Riforma della giustizia, arriva la fiducia. Per Conte prova del fuoco in aula
di Matteo Pucciarelli , di Matteo PucciarelliLa riforma della giustizia arriva alla Camera già oggi: i deputati saranno in aula dalle 14 per votare la questione pregiudiziale di costituzionalità presentata da "L'Alternativa c'è", gli ex 5 Stelle, sulle nuove norme che mirano a velocizzare i processi. Dopo inizierà la discussione generale e già in serata, almeno secondo le intenzioni dell'esecutivo, il governo dovrebbe porre la fiducia. Sarà poi la conferenza dei capigruppo a stabilire il timing del voto, in questo caso si punta a chiudere entro martedì sera. Altrimenti, essendoci per mercoledì in programma la discussione sul decreto Pubblica amministrazione, si rischia di slittare di altri giorni. Per il passaggio al Senato invece se ne riparla a settembre.
La riforma della giustizia arriva alla Camera già oggi: i deputati saranno in aula dalle 14 per votare la questione pregiudiziale di costituzionalità presentata da "L'Alternativa c'è", gli ex 5 Stelle, sulle nuove norme che mirano a velocizzare i processi. Dopo inizierà la discussione generale e già in serata, almeno secondo le intenzioni dell'esecutivo, il governo dovrebbe porre la fiducia. Sarà poi la conferenza dei capigruppo a stabilire il timing del voto, in questo caso si punta a chiudere entro martedì sera. Altrimenti, essendoci per mercoledì in programma la discussione sul decreto Pubblica amministrazione, si rischia di slittare di altri giorni. Per il passaggio al Senato invece se ne riparla a settembre.
Sempre oggi ma nel tardo pomeriggio è prevista un'assemblea congiunta del Movimento con Giuseppe Conte. All'ordine del giorno c'è proprio la discussione sulla riforma; in sede di trattativa parallela con il Consiglio dei ministri, giovedì scorso, il presidente dei 5 Stelle aveva comunque promesso ai capigruppo di Camera e Senato che ci sarebbe stato un momento collettivo di spiegazione e confronto sull'accordo. Va anche detto che fino a ieri i parlamentari non avevano ancora visionato il testo definitivo. La riforma Cartabia di base non piace a nessuno nel Movimento, qualcuno continua a chiederne modifiche - è il caso ad esempio di Luigi Gallo o del senatore Gianluca Ferrara, che vorrebbero dare più tempo prima della prescrizione anche ai reati ambientali - ma defezioni al voto stavolta non dovrebbero essercene. L'assenso dato al testo rivisto, e in un contesto di necessario compromesso, da personalità che erano state molto critiche come Alfonso Bonafede e Giulia Sarti ha convinto anche i più riottosi. E a poco serviranno gli appelli dei fuoriusciti a votare no. "Si tratta anche del primo accordo a cui ha lavorato Giuseppe Conte in prima persona, dirsi contrari significherebbe una sfiducia a lui", spiega un eletto del M5S. Al massimo, si racconta nel dietro le quinte, qualcuno potrebbe strategicamente assentarsi. Il quadro interno è comunque tutt'altro che idialliaco e a molti attivisti l'accordo è andato di traverso, nel mentre domani e martedì sul sito dei 5 Stelle si vota il nuovo Statuto che istituzionalizza la figura del presidente, cioè Conte. C'è poi grande nervosismo nell'area comunicazione, dove nonostante i tentativi di minimizzare l'esistenza di una dualità o di una differenza di approcci tra il vecchio capo politico (Luigi Di Maio) e il nuovo, anche solo a menzionare l'argomento si toccano nervi scoperti. Da qui l'annuncio di querela a Dagospia da parte di Rocco Casalino, portavoce di Conte, indignato per la ricostruzione di una guerra di veline interne inviate alle agenzie di stampa, andata in scena il giorno dopo il sì in Cdm.
A proposito della giustizia, passo avanti per l'attuazione dell'ufficio per il processo a supporto degli uffici giudiziari, finanziato con le risorse del Pnrr: 16.500 addetti all'ufficio per il processo verranno immessi negli uffici giudiziari, a sostegno del lavoro dei magistrati. Sono collaboratori per le attività di studio, ricerca, per attività di innovazione organizzativa, digitalizzazione e così via. Ieri sono stati pubblicati sul bollettino ufficiale del ministero i due decreti che danno il via libera alle assunzioni delle prime 8.250 persone, più altre 400 per la Cassazione.