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Riforma della giustizia, rush finale per chiudere il testo. Trattano Cartabia e Draghi

Marta Cartabia 
In via Arenula incontro tecnico sulle parti della che non riguardano la prescrizione. La Guardasigilli boccia tutti gli emendamenti e ne accetta solo tre. Salvini al premier: no alle sole richieste di M5S. Conte guarda al parere critico del Csm e boccia le priorità dell’azione penale decise dal Parlamento
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Ore frenetiche sulla giustizia. Con un andirivieni da e per palazzo Chigi. Mentre la ministra Marta Cartabia mette in sicurezza 12 dei 16 articoli della riforma del processo penale. Boccia tutti i subemendamenti proposti, circa 400 quelli rimasti in piedi, e ne accetta solo tre, due del dem Alfredo Bazoli e uno del grillino Vittorio Ferraresi. L'obiettivo della commissione Giustizia è chiudere il testo per domani mattina e poi chiedere il parere dell'altre commissioni. Un time limit obbligato, altrimenti la riforma non ce la potrebbe fare ad andare in aula venerdì. Il governo potrebbe chiedere la fiducia già venerdì sera in modo da votarla martedì della prossima settimana. 

Ore frenetiche sulla giustizia. Con un andirivieni da e per palazzo Chigi. Mentre la ministra Marta Cartabia mette in sicurezza 12 dei 16 articoli della riforma del processo penale. Boccia tutti i subemendamenti proposti, circa 400 quelli rimasti in piedi, e ne accetta solo tre, due del dem Alfredo Bazoli e uno del grillino Vittorio Ferraresi. L'obiettivo della commissione Giustizia è chiudere il testo per domani mattina e poi chiedere il parere dell'altre commissioni. Un time limit obbligato, altrimenti la riforma non ce la potrebbe fare ad andare in aula venerdì. Il governo potrebbe chiedere la fiducia già venerdì sera in modo da votarla martedì della prossima settimana. 

Il mini vertice in via Arenula 

La prima mossa della giornata è una riunione della Guardasigilli con i capigruppo dei partiti della commissione Giustizia per valutare i 400 subemendamenti rimasti sul tavolo degli originari 1.631. Cartabia li boccia tutti, tecnicamente dà parere negativo, e ne salva solo tre. Ma pronunciando una frase chiara "simul stabunt, simul cadent". O tutti o nessuno.

Le tre proposte sono queste. Bazoli propone, per l'imputato che accetta il patteggiamento per reati da contravvenzione, che vi sia uno sconto del 50% della pena. Lo stesso Bazoli vuole procedure semplificate nei casi di messa alla prova. Mentre Ferraresi propone una richiesta fatta dall'Anm, e cioè che per i reati minori a citazione diretta, a giudicare non sia un collegio composto da tre giudici, ma un giudice monocratico, cioè un giudice solo.

"Simul stabunt, simul cadent". O tutti e tre, o nessuno. Adesso sarà la commissione Giustizia, presieduta dal grillino Mario Perantoni, al termine dell'aula, a riprendere i lavori. Con l'obiettivo di chiudere al più presto gli articoli dal primo al dodicesimo della riforma. In attesa che il governo formuli il suo emendamento sul numero 14, quello della improcedibilità al centro delle polemiche ormai da giorni.

L'altolà di Salvini 

E qui si apre la pagina della trattativa politica. Che vede in primo piano i big. Salvini incontra Draghi e parla anche di giustizia. E con nettezza dice: "Noi accettiamo le proposte di Draghi, non quelle dei 5stelle". Il suo è un no, che sta andando avanti da ieri sera, all'apertura di Draghi e Cartabia con il presidente di M5S Giuseppe Conte sulla mafia. Dal fronte leghista si sente dire che "sulla mafia non ci viene detto nulla da via Arenula". Come se sulla mafia non ci fosse più la disponibilità a proteggere con la più totale improcedibilità quei reati.

Conte dice no alle Camere che decidono su cosa indagare

Con il tono soft che gli è consueto, Conte, dopo aver visto i suoi alla Camera, conferma la sua linea sulla giustizia, la necessità di una riforma che rappresenta "una battaglia per tutti gli italiani". E poi quasi conciliante dice "lasciamo lavorare Draghi, e attendiamo". Ma poi ribadisce un punto fermo, richiamando anche il parere critico del Csm, che il Parlamento non può ignorare, ma con cui il governo e le forze politiche devono fare i conti. Il punto è quello delle Camere chiamate a dettare le linee guida dell'azione penale, anche se poi sia il Csm sia i singoli procuratori decidono in quale direzione indagare. Tuttavia quel punto, per Conte, rappresenta una mano del potere politico su quello giudiziario. Tant'è che l'ex premier dice: "Ritengo che quella norma sia critica: è bene lasciare e realizzare appieno il principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale e gli interventi del Parlamento possono essere, tra virgolette, molto molto critici e molto delicati".

Conte ovviamente deve fare i conti con il suo partito in tempesta sulla giustizia. Che sarà chiamato in aula a una fiducia su norme indigeste da sempre per gli M5S. Un Conte alla sua prima prova parlamentare da presidente in pectore. Con voci pesanti che, anche se da un espulso come Nicola Morra, il presidente della commissione Antimafia, arrivano in campo. Dice Morra che parla in Prefettura a Napoli: "Secondo i dettami della riforma Cartabia, la giustizia diventerà sempre più una giustizia di classe. Chi potrà sfuggire alla giurisdizione ricorrerà in tutti i modi, e con tutti gli artifici che la legge consentirà, per sottrarsi". Uno scenario negativo con cui M5S in queste ore si sta misurando quale forza di governo.