Giustizia, salta la nuova norma ad personam per salvare Berlusconi.
di Liana Milella , di Liana MilellaROMA - "Specifici poteri". Si giocava tutta su queste due parole la nuova norma ad personam per cambiare la storia dei processi di Berlusconi per corruzione di testimoni. Quelli "figli" del processo Ruby. In corso a Milano, Siena e Roma. Nei quali i testimoni, cioè le famose ragazze delle feste di Arcore che sarebbero state pagate per cambiare la versione dei fatti, rivestono la qualifica di "pubblici ufficiali". Se - per legge - cambiano le attribuzioni per queste figure, cambia anche il destino del processo. E se entra in vigore nel codice una norma più favorevole a quelle esistenti oggi, essa per legge entra subito in vigore.
Ma la norma ad hoc - ad personam appunto - per l'ex premier e tuttora leader di Forza Italia Silvio Berlusconi è tramontata con la bocciatura dei tre emendamenti presentati in commissione Giustizia alla Camera, nel provvedimento sul processo penale, per la penna di Pierantonio Zanettin, capogruppo d…
ROMA - "Specifici poteri". Si giocava tutta su queste due parole la nuova norma ad personam per cambiare la storia dei processi di Berlusconi per corruzione di testimoni. Quelli "figli" del processo Ruby. In corso a Milano, Siena e Roma. Nei quali i testimoni, cioè le famose ragazze delle feste di Arcore che sarebbero state pagate per cambiare la versione dei fatti, rivestono la qualifica di "pubblici ufficiali". Se - per legge - cambiano le attribuzioni per queste figure, cambia anche il destino del processo. E se entra in vigore nel codice una norma più favorevole a quelle esistenti oggi, essa per legge entra subito in vigore.
Ma la norma ad hoc - ad personam appunto - per l'ex premier e tuttora leader di Forza Italia Silvio Berlusconi è tramontata con la bocciatura dei tre emendamenti presentati in commissione Giustizia alla Camera, nel provvedimento sul processo penale, per la penna di Pierantonio Zanettin, capogruppo di Forza Italia, ex membro laico del Csm indicato dallo stesso partito, ma anche genero del noto avvocato Franco Coppi avendone sposato la figlia. E Coppi, com'è noto, è anche l'avvocato di Berlusconi. Gli emendamento erano stati appoggiati e votati oltre che da Forza Italia anche da Lega, Fratelli d'Italia e dal gruppetto di ex grillini raccolti in L'alternativa c'è. Alla fine è stato determinante il no di Coraggio italia.
Una delle tre votazioni votazioni è finita 23 a 21 e la seconda 25 a 19. Contro si sono schierati M5s, Pd, Leu, Iv, Azione. "E' stato bloccato il tentativo di affossare la riforma" ha detto Anna Rossomando del Pd, mentre da Fi Antonio Tajani e Roberto Occhiuto hanno attaccato "l'asse giustizialista Pd-M5s".
La mossa dei forzisti ha anche effetti all'interno del gruppo di Fi, tant’è che Giusi Bartolozzi, una toga prestata alla politica, ha annunciato di voler votare contro. I vertici di Fi le hanno detto subito che allora doveva lasciare la commissione Giustizia per andare a fare il capogruppo nella commissione Affari costituzionali. Ma lei, per tutta risposta, ha abbandonato Fi ed è passatp al gruppo Misto.
I tre emendamenti di Forza Italia riguardavano l'abuso d'ufficio, ridotto a reato da tenuità del fatto per liberare i sindaci dalla cosiddetta "paura della firma", difficoltà spesso segnalata anche dal premier Mario Draghi, ma anche le figure dell'incaricato di pubblico servizio e del pubblico ufficiale. Con un netto ridimensionamento. Perché negli emendamenti c'era scritto che "sono pubblici ufficiali coloro i quali esercitano specifici poteri conferiti dalla legge esplicando una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa". Laddove il testo oggi in vigore dice che "sono pubblici ufficiali coloro che esercitano una funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa". La modifica riguardava sia il pubblico ufficiale che l'incaricato di pubblico servizio. La riduzione del "perimetro" del pubblico ufficiale è evidente.
È evidente anche che un simile cambiamento sarebbe stato destinato a modificare la storia dei processi in cui i testimoni, come nel caso dei dibattimenti di Berlusconi, rivestono la qualifica di pubblico ufficiale proprio in quanto testimoni, e non per uno "specifico potere" conferito dalla legge. La conseguenza è che il cambio si sarebbe messo in crisi anche il reati contestati a Berlusconi, la corruzione in atti giudiziari, che potrebbe trasformarsi in un reato minore come l'ostacolo alla giustizia, non solo con pene inferiori, ma anche con un tempo di prescrizione più ravvicinato.
Se fosse entrato in vigore l'emendamento Zanettin, in quanto norma più favorevole rispetto a quella esistente oggi, sarebbe diventata subito operativa e sarebbe stata applicata applicata anche ai processi in corso. Il tam tam di Montecitorio sugli emendamenti di Zanettin e la pretesa che entrasse nella riforma penale, allargandone il perimetro. racconta di un Zanettin che ne ha fornito una spiegazione esclusivamente tecnica. Nei corridoi della Camera, invece si raccolgono molte indiscrezioni, tra le quali quella che a spingere sugli emendamenti sarebbe stato anche Gianni Letta. E la sua voce sarebbe giunta fino a Palazzo Chigi.
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