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Giustizia, Sarti (M5S): "La riforma? Un testo ancora tutto da scrivere. Ma voterò la fiducia"

Giulia Sarti 
La relatrice grillina della legge si difende da chi la accusa di essere dissidente: "In aula c'ero e ho detto sì alle pregiudiziali". Poi aggiunge: "Il Movimento non ha salvato solo i processi di mafia, ma anche quelli di corruzione"
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Per lei, Giulia Sarti, la riforma della giustizia in versione Cartabia-Draghi, appena due settimane fa, era “una schifezza”, mai ieri, da relatrice del provvedimento per conto di M5S, ha presentato il testo in aula. Ha provato Imbarazzo? 

“No. Sono consapevole che, grazie all’intervento di M5S e di Giuseppe Conte, una parte pericolosa di questa riforma è stata migliorata”.  

Chi c’era però dice che domenica, al momento del voto sulle pregiudiziali, lei non era in aula…

“È falso, tant’è che ho mandato una nota di smentita. Ero in aula e ho votato insieme al mio gruppo polit…

Per lei, Giulia Sarti, la riforma della giustizia in versione Cartabia-Draghi, appena due settimane fa, era “una schifezza”, mai ieri, da relatrice del provvedimento per conto di M5S, ha presentato il testo in aula. Ha provato Imbarazzo? 

“No. Sono consapevole che, grazie all’intervento di M5S e di Giuseppe Conte, una parte pericolosa di questa riforma è stata migliorata”.  

Chi c’era però dice che domenica, al momento del voto sulle pregiudiziali, lei non era in aula…

“È falso, tant’è che ho mandato una nota di smentita. Ero in aula e ho votato insieme al mio gruppo politico”. 

Quindi lei, a questo punto, sarà in aula anche per votare la fiducia?

“Sì, certo”.

 E lo farà turandosi il naso?

“Lo farò ribadendo che questa non è la nostra riforma, ma che senza la nostra intransigenza l’80% dei processi in Appello sarebbero stati cancellati”.

Incontrando Cartabia a Bologna Conte le ha detto “oggi andrà tutto bene” e lei di rimando “andiamo avanti così”. Lei come lo commenta?

“Affermando che la maggior parte di questa riforma è una legge delega, e quindi il nostro impegno non si esaurisce qui,  perché sui decreti delegati del governo che passeranno dalle commissioni parlamentari che si occupano di giustizia e il cui parere sarà decisivo, noi saremo attenti a ogni virgola e faremo valere le nostre critiche. Siamo intervenuti sul nuovo istituto dell’improcedibilità in Appello e in Cassazione perché quella norma entra subito in vigore. Per questo ci siamo concentrati proprio su quella. Il resto è un libro ancora tutto da scrivere. E sul quale possiamo incidere solo se restiamo nella maggioranza”. 

E pensa di incidere, come lei dice, anche sulle priorità dell’azione penale decise dal Parlamento?

“Sì, certo, anche se proprio lì il M5S ha già inciso. Nelle prime bozze di testo che circolavano c’era scritto esplicitamente che il Parlamento doveva dettate ‘criteri di priorità alle procure’. Adesso invece nel testo attuale - che, voglio ribadirlo, non entra subito in vigore - è scritto che saranno ‘le procure a decidere le priorità sulla base di criteri generali indicati dal Parlamento’”.

Beh, certo, non è una differenza da poco.

“È una grossa differenza perché decideremo noi, con i nostri decreti delegati, come dovranno essere scritti questi criteri generali. Tenendo ben presente che l’articolo 112 della Costituzione parla di obbligatorietà dell’azione penale e che vige la separazione tra poteri dello Stato”.

Dica la verità, lei è una bonafediana di ferro, questa riforma complessivamente  non è  un boccone amaro?

“Io non sono una bonafediana, semplicemente ho condiviso e stimato il percorso del mio ex ministro della Giustizia, anche con critiche quando non ero d’accordo con lui”.

Beh, rinunciare alla prescrizione bloccata per sempre in primo grado è pur sempre una sconfitta per voi di M5S.Ha sentito quelli di Alternativa c’è? Andrea Colletti è stato durissimo.

“È molto comodo fare critiche senza poter minimamente incidere sulle leggi. È molto più complesso e difficile prendersi la responsabilità di restare al governo e modificare e controllare che non vengano approvate leggi disastrose per il Paese”.

Il M5S vanta di aver salvato dall’improcedibilità i reati di mafia, ma quelli di corruzione invece cadranno sotto la scure dei tempi stretti?

“Non solo per i reati di mafia, ma anche per tutti i reati aggravati dal metodo mafioso, l’intervento di M5S è stato decisivo contro Lega e Forza Italia che non ne volevano sentir parlare. A titolo d’esempio, un processo in Appello per traffico illecito di rifiuti fatto da una società della camorra per agevolare l’organizzazione potrà durare fino a sei anni, mentre prima del nostro intervento al massimo fino a tre”.

E la corruzione invece avrà tempi sempre corti? 

“Abbiamo allungato i tempi di un anno per tutti i reati, non solo per la corruzione, e quindi gli Appelli potranno durare fino a quattro anni. Se la corruzione è fatta per agevolare la mafia ci saranno sei anni di tempo”.

Però non avete ottenuto di spostare il più possibile in avanti il cosiddetto “dies a quo” da cui parte il conteggio dell’Appello rispetto al primo grado. Questo non è danno? 

“Era una delle nostre richieste ma dobbiamo ricordare che i termini saranno sempre sospesi, fino a 60 giorni, tutte le volte in cui, in Appello, bisogna riconsiderare le prove o acquisirne di nuove”.

La prescrizione di Bonafede consentiva comunque di perseguire il reato, con l’improcedibilità lei vede il rischio di processi che non si concludono?

“Sì, vedo questo rischio, ed è per questo che siamo intervenuti ma ricordiamoci che grazie al piano di assunzioni fatto dai governi Conte e confermato da Cartabia, noi dotiamo gli uffici giudiziari di più di 18mila unità e di altre 22mila a tempo determinato con il Pnrr”.