Green pass, nei piani del governo obbligo anche a scuola e a chi lavora in ristoranti, bar, piscine, stadi e teatri
di Tommaso Ciriaco , di Tommaso CiriacoIl governo non si ferma. Il successo del Green pass, che ha spinto centinaia di migliaia a prenotarsi, conferma che la strada intrapresa è giusta. L'unico modo per affrontare l'onda lunga della variante Delta è vaccinare il Paese. Per questo, l'esecutivo convocherà entro la pausa estiva del 5 agosto una riunione per preparare i prossimi interventi. Che dovrebbero diventare legge al massimo tra il 15 e il 20 agosto.
È un piano articolato, da contrattare con le forze di maggioranza, dunque soggetto ancora a limature importanti. Ma è già possibile anticipare l'impianto del progetto. Centrale è innanzitutto la scuola, in cima alle priorità di Mari…
Il governo non si ferma. Il successo del Green pass, che ha spinto centinaia di migliaia a prenotarsi, conferma che la strada intrapresa è giusta. L'unico modo per affrontare l'onda lunga della variante Delta è vaccinare il Paese. Per questo, l'esecutivo convocherà entro la pausa estiva del 5 agosto una riunione per preparare i prossimi interventi. Che dovrebbero diventare legge al massimo tra il 15 e il 20 agosto.
È un piano articolato, da contrattare con le forze di maggioranza, dunque soggetto ancora a limature importanti. Ma è già possibile anticipare l'impianto del progetto. Centrale è innanzitutto la scuola, in cima alle priorità di Mario Draghi. È probabile che si imponga l'obbligo, anche se forse soltanto per le Regioni con più "no vax". Ma non basta. L'esecutivo dovrebbe estendere il Green pass anche ai lavoratori impiegati nei settori dove il passaporto è già previsto, dai ristoranti a stadi e musei, probabilmente dal 20 agosto. Possibile inoltre che si fissi un incontro con aziende e sindacati per ragionare di come favorire - se con il Green Pass o con protocolli stringenti - la vaccinazione tra gli impiegati nel privato. Infine, è possibile che si imponga la data di metà settembre per il lasciapassare nei trasporti.
C'è la politica, ovviamente, a condizionare il dibattito. Il sonoro schiaffo di Mario Draghi a Matteo Salvini ha lasciato scorie. E il leghista resta ostile a molte delle prossime mosse dell'esecutivo sul fronte del contrasto alla pandemia. Si metterà di traverso, questo è certo. Otterrà qualcosa, ma in altri duelli uscirà sconfitto. Di certo, il premier medierà per non inasprire troppo il clima. Concederà qualche settimana di decantazione, per osservare l'incremento della vaccinazione in atto e l'andamento della curva pandemica. Resta però un fatto: l'approccio pragmatico all'emergenza. Quello che va fatto, si farà.
Tra queste priorità, quella che più pesa è la scuola. Le proteste dei no-vax non frenano il governo. "I vaccini - conferma a sera Roberto Speranza, parlando alla festa "Unica" di Articolo Uno - sono il vero strumento da opporre al virus. Solo con una campagna forte e ampia possiamo difendere le libertà riconquistate e non tornare in difficoltà. Dobbiamo fidarci della scienza, che ci dice che i vaccini funzionano e riducono di moltissimo ricoveri e decessi".
La ripresa delle attività scolastiche, dunque. I dati delle defezioni del personale rispetto alla vaccinazione sono pesanti, in alcune Regioni. In Sicilia, non ha ricevuto neanche una dose il 43% dei dipendenti. In Liguria, Toscana, Bolzano e Calabria ben oltre il 30%. L'esecutivo punta a raggiungere una soglia complessiva nazionale del 93% di immunizzati, ma al momento l'asticella è ferma all'84,83% con una dose (e al 78,78% con due). Il generale Figliuolo ha chiesto ai governatori i numeri dei vaccinati e sarebbe orientato a concedere fino a metà agosto per valutare le nuove adesioni alla campagna. Sembra però una corsa contro il tempo, visto che un obbligo deve prevedere anche una finestra minima per mettersi in regola. E poi, c'è da considerare un altro elemento: se i focolai scolastici dovessero rallentare la ripresa di settembre, il danno d'immagine sarebbe grave.
Le opzioni, a questo punto, sono tre: obbligo nazionale per il personale; obbligo soltanto nelle Regioni dove l'immunizzazione è bassa; Green pass per docenti e amministrativi. Quest'ultima strada presenta una controindicazione: quale sanzione è prevista per chi non si vaccina? Può la didattica a distanza essere considerata un deterrente? La "selezione regionale", invece, ha il pregio di essere "chirurgica", ma il difetto di risultare difficile da spiegare e organizzare. Alla fine, l'obbligatorietà per tutti sembra la soluzione più probabile. Di certo, è la strada preferita da Roberto Speranza, dal Pd e da Forza Italia, capitanata da Maria Stella Gelmini. È vero che il ministro Patrizio Bianchi ha già incassato il sostegno dei presidi, in quest'ottica. Conta però ancora di più la posizione dei sindacati, in particolare di Cisl e Cgil. Il dialogo, discreto, è già partito e non è privo di scogli.
Non è finita qui. È stato Draghi, nel corso dell'ultima conferenza stampa, a impegnarsi per mettere all'ordine del giorno già questa settimana la valutazione di nuove misure su trasporti e lavoro. Tra queste, si fa strada l'estensione del Green Pass ai dipendenti dei settori e delle attività in cui il passaporto è obbligatorio dal 6 agosto. Possibile però che si posticipi l'entrata in vigore di un paio di settimane, per non complicare la stagione turistica, evitando ulteriori polemiche della Lega. Si sanerà in ogni caso una contraddizione evidente: difficile chiedere agli avventori di un ristorante, oppure ai tifosi in uno stadio, o ai frequentatori di musei, cinema, piscine e palestre di esporre il Green Pass, lasciandoli però a contatto con personale potenzialmente non vaccinato.
Oltre a questo intervento, l'esecutivo dovrebbe iniziare a mettere mano anche a un altro gigantesco capitolo, al centro tra l'altro dell'interesse di Confindustria: il passaporto vaccinale in azienda. L'obiettivo è quello di predisporre una road map per convocare imprese, categorie e sindacati e aprire una discussione sulla necessità di immunizzare i lavoratori. Le pressioni per il green pass, infatti, sono forti, ma è possibile che alla fine si decida di favorire la stesura di protocolli stringenti tra le parti sociali per favorire al massimo la vaccinazione in azienda. Parallelamente, continua il pressing di Renato Brunetta - sostenuto dal centrosinistra - per valutare l'estensione dell'obbligo agli statali che lavorano a contatto con il pubblico.
Infine i trasporti. A differenza dei collegamenti tra Paesi Ue, le tratte a lungo raggio, nazionali e locali non richiedono per adesso il Pass. Salvini, anche in questo caso, frena. Draghi non sembra contrario all'estensione. Il nodo è soprattutto: da quando? Il punto di caduta più probabile è che entri in vigore a metà settembre, anche se non è esclusa la data del primo ottobre.