Gianluigi Paragone contro il green pass: il candidato sindaco di Milano improvvisa comizio contro il certificato vaccinale
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliDomenica mattina, piazza San Babila a Milano. Una volta zona appannaggio esclusivo dei neofascisti, poi negli anni '80 furono i paninari a colonizzarla mentre adesso è semplicemente uno dei centri principali dello shopping meneghino. C'è un uomo in maglietta e megafono che aizza un centinaio di persone, contro il green pass, contro Mario Draghi, la dittatura sanitaria, la finanza, i "padroni di merda", si fermano curiosi e passanti con le buste e gli acquisti in mano, alla fine diventano anche di più: lui è Gianluigi Paragone, 49 anni e molte vite alle spalle: giornalista che fu direttore della Padania, quotidiano della vecchia Lega Nord, poi popolare conduttore televisivo alla 7 con La Gabbia, portato in Senato dai 5 Stelle nel 2018 e infine fondatore del suo partito no euro, Italexit. Dalla sua pagina Facebook seguono in diretta il comizio una media di 5 mila persone, alla fine le visualizzazione saranno 180 mila.
Domenica mattina, piazza San Babila a Milano. Una volta zona appannaggio esclusivo dei neofascisti, poi negli anni '80 furono i paninari a colonizzarla mentre adesso è semplicemente uno dei centri principali dello shopping meneghino. C'è un uomo in maglietta e megafono che aizza un centinaio di persone, contro il green pass, contro Mario Draghi, la dittatura sanitaria, la finanza, i "padroni di merda", si fermano curiosi e passanti con le buste e gli acquisti in mano, alla fine diventano anche di più: lui è Gianluigi Paragone, 49 anni e molte vite alle spalle: giornalista che fu direttore della Padania, quotidiano della vecchia Lega Nord, poi popolare conduttore televisivo alla 7 con La Gabbia, portato in Senato dai 5 Stelle nel 2018 e infine fondatore del suo partito no euro, Italexit. Dalla sua pagina Facebook seguono in diretta il comizio una media di 5 mila persone, alla fine le visualizzazione saranno 180 mila.
Paragone è candidato sindaco contro la corazzata di Beppe Sala e quella del centrodestra che candida il medico Luca Bernando. Con il M5S non ancora pervenuto e la sinistra-sinistra che in parte sostiene il centrosinistra e un'altra corre con Gabriele Mariani e ambientalisti, il senatore varesino confida di diventare il terzo incomodo: "I media non lo dicono, ci mettono nella categoria 'altri' ma valiamo il 10 per cento".
Di sicuro il suo battage a 360 gradi non passa inosservato. Basta farsi un giro sul metrò ed eccolo lì da settimane il suo faccione - la popolarità della tv continua a fare breccia - con l'indice tipo 'I want you' di americana memoria, niente simbolo di partito o slogan ma semplicemente 'Milano Paragone sindaco'. "Non ho speso tanto in realtà, gli spazi li abbiamo comprati in asta ed erano invenduti, li avevano comprati per uno slot decisamente inferiore al tempo attuale di permanenza, sono dinamiche commerciali: quando non comprano i nuovi spazi restano quelli vecchi...", racconta lui. E poi c'è Facebook, che come storia insegna è un motore formidabile di consenso, e lì Paragone ha superato il milione di fan. Se Lega e 5 Stelle hanno abbandonato la via populista e oggi assieme sostengono il 'governo dei migliori', quello spazio di protesta va riempito e così assistere ad un comizio di Paragone sembra un tuffo nel recente passato: contro l'Europa e i burocrati di Bruxelles, cavallo di battaglia di salviniana memoria; contro l'obbligo vaccinale - che ad oggi non c'è - e la politica economica di Draghi, un misto di sovranismo, statalismo e difesa del mondo del lavoro che negli anni passati ha fatto la fortuna (anche) del suo ex partito.
"Non sono vaccinato e non mi vaccinerò finché non ci sarà piena chiarezza", ragiona. Dice che sta pensando di denunciare il presidente del Consiglio per "procurato allarme" rispetto alle sue parole proprio sui vaccini. Italexit inoltre promette tutela legale contro l'obbligo vaccinale sul posto di lavoro. Perché sì, tra le proposte del partito c'è la rinascita industriale, lavoro e casa per tutti, ambientalismo radicale, parole d'ordine di sinistra ("Milano è una città che si è venduta alle multinazionali, che mette gli interessi della finanza prima di quelli dei suoi abitanti") ma pure altre di destra; però il no al green pass e all'"apartheid vaccinale" è il tema del momento che polarizza, fa discutere, regala visibilità, fomenta paure e in certi casi traina simpatie.
Gli astanti registrano tutto con lo smartphone e poi gridano "libertà, libertà", Paragone idem col pugno chiuso, promette un posto in lista a Sergio Bramini - la sua storia nel 2018 fu il simbolico punto di congiunzione tra Lega e M5S - e via con i like, le condivisioni, applausi, selfie e andrenalina, i voti si vedrà.