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Giustizia, i paletti di Draghi: non si ridiscute tutto. Conte: sarò leale

GIuseppe Conte, leader M5S (agf)
Draghi ha chiarito che finché c'è lui al governo gli accordi con l'Ue si rispettano. L'avvocato si è impegnato a cercare una mediazione con la Guardasigilli
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ROMA - Il punto di svolta è quando Giuseppe Conte ripercorre faccia a faccia con Mario Draghi l'escalation delle ultime settimane. I tormenti e gli ultimatum sulla giustizia. "Sai, presidente, io ci sono - sostiene l'avvocato - Voglio dare una mano al governo che sostengo. E se ho fatto certe dichiarazioni, è stato anche per tenere uniti i gruppi parlamentari...". In un attimo, la tregua è sancita. La bolla di tensione degli ultimi giorni sembra sgonfiarsi, inaspettatamente. Quanto il ramoscello d'ulivo sia dettato da ragioni tattiche, e quanto duraturo e sincero possa essere l'armistizio, lo dirà il percorso parlamentare delle prossime due settimane.

E dire che il colloquio di Palazzo Chigi era partito con premesse assai più burrascose. Per lunghi giorni, il premier era stato costretto, suo malgrado, ad ascoltare i big 5S picchiare su una riforma che loro stessi - i ministri grillini che siedono in consiglio - avevano appr…

ROMA - Il punto di svolta è quando Giuseppe Conte ripercorre faccia a faccia con Mario Draghi l'escalation delle ultime settimane. I tormenti e gli ultimatum sulla giustizia. "Sai, presidente, io ci sono - sostiene l'avvocato - Voglio dare una mano al governo che sostengo. E se ho fatto certe dichiarazioni, è stato anche per tenere uniti i gruppi parlamentari...". In un attimo, la tregua è sancita. La bolla di tensione degli ultimi giorni sembra sgonfiarsi, inaspettatamente. Quanto il ramoscello d'ulivo sia dettato da ragioni tattiche, e quanto duraturo e sincero possa essere l'armistizio, lo dirà il percorso parlamentare delle prossime due settimane.

E dire che il colloquio di Palazzo Chigi era partito con premesse assai più burrascose. Per lunghi giorni, il premier era stato costretto, suo malgrado, ad ascoltare i big 5S picchiare su una riforma che loro stessi - i ministri grillini che siedono in consiglio - avevano approvato all'unanimità. Nulla era però cambiato, nella linea di Draghi. Nessuna disponibilità ad avallare stravolgimenti di un testo su cui l'intero esecutivo ha messo la faccia, semmai modifiche tecniche, mirate, minime.

Il presidente del Consiglio, d'altra parte, ha ricordato in più circostanze che il suo compito si fonda su un impegno, quello di portare a termine un percorso di riforme necessario per garantire all'Italia i fondi del Recovery. Tra queste, spicca quella della giustizia, architrave del Pnrr. Finché c'è lui a Palazzo Chigi, insomma, non è possibile far arenare un provvedimento simbolo dell'impegno assunto con l'Europa. Può farlo soltanto un altro premier e un altro governo, se necessario anche passando da nuove elezioni. Non sarà certo Draghi, questo il senso, a modificare alla radice un testo già votato in consiglio dei ministri.

Era pronto a tenere il punto con il suo predecessore, dopo aver tenuto costantemente aggiornato in modo ufficioso anche il Colle. Ma la mano tesa di Conte, ovviamente, fa rientrare tutto. Supera il problema. Non serve neanche che Draghi perda troppo tempo - in tutto l'incontro dura 40 minuti - per risolvere il rebus. E non occorre neanche che l'ex banchiere centrale si dilunghi su un nodo che si può riassumersi così: un provvedimento varato dal consiglio dei ministri non può essere cambiato in profondità, non è un metodo accettabile o compatibile con la natura già complessa di questa maggioranza così vasta. Sono invece possibili alcuni aggiustamenti tecnici - su cui era stata già data una disponibilità ai ministri grillini durante la riunione dell'esecutivo che ha varato la riforma - che saranno concordati assieme alla ministra della Giustizia Marta Cartabia, già contattata telefonicamente da Draghi. Sempre però tenendo a mente che i tempi del passaggio parlamentare andranno rispettati, per non venire meno agli impegni assunti con Bruxelles. Al massimo concedendo qualche giorno in più per la mediazione.

Un problema di merito, si diceva. Rimettere in discussione tutto significherebbe per Draghi consentire anche alle altre forze politiche di riaprire il dossier. Si scatenerebbe una montagna di emendamenti, ispirati a filosofie contrapposte, che avrebbe come unico effetto quello di incastrare definitivamente la riforma nelle secche parlamentari.

Conte, come detto, propone un altro finale a questa storia. Accetta l'obiettivo di raggiungere presto una mediazione, anzi si spende per ottenerla. Si impegna con Draghi a risolvere anche i problemi interni, lasciando intendere di voler andare oltre la storica posizione radicalmente giustizialista del Movimento, e di voler cominciare a occuparsi anche di altri temi (non a caso, il leader 5S blinda Roberto Cingolani, soltanto pochi giorni fa sgambettato in Parlamento proprio dai grillini).

Che sia una ritirata tattica o invece accettazione sincera, lo dirà la storia. Un primo segnale si avrà già nelle prossime ore, su un tema assai diverso: la battaglia contro il Covid. Conte promette massimo sostegno alle politiche di contenimento della pandemia. Ma nell'esecutivo c'è chi teme che alla fine possa attestarsi su una posizione meno rigida di quella del centrosinistra, sostenendo ad esempio al fianco di Matteo Salvini alcune soluzioni di compromesso che rendano il green pass meno stringente di quello approvato da Macron.