorare insieme per andare oltre lo stallo.


Il premier, è probabile, sarà rimasto stupito dal tono avvolgente e per nulla ostile del suo predecessore. Di certo, ha accettato l’idea e indicato la strada: eventuali modifiche mirate, circoscritte, minime e perimetrate assieme alla Guardasigilli Marta Cartabia saranno consentite ai cinquestelle. Ma senza perdere tempo, senza rischiare di riaprire un vaso di Pandora, senza modificare la sostanza dell’impianto della prescrizione. E tutto questo per una ragione molto semplice: il testo di riforma è parte fondamentale del Pnrr ed è stato licenziato all’unanimità dal consiglio dei ministri. Permettere di sconfessare una proposta approvata senza defezioni dall’intero esecutivo significherebbe sconfessare l’intero operato del governo.


Conte ha mostrato di capire. Modifiche limitate in sede parlamentare, dunque. Da stabilire insieme a Cartabia nei prossimi giorni. E da inserire in un emendamento concordato con l’esecutivo, abbandonando la strada delle modifiche unilaterali promesse dal Movimento. E’ questa l’unica strada, d’altra parte, per evitare anche che le altre forze politiche rimettano in discussione il capitolo giustizia, chiedendo pure loro – legittimamente, a quel punto – nuovi interventi migliorativi, con il rischio che la riforma si impantani definitivamente.


Si vedrà nei prossimi giorni se la tregua siglata a Palazzo Chigi reggerà. Se Conte manterrà la parola data al premier. E se insomma la riforma della giustizia riuscirà a vedere la luce, nonostante le tensioni delle ultime settimane.