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Da Salvini a Zaia, da Fedriga a Fontana: le quattro sfumature della Lega su vaccini e Green Pass

(eikon)
Il leader leghista vuole evitare che suo figlio "venga inseguito da una siringa", il governatore veneto si rimette alla decisione del Cts, ma adotta la linea dura contro i medici, quello del Fiuli-Venezia Giulia invita per lettera a vaccinarsi e il presidente della Lombardia era favorevole al certificato sanitario nei ristoranti, salvo poi rettificare
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Nella Lega esistono almeno quattro sfumature sui vaccini. C'è la posizione del capo, Matteo Salvini, che evoca il modello Bolsonaro: "Il green pass esteso ai ristoranti è una ca...pazzesca. Mi rifiuto di vedere qualcuno che insegue mio figlio che ha 18 anni con una siringa". Per chi ha meno di quarant' anni "i vaccini non servono" ha detto ieri a Piero Colaprico di Repubblica.

Anche il governatore veneto Luca Zaia è scettico ("con il green pass nei bar e ristoranti s'introduce di fatto il vaccino obbligatorio"), ma almeno prova a motivare problematicamente la sua perplessità: "A quel punto devi garantire a tutti i vaccini, e non mi sembra che in questo momento ci sia tutta questa disponibilità. E' una partita da mettere in mano al Cts". Insomma, se ce lo ordinano i tecnici se ne riparla.

Nella Lega esistono almeno quattro sfumature sui vaccini. C'è la posizione del capo, Matteo Salvini, che evoca il modello Bolsonaro: "Il green pass esteso ai ristoranti è una ca...pazzesca. Mi rifiuto di vedere qualcuno che insegue mio figlio che ha 18 anni con una siringa". Per chi ha meno di quarant' anni "i vaccini non servono" ha detto ieri a Piero Colaprico di Repubblica.

Anche il governatore veneto Luca Zaia è scettico ("con il green pass nei bar e ristoranti s'introduce di fatto il vaccino obbligatorio"), ma almeno prova a motivare problematicamente la sua perplessità: "A quel punto devi garantire a tutti i vaccini, e non mi sembra che in questo momento ci sia tutta questa disponibilità. E' una partita da mettere in mano al Cts". Insomma, se ce lo ordinano i tecnici se ne riparla.

Ma intanto sul suo territorio ha scelto la linea dura. Per tutelarsi contro la variante Delta Zaia ha infatti imposto il tampone agli operatori sanitari che rientrano al lavoro dopo un periodo di ferie di almeno tre giorni, indipendentemente dalla meta.

Poi c'è Massimiliano Fedriga, il presidente del Friuli Venezia Giulia che al Corriere  della sera ha detto: "Ben venga il Green pass se permetterà di riaprire gli stadi, le discoteche, i grandi eventi". Fedriga, che ha la testa sulle spalle, sta inviando lettere di sollecito agli over 60 che non hanno aderito all'immunizzazione, spiegando perché è necessario farlo. "Ma c'è una fascia di indecisi ancora troppo condizionata dalle fake news. Qualcuno è venuto a dirmi che bisogna isolare per qualche giorno i vaccinati perché sono portatori del virus. Occorre contrapporre la verità alle bugie".

Ah ecco, e chi le mette in circolo queste false credenze strizzando l'occhio ai no vax?  La verità è che in questo modo la Lega tiene insieme tutti gli elettori: da chi crede alla scienza agli scettici, passando per i renitenti.

Infine c'è l'ottimo Attilio Fontana, il presidente della Lombardia. Lui cade sempre dal pero. "Noi saremo sicuramente favorevoli a una misura del genere", ha commentato a caldo a proposito del certificato per accedere a bar e ristoranti. Poi qualcuno deve averlo avvertito che stava deviando dalla linea di Salvini.  "Ehi, Attilio, rettifica!" E lui, serafico: "Non è che io chieda l'utilizzo del green pass per andare al ristorante".