Semestre bianco, il Vietnam tra i partiti e il monito di Draghi: mai più patti infranti
di Giovanna Casadio , Tommaso Ciriaco , di Giovanna Casadio, Tommaso CiriacoMatteo Salvini lo insulta, definendolo il "palo" del "sabotatore Conte". Enrico Letta gli risponde malissimo, come mai finora: "È il linguaggio col quale probabilmente sei abituato a parlare con i tuoi consiglieri facili di pistola, Adriatici a Voghera e Aronica a Licata". Parole da pistoleri leghisti, insomma. Ecco le premesse del semestre bianco, che si apre martedì prossimo e rischia di trasformare la maggioranza in un rodeo politico permanente.
Una guerriglia, detta ancora più brutalmente. Che non può che preoccupare Palazzo Chigi. Tutti sanno che una nuova fase si sta per aprire, …
Matteo Salvini lo insulta, definendolo il "palo" del "sabotatore Conte". Enrico Letta gli risponde malissimo, come mai finora: "È il linguaggio col quale probabilmente sei abituato a parlare con i tuoi consiglieri facili di pistola, Adriatici a Voghera e Aronica a Licata". Parole da pistoleri leghisti, insomma. Ecco le premesse del semestre bianco, che si apre martedì prossimo e rischia di trasformare la maggioranza in un rodeo politico permanente.
Una guerriglia, detta ancora più brutalmente. Che non può che preoccupare Palazzo Chigi. Tutti sanno che una nuova fase si sta per aprire, anzi si è già aperta. Turbolenta. Le amministrative del 3 e 4 ottobre faranno il resto. Lo sa per primo Mario Draghi. Una cosa è certa: il premier non può e non ha intenzione di mostrarsi debole, tentennante, in balia dei conflitti altrui. Non li inseguirà, se ne terrà ostentatamente alla larga. Ha fatto del decisionismo la sua cifra anche nella vita precedente, in Banca d'Italia e poi alla guida del Bce, non cambierà senso di marcia. E però dovrà fare anche altro, per superare indenne questa fase: rilanciare.
Rilanciare significa non rallentare rispetto all'agenda di governo che ha presentato in Parlamento. Non permetterà altri consigli dei ministri sospesi per ore, né accetterà che le forze politiche si rimangino voti ufficiali espressi in quella sede. Medierà il giusto. Poi metterà tutti di fronte alla scelta: sostenere il programma votato alle Camere, o assumersi la responsabilità di uno strappo. Lui, di certo, non si farà risucchiare nella guerriglia di altri. In questo senso, quanto accaduto sulla giustizia è illuminante, oltreché preoccupante. Quella dinamica può verificarsi una volta, ma non deve ripetersi. Non può, soprattutto, diventare un metodo. Draghi ha già fatto sapere che non consentirà che lo diventi.
In queste ore chi più si scontra sono Matteo Salvini ed Enrico Letta. Ma per ragioni diverse, ai vertici dell'esecutivo non si temono strappi da parte loro. Grande attenzione, semmai, è rivolta ai cinquestelle. Alla linea di Giuseppe Conte. Potrebbe essere lui ad alzare ancora la posta, nei prossimi mesi. Ma si confida nei segnali arrivati dall'ala governista, quella che si è manifestata nella battaglia sulla giustizia, capitanata da Luigi Di Maio. Sembra garanzia di stabilità del Movimento. O di una fetta rilevante di esso.
Certo, i leader sembrano affilare le armi. "Un Vietnam? Non per quanto ci riguarda - premette Letta - Dipende da Salvini. Se continua con robe inaccettabili e ingiuriose tipo la storia del palo...". Ma non sono tanto le sfide verbali a preoccupare, visto che il semestre finale del mandato del Presidente della Repubblica - durante il quale il Capo dello Stato è privato dalla Costituzione del potere di sciogliere le Camere - è da sempre periodo di turbolenze. Matteo Renzi, per dire, derubrica le tensioni a una semplice "manfrina" e giura che tutto filerà "liscio come l'olio". Il problema, semmai, sono i dossier ancora aperti. Tutte mine sul percorso dell'esecutivo.
L'elenco è lungo. Forza Italia attende le proposte sulla concorrenza. I 5Stelle sono ostili ai nuovi interventi sulla scuola. E anche sulle aliquote della riforma fiscale e sul capitolo cashback Conte sembra orientato alla lotta. Certo, l'avvocato va giurando che sarà "costruttivo", pur senza accettare lo "smantellamento delle conquiste 5Stelle". Ma è chiaro che, dopo il braccio di ferro sulla giustizia, l'ascia di guerra sembra definitivamente dissotterrata.
Poi, certo, inciderà forse la "variabile Draghi". Un costituzionalista come Stefano Ceccanti ritiene che il semestre di "glaciazione" istituzionale non avrà contraccolpi gravi sulla stabilità. "Le risse saranno neutralizzate - prevede - dalla forza del premier". La popolarità - questa è la tesi - dovrebbe costituire l'ombrello. Senza dimenticare la scommessa del Pnrr con l'Europa. Per il resto, c'è Mattarella. Che soltanto qualche giorno fa ha rivolto un appello alle forze politiche, affinché "non perdano di vista gli obiettivi più impegnativi di medio e lungo termine che il Paese si è dato". Hanno sei mesi per dimostrarlo