✕

Debora Serracchiani (Pd): "Sulla giustizia mediamo. Tre anni per l’appello almeno fino al 2024”

La capogruppo dei democratici: "Il rischio che i processi finiscano al macero esiste. Perciò serve gradualità, ma sono certa che il governo non si arroccherà"
2 minuti di lettura

Debora Serracchiani, capogruppo del Partito democratico alla Camera, la maggioranza reggerà alla prova della riforma della giustizia?
«I quasi mille emendamenti presentati dal Movimento 5Stelle in Commissione sono un segnale da non sottovalutare, ma confido che alla fine si troverà la sintesi nella consapevolezza che l’impianto non si potrà cambiare. Tuttavia alcuni aggiustamenti saranno necessari».
Quali precisamente?
«L’attuale testo prevede due anni di tempo per l’appello e un anno per celebrare il processo in Cassazione, pena l’improcedibilità. L’anno scorso la durata media dei processi in appello è stata di due anni e due mesi. Noi proponiamo, da qui al 31 dicembre 2024, di allungare a tre anni il processo in appello e a un anno e mezzo quello in Cassazione».
Perché fino al 2024?
«Per fare in modo che le altre parti della riforma, nuove assunzioni, digitalizzazione, organizzazion…

Debora Serracchiani, capogruppo del Partito democratico alla Camera, la maggioranza reggerà alla prova della riforma della giustizia?
«I quasi mille emendamenti presentati dal Movimento 5Stelle in Commissione sono un segnale da non sottovalutare, ma confido che alla fine si troverà la sintesi nella consapevolezza che l’impianto non si potrà cambiare. Tuttavia alcuni aggiustamenti saranno necessari».
Quali precisamente?
«L’attuale testo prevede due anni di tempo per l’appello e un anno per celebrare il processo in Cassazione, pena l’improcedibilità. L’anno scorso la durata media dei processi in appello è stata di due anni e due mesi. Noi proponiamo, da qui al 31 dicembre 2024, di allungare a tre anni il processo in appello e a un anno e mezzo quello in Cassazione».
Perché fino al 2024?
«Per fare in modo che le altre parti della riforma, nuove assunzioni, digitalizzazione, organizzazione, vadano a regime: a quel punto i tempi attualmente previsti saranno realistici senza il rischio di far decadere troppi processi».
Quindi ha ragione il procuratore Gratteri quando dice che metà dei processi rischiano di finire al macero?
«È un rischio che corriamo senza la gradualità. I tempi ora vengono calcolati dalla scadenza del termine per il deposito delle motivazioni, ma così si rischia di perdere più di sei mesi. Bisognerebbe farli decorrere dall’inizio del processo d’impugnazione».
È una modifica che passerà?
«Mi pare un punto di equilibrio ragionevole considerato il contesto».
Non sembra troppo ottimista sulla capacità di trovare una sintesi?
«Sono consapevole delle difficoltà, ma dobbiamo deporre le spade ideologiche. In questo senso penso che il colloquio Conte-Draghi di lunedì scorso sia stato proficuo».
Quindi cosa chiedete al governo, di non arroccarsi?
«Il governo non si arroccherà. È una riforma innovativa, e come tale bisognosa di essere sostenuta e migliorata».
Il premier Draghi metterà la fiducia?
«Mi auguro che si arrivi a una discussione senza la fiducia».
Il governo vorrebbe portarlo in aula venerdì. È realistico?
«Penso di no, perché in settimana c’è in dirittura d’arrivo il decreto semplificazioni, e altri decreti legge che hanno la precedenza. È più probabile che ci sia un rinvio alla settimana prossima. Noi lavoreremo per il voto finale prima delle ferie».
Il procuratore Cafiero de Raho teme rischi per la democrazia.
«Immagino che si riferisca ai criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale e cioè i reati a cui le procure dovranno dare la precedenza. Il Parlamento si limiterà a fissare una cornice di indirizzo che verrà riempita dalle Procure territoriali e non ci sarà nessuna lesione del principio di indipendenza del pubblico ministero».
Vi fidate della ministra Cartabia?
«Sì. Lei stessa ha reputato necessari alcuni accorgimenti. Finora ci siamo comportati con grande senso di responsabilità. Sappiamo benissimo che la riforma della giustizia è necessaria non solo come condizione per l’attuazione del Pnrr, ma perché rappresenta un’esigenza di modernizzazione del Paese».
E la mediazione con il centrodestra come avverrà?
«Siamo consapevoli che una parte del centrodestra potrebbe opporsi, ma confido nello spirito di collaborazione, perché nessuno intende stravolgere la filosofia della riforma».
Matteo Renzi ha firmato per i referendum sulla giustizia. E il Pd che farà?
«Sono quesiti che non risolvono i problemi fondamentali della giustizia, tra cui l’irragionevole durata dei processi. Quei banchetti sono propaganda, l’ansia da banchetto in questo momento non è necessaria».