Potere al Popolo entra in Parlamento con l'ex M5S Mantero: "Sono un marxista, il Movimento delle origini è finito"
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliPotere al Popolo entra in Parlamento. Il senatore ligure Matteo Mantero, espulso dai 5 Stelle dopo aver votato no alla fiducia al governo di Mario Draghi, ha scelto di rappresentarlo e la presidente Maria Elisabetta Casellati ha ufficializzato la nascita della componente. La formazione della sinistra radicale nata dal centro sociale napoletano 'je so pazzo' nel 2018 non riuscì a conquistare seggi - prese l'1 per cento - ma ora, grazie a Mantero, ce l'ha indirettamente fatta. Piccola premessa: nel corso della sua esperienza nelle istituzioni con il M5S, Mantero si era sempre ritagliato un proprio spazio di autonomia legato ai temi dei diritti civili, su cannabis ed eutanasia ad esempio, ma anche su quelli sociali e per i migranti.
Quindi ora si può dire: era, o è, comunista?
"Non mi piacciono le etichette, non mi sono mai piaciute, per anni sono stato il 'dissidente' o l''ortodosso'. Però se proprio devo ritrovarmi i…
Potere al Popolo entra in Parlamento. Il senatore ligure Matteo Mantero, espulso dai 5 Stelle dopo aver votato no alla fiducia al governo di Mario Draghi, ha scelto di rappresentarlo e la presidente Maria Elisabetta Casellati ha ufficializzato la nascita della componente. La formazione della sinistra radicale nata dal centro sociale napoletano 'je so pazzo' nel 2018 non riuscì a conquistare seggi - prese l'1 per cento - ma ora, grazie a Mantero, ce l'ha indirettamente fatta. Piccola premessa: nel corso della sua esperienza nelle istituzioni con il M5S, Mantero si era sempre ritagliato un proprio spazio di autonomia legato ai temi dei diritti civili, su cannabis ed eutanasia ad esempio, ma anche su quelli sociali e per i migranti.
Quindi ora si può dire: era, o è, comunista?
"Non mi piacciono le etichette, non mi sono mai piaciute, per anni sono stato il 'dissidente' o l''ortodosso'. Però se proprio devo ritrovarmi in una definizione, direi che sono marxista. Gli studi e le intuizioni del filosofo sono ancora oggi attuali e possono indicarci una rotta per il futuro".
Perché ha aderito a Potere al popolo tra le varie sigle della sinistra?
"Li conoscevo e mi piaceva il modo in cui erano nati, da un centro sociale, e poi la loro spontaneità, il fatto che molti di loro siano giovani. Ci rivedevo un po' il M5S degli albori, la stessa voglia di fare. Quindi ci siamo incontrati e abbiamo trovato una sintonia immediata. Poi continuo a credere al limite dei due mandati, non ho nulla da trattare per il mio personale futuro, terminata questa esperienza tornerò ad essere un normale cittadino, quindi darò il mio contributo per quel che posso da dentro il Senato. Posso dare più visibilità, sarò il terminale, il portavoce, le proposte di Pap potranno arrivare direttamente in Parlamento, ovviamente vederle approvate non sarà semplice...".
Sua moglie, Silvia Giordano, nella scorsa legislatura era una deputata del M5S anche lei. Poi non si è ricandidata. Ha condiviso la sua ultima scelta?
"Sì, assolutamente sì. Anzi, devo dire che non era d'accordo con il fatto che mi fossi ricandidato nel 2018. Lei prima di me aveva capito che il progetto originario del Movimento era giunto al termine e ne aveva preso le distanze. Quindi posso dire che aderendo a Pap anche a casa abbiamo ritrovato una certa serenità, politicamente parlando".
Lei quando ha capito che il M5S non era più quello al quale aveva aderito all'inizio della sua carriera?
"Sicuramente andare al governo con la Lega fu una scelta molto difficile, sulla quale non era d'accordo e che ovviamente, senza successo, cercai di avversare. Spesso ho votato contro le indicazioni del gruppo, penso ad esempio sul fronte immigrazione. La fiducia al governo Draghi è stata la goccia finale, noi eravamo nati proprio in antitesi a impianti politici del genere. Dopodiché le mie battaglie di questi anni sui diritti erano sempre tenute un po' ai margini, non era mai il momento, c'era sempre troppa timidezza nell'affrontarle, c'era paura di prendere una posizione chiara anche se al nostro interno avevamo delle idee precise. Ora spero di sentirmi meno un granello di sabbia".
A proposito di governo Draghi, secondo lei alla fine il M5S uscirà dal governo?
"Probabilmente voteranno contro la riforma Cartabia".
E di Giuseppe Conte cosa pensa?
"Penso possa essere un buon leader di un partito liberale, moderato, di centro, è la persona giusta se si ha in mente un Movimento che diventa un po' il fattore di equilibrio di un sistema".
Non è la sua collocazione.
"No, assolutamente no".