Riforma della giustizia, Di Matteo: “Rischio processi in fumo. Sarà ostacolata la lotta alla mafia”
di Salvo Palazzolo , di Salvo Palazzolo"L'approvazione della riforma con il meccanismo della improcedibilità per decorso del tempo in appello e cassazione rischia di segnare una grave sconfitta per la giustizia". Non usa mezzi termini Nino Di Matteo, ex pubblico ministero antimafia a Palermo, oggi componente del Consiglio superiore della magistratura. "La riforma - dice - rischia addirittura di rafforzare i poteri criminali, che da sempre si pongono come regolatori di conflitti nella società: immagino che i mafiosi risolveranno loro le questioni che d'ora in poi non troveranno soluzione nei tanti processi che salteranno".
Quali rischi vede nella riforma in discussione?
"In un sistema democratico, mandare in fumo i processi equivale a denegare giustizia nei confronti di tutti: imputati, anche innocenti, vittime dei reati, cittadini che rispetto a certi fatti hanno il diritto di pretendere che si arrivi a una verità processuale. La denegata giustizia alimenterà in…
"L'approvazione della riforma con il meccanismo della improcedibilità per decorso del tempo in appello e cassazione rischia di segnare una grave sconfitta per la giustizia". Non usa mezzi termini Nino Di Matteo, ex pubblico ministero antimafia a Palermo, oggi componente del Consiglio superiore della magistratura. "La riforma - dice - rischia addirittura di rafforzare i poteri criminali, che da sempre si pongono come regolatori di conflitti nella società: immagino che i mafiosi risolveranno loro le questioni che d'ora in poi non troveranno soluzione nei tanti processi che salteranno".
Quali rischi vede nella riforma in discussione?
"In un sistema democratico, mandare in fumo i processi equivale a denegare giustizia nei confronti di tutti: imputati, anche innocenti, vittime dei reati, cittadini che rispetto a certi fatti hanno il diritto di pretendere che si arrivi a una verità processuale. La denegata giustizia alimenterà inoltre il senso di impunità dei criminali, e tra questi in primo luogo i colletti bianchi; aumenterà a dismisura il prestigio delle organizzazioni mafiose. I boss, purtroppo per noi, arrivano sempre ad emettere ed eseguire le loro sentenze. A differenza dello Stato".
Vede degli effetti particolari della riforma sui processi per fatti di criminalità organizzata?
"Il contraccolpo sarà violento anche per ciò che riguarda il contrasto alle mafie. L'esperienza di oltre 25 anni trascorsi nelle aule di giustizia ad occuparmi di questi dibattimenti mi induce a ritenere che anche molti processi per gravi reati di mafia si estingueranno in appello, dove ormai la regola è la riapertura dell'istruttoria dibattimentale, proprio per la specificità del materiale probatorio. Siamo di fronte a processi dove il percorso di accertamento della verità è inevitabilmente più lungo e complesso".
Cosa prevede accadrà in quelle aule di giustizia?
"La prospettiva che anche le accuse più gravi possano svanire nel nulla per il decorso del termine indurrà tutti, anche gli imputati rei confessi, ad appellare comunque le sentenze di primo grado e ad attuare pericolose strategie dilatorie che non sempre il giudice potrà controllare e neutralizzare".
La ministra Cartabia ha rassicurato che i procedimenti puniti con l'ergastolo non sono soggetti a termini di improcedibilità e per i reati più gravi saranno previste delle proroghe.
"Nella maggior parte dei casi, i processi di mafia riguardano fatti gravissimi non punibili con l'ergastolo. In ogni caso, è il disegno complessivo della riforma a preoccuparmi: la sua approvazione segnerà la fine dei maxiprocessi, i dibattimenti che a partire dalla esperienza degli anni Ottanta a Palermo e poi in altre parti d'Italia hanno rappresentato un caposaldo importante nel contrasto alle mafie. Il timore di non poter celebrare nei tempi previsti dalla riforma questo tipo di processi inevitabilmente indurrà le procure a spezzettare gli esiti delle maxi inchieste, portando a giudizio, in più processi separati, un numero limitato di imputati, per pochi fatti di reato".
Vede all'orizzonte una moltiplicazione di processi?
"Sì, e ciò comporterà il grave rischio della perdita di quella visione di insieme che è necessaria per valutare in modo adeguato il fenomeno mafioso. Un altro tassello preoccupante in un quadro di arretramento complessivo".
Su quali altri aspetti della lotta alla mafia?
"La riforma e la recente abolizione del cosiddetto ergastolo ostativo disposta dalla Corte costituzionale di fatto accomunano le questioni di mafia a tutti gli altri tipi di reato facendo venir meno il concetto stesso di doppio binario che fu uno dei capisaldi della legislazione voluta da Giovanni Falcone. Ecco cosa mi preoccupa".
Cosa pensa della commissione per la giustizia al Sud?
"L'idea stessa di questo organismo è a mio avviso inaccettabile e offensiva. Muove da una discriminazione generalizzata e pertanto incomprensibile fra gli uffici del meridione e quelli del resto del Paese. I problemi della giustizia vanno affrontati in un'ottica unitaria".